lunedì, 19 Agosto, 2019

Il “Re” cinese dell’elettronica, Immagini e parole, Un saggio che parla ai giovani, I bambini filosofi di Aldo Forbice

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SFORBICIATE LIBRI – Fra gli imprenditori (privati) della Repubblica popolare cinese (in un sistema anomalo, integrato,capitalista e comunista) spicca un personaggio notissimo sul piano mondiale, anche se i consumatori elettronici e digitali neppure lo conoscono. Si chiama Ren Zhengfei ed è il fondatore della multinazionale Huawei. A raccontare la storia di questo discusso ma interessante manager è il giornalista amico Li Hongwen,che ha scritto “Huawei,il fondatore”, ora pubblicato in Italia (Guerini e Associati).
Zenghei, dopo undici anni di vita militare, decise di lavorare come manager in un’industria elettronica. All’inizio non gli andò bene, venne licenziato, ma non si arrese. Avviò una piccola azienda, la Huawei , con un investimento di appena ventimila yuan. E così cominciò la sua scalata, ovviamente con la connivenza dei gerarchi del partito comunista e del regime che gli spianarono la strada del successo. All’inizio la sua azienda si limitava ad assemblare componenti per centralini analogici, destinati alle regioni più depresse della Cina, ancora largamente prive di reti telefoniche. Poi però è iniziata la competizione nel mercato delle grandi multinazionali (Ericsson,Siemens e Alcatel).Con l’avvento del digitale la crescita della Huawei divenne più incalzante .Ren Zhenghfei si muove con coraggio,accettando tutte le sfide, combattendo ,per usare una sua espressione, una “cultura di lupi, caratterizzata da sensi acuti ,indomabile aggressività e spirito di squadra”. Oggi questo supermanager cinese dirige un colosso dell’elettronica con 150 mila impiegati e tecnici in tutto il mondo. E certo non trova il tempo per guardarsi attorno ,nel rigido regime di potere, ideologico e politico , e riflettere su uno scenario desolante di un paese, senza libertà, senza democrazia e dove i diritti umani continuano ad essere ignorati, perché l’unica cosa che conta per Pechino è la dominazione della scena mondiale, economicamente e politicamente .
Consoliamoci con l’arte, con un saggio appena pubblicato, del grande storico del Novecento Ernst H.Gombrich: “Immagini e parole”, a cura di Lucio Biasiori (Carocci editore).Il volume raccoglie sei saggi scritti nell’arco di mezzo secolo: testi legati dalle immagini e dalle parole, dal 1950 al 1998. “Quanto più sappiamo di un’immagine e del contesto in cui si intendeva collocarla – scriveva Gombrich- tante più possibilità abbiamo di comprenderla”. I saggi sono di una straordinaria attualità. Il critico punta al cuore del rapporto tra produzione linguistica e artistica attraverso esperimenti di lavoro su singoli testi, scritti e figurati, nella certezza che “tutto ciò che si scrive sull’arte , a conti fatti, consiste in parole e immagini”. Il grande Gombrich ha la sue idee, originali certo, ma alimentate da indubbia competenza e saggezza.
Ma c’è un altro grande saggio di cui vogliamo parlare: Franco Ferrarotti, un sociologo novantenne , estremamente prolifico (pubblica ormai uno-due libri l’anno) e dotato di grande lucidità ,almeno pari a un trentenne. L’ultima sua fatica letteraria si chiama “Il pensiero involontario nella società irretita” (Armando editore), un titolo lungo per un testo breve (appena 96 pagine). Il tema è uno dei preferiti dell’autore ,anche in altri lavori : quella della tensione su scala planetaria, tra la logica del pensare e della lettura, silenziosa e riflessiva e la logica dell’audiovisivo, fondata sull’immagine preconfezionata. Ferrarotti da studioso dell’elettronica ama i nuovi strumenti tecnologici, ne analizza a fondo gli effetti (spesso nefasti),soprattutto sui giovani. Del computer, scrive ,ad esempio: “Come un consumato, callido truffatore, il computer ,insieme con Internet, Youtube, Facebook, Twitter, si presenta e viene propagandato dalle ditte commerciali che lo producono come un arricchimento della memoria nello stesso momento in cui contribuisce efficacemente alla sua distruzione”. Il giovane novantenne elabora riflessioni oggi oggetto di ricerche e studi di psicologi, sociologi ed esperti delle nuove tecnologie . Un maestro di altri tempi, un padre storico della sociologia italiana, che sicuramente è in grado di dare lezioni approfondite anche ai giovani di oggi . Ma ora parliamo di bambini, esattamente di bambini filosofi, come ce li presenta nel suo saggio lo storico spagnolo Jordi Nomen ,che insegna alla Sadako School di Bercellona. Nel suo saggio (“Il bambino filosofo e il quesito di Platone”,Salani editore) ci parla della filosofia per bambini, con esperimenti mentali, dilemmi etici e quesiti esistenziali . Insomma ,la domanda è questa : come spiegare ai bambini i problemi reali della vita, cioè come ragionare da veri filosofi. L’autore propone immagini, racconti, domande per stimolare i giovanissimi cervelli (bambini e adolescenti), per aiutarli a comprendere un mondo sempre più complesso, liberandosi dagli stereotipi e coltivare l’empatia. Una guida per genitori ? Sicuramente, ma anche per aiutarci a dare risposte convincenti in grado di pensare con la propria testa.

Aldo Forbice

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