domenica, 7 Marzo, 2021
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Il PSI, De Mita
e la sinistra ‘str…a’

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Ciriaco-de-mitaSono stato il primo giornalista italiano a scrivere di Ciriaco De Mita. Era il congresso di Trento della Democrazia Cristiana, nel ’54. Fanfani aveva vinto a Napoli relegando in soffitta i vecchi popolari degasperiani; De Gasperi era morto poco dopo e ora Fanfani celebrava il potere alfine conquistato. Con lo scandalo Montesi aveva distrutto Attilio Piccioni, l’unico suo possibile avversario coinvolgendo il figlio Piero nella morte della ragazza trovata senza vita sulla spiaggia di Torvaianica dopo un festino. Nel discorso del trionfo finale disse che Piccioni, di cui era proverbiale il silenzio, aveva “il cervello che fuma”. Fanfani non era mai felice nelle sue metafore.

Gli amici romani della “base”, Galloni e Di Capua, mi aveva avvertito: “Sentirai De Mita” e io seguii con attenzione l’intervento di questo giovanotto lungo e magro che parlava con forte accento dialettale, ma asseriva concetti mai uditi in un’assise democristiana. Niente Patto Atlantico, niente valori cristiani, ma progresso sociale e libertà.
Il discorso di De Mita ruotava intorno alla necessità di passare dalla libertà dei singoli alla libertà di tutti. Devo riconoscere che De Mita era, allora, più avanti di noi socialisti. Riferii ampiamente di lui in un articolo che mi valse un biglietto di plauso di Pietro Nenni: “Caro Franco, il tuo articolo ‘Terza generazione’ è un piccolo capolavoro. Pietro”.

Quando De Mita arrivò a Montecitorio con le elezioni del ’57, giovanissimo deputato, diventammo amici. Ricordo la singolare conversazione di un pomeriggio mentre passeggiavamo su e giù per il Transatlantico. Io mi lamentavo per la lentezza con cui la DC prendeva atto della svolta compiuta dal Partito Socialista dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria e il congresso di Venezia, De Mita mi tranquillizzò alla sua maniera: “Siamo di sinistra, il governo con voi lo faremo, ma conveniamo che la sinistra è sempre stupida”. Per l’esattezza non disse “stupida”, ma un’altra parola che inizia ugualmente per st…

Sono passati cinquant’anni, la sinistra democristiana è riuscita finalmente ad abbracciare, anzi, a fondersi, con i residui del PC, ridotti e spennacchiati per la verità, e sarebbe interessante se De Mita, leggendo queste righe, amasse rispondere a tre interrogativi: se è rimasto sempre della stessa opinione; se dopo mezzo secolo di sforzi per rendere la sinistra un po’ meno stupida è contento del risultato o se dopo tanti anni passati si è convinto che la sinistra è irrecuperabile. Ma so già come risponderebbe: non con un sì o con un no, ma con un ‘ragionamento’, uno dei suoi ragionamenti dettati dal proverbio preferito del suo sapientissimo nonno: “Se una cosa difficile ti sembra semplice vuol dire che non hai capito niente”.

Ci siamo persi di vista per molti anni, ma poi l’ho incontrato a Palazzo Chigi quando Craxi era Presidente del Consiglio e io scrivevo per lui. De Mita era allora segretario della DC che aveva perso sei punti nelle elezioni dell’83. doveva risalire la china e un po’ cercava di imbrigliare Craxi, un po’ di trovare una sponda nel Partito Comunista. Di Craxi era, insomma, l’avversario numero uno.

Vedendomi mi salutò in modo singolare: “Franco, una volta noi eravamo amici”. Fui pronto a rispondere: “Perché, non lo siamo più?” Mi guardo sorpreso e bofonchiò: “Già… perché …”, ma il ragionamento che aveva incominciato a fare se lo tenne per sé.

Franco Gerardi 

Questo è il terzo di dieci brevi scritti lasciati per la pubblicazione da Franco Gerardi, già direttore dell’Avanti!, e affidati alla figlia Karen, nostra collaboratrice.
Già pubblicati:
1La politica ‘svelata’: Il water di Dossetti
2 – Il PSI e gli anni dei rubli. Una difficile autonomia

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