domenica, 20 Ottobre, 2019

Il primo passo per uscire dall’Euro

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È passata una settimana. Eppure non riusciamo a non smettere di muoverci senza un minimo di capacità di porre in relazione fatti, eventi, ricorrenze e liturgie stabilendo priorità e gerarchie per capire cosa possa essere una “notizia”. Entrando nel merito della questione fa molta impressione la figuraccia dell’opposizione che clamorosamente vota all’unanimità una mozione che impegna il governo a ampliare ai minibot gli strumenti per la compensazione tra crediti e debiti della Pubblica Amministrazione. Ricordo che tra gli autori della mozione c’è Claudio Borghi (il quale solo pochi mesi fa ha dichiarato espressamente che con questa mossa si sarebbe compiuto il primo passo necessario per uscire dalla moneta unica).
In poche parole. I minibot sono titoli di Stato di piccolo stampati per pagare i creditori della P.A. Di fatto sostituiscono una passività dello Stato (l’impegno a pagare i creditori) con un’altra (il titolo di Stato di piccolo taglio). Per il creditore non cambierebbe niente. Quindi per ovviare a tale problema si può stabilire che i minibot siano utilizzabili negli scambi privati. In pratica ciò equivale all’introduzione di una moneta parallela!
Ma che accadrebbe se i privati non avessero fiducia nel valore della nuova moneta? Accade che diventi subito carta straccia. Per evitare l’effetto “carta straccia” il governo può allora annunciare che la moneta parallela sarà accettata come mezzo di pagamento per le imposte future, dando un forte incentivo al suo uso nelle transazioni. Ma l’emissione di una moneta parallela che può essere usata per pagare le tasse equivale di fatto a un taglio delle tasse o a un corrispondente aumento del deficit pubblico. Praticamente si sta finanziando il deficit stampando moneta.

Ecco qua l’uscita dall’euro.
La questione andrebbe evidentemente spiegata ulteriormente, ma ci bastano questi pochi elementi per renderci conto di cosa sia accaduto.
Il problema è che questo disegno è lucidamente concordato con Putin e porterebbe il Paese dritto dritto verso una spirale venezuelana. A pagarne il prezzo tutti. A iniziare dalle fasce più deboli che sarebbero travolte immediatamente dagli effetti di una drammatica crisi finanziaria irreversibile. Nel frattempo si porta a compimento l’attacco frontale agli istituti tipici della democrazia liberale. E senza diritti civili e senza istituzioni liberali non possono esistere tutele sociali di alcun tipo perché mancherebbero gli strumenti anche solo giuridici per consentire di organizzarsi per reclamare qualsiasi cosa.

Ma pare che la sinistra non si sia accorta della gravità del danno. Preferisce continuare a parlare d’altro. Basta farsi un giro tra le riunioni (poche) in cui ci si incontra e i (tanti) gruppi che pullulano sui social. Gli unici che su questo si stanno dannando l’anima sono i liberal-europeisti. Per il resto solo uno stabilir di gradi, stellette, posizionamenti (mi si nota di più se sto più al centro o se mi sposto più a sinistra…?)
Ma si sa, il socialismo trionferà.
E sbocceranno rose e garofani pieni di petali.
Sul fondo dell’abisso.

Massimo Ricciuti

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