giovedì, 22 Agosto, 2019

Il reddito di cittadinanza parte senza navigator

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Il reddito di cittadinanza, bandiera del M5S, prende il via oggi. A partire da questa mattina, e fino al 31 marzo, tutti i potenziali beneficiari potranno fare domanda alle Poste, nei Caf oppure telematicamente tramite l’apposito portale.  In questo caso solo se si è in possesso dello Spid, il sistema pubblico di identità digitale.

Alcune criticità, però, come il nodo dei navigator, il pagamento dei primi assegni e i costi legati alla misura, non sono stati ancora risolti.

Il punto più critico è quello relativo ai navigator, i tutor incaricati di seguire i beneficiari del sussidio nella ricerca di un’occupazione, che dovrebbero essere assunti da Anpal Servizi con dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa in prospettiva di una stabilizzazione. Per assumere la platea di 6mila persone a livello nazionale, servirebbe, però, un’intesa con le Regioni. Intesa che tuttora non è stata trovata. Inoltre, l’immissione di 6.000 navigator nelle amministrazioni locali rischia di mandare gli uffici nel caos. E neanche la proposta avanzata dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio di ridurre il numero del personale a 4.500 sembra convincere le Regioni. La coordinatrice della Commissione Lavoro della Conferenza delle regioni, Cristina Grieco, ha spiegato: “Anche in questo caso sarebbe un esercito di precari che entrerebbe nei nostri centri con enormi problemi organizzativi”.

Critiche sono state mosse anche riguardo alla modalità di assunzione dei navigator, tramite il cosiddetto ‘quizzone’, fortemente osteggiato dalle Regioni.

Altra nota dolente è quella che riguarda i pagamenti. Chi sperava di ricevere la card con i primi soldi ad aprile resterà deluso. I Caf raccoglieranno le domande fino al 31 marzo. Poi verranno inviate dal 25 di marzo al 15 di aprile all’Inps che verificherà i requisiti nel giro di 10 giorni e dal 26 comunicherà, tramite e-mail o sms, al cittadino se la domanda è stata accolta o rigettata. Se accolta, il pagamento del beneficio non avverrà prima di maggio.

Con la platea potenziale di 5 milioni di beneficiari c’è il rischio che gli uffici postali possano essere presi d’assalto, così come i Caf. Facilmente si può immaginare che tutta questa gente, recandosi in massa alle Poste o nei centri di assistenza fiscale possa generare file e caos. Poste Italiane si occuperà della raccolta delle adesioni mentre se ci sarà bisogno di integrazioni, queste saranno fornite dai Caf. Nei giorni scorsi negli uffici postali è apparso inoltre un ‘avviso alla clientela’ che invita a presentare le domande basandosi sull’ordine alfabetico. Da oggi si inizia quindi con le lettere ‘A’ e ‘B’ per terminare con ‘S’ e ‘Z’ mercoledì 13 marzo. Solo un’indicazione, certo, visto che tutte le domande saranno accettate anche se il cliente dovesse presentarsi allo sportello in un giorno diverso da quello previsto da calendario.

Quando si otterrà il via libera al sussidio, entro 30 giorni il beneficiario verrebbe convocato al centro per l’impiego dove dovrà sottoscrivere il patto per il lavoro. Per definire le linee guida del patto, però, oltre a un’intesa con le Regioni servirebbe un decreto ad hoc. Inoltre, come ha rilevato l’Istat, solo un beneficiario su tre del reddito di cittadinanza sarà obbligato ad aderire al patto. Gli altri due potranno usufruire del sostegno economico senza alcun vincolo lavorativo.

Tra le maggiori criticità figurano poi i paletti per concedere il reddito di cittadinanza agli stranieri. Oltre al vincolo di residenza a 10 anni, una norma approvata in Senato prevede l’obbligo per gli stranieri che vogliono accedere al reddito di fornire una certificazione, rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, sui requisiti di reddito e patrimoniali e sulla composizione del nucleo familiare. Esclusi i soggetti aventi lo status di rifugiato politico. Critici i sindacati secondo i quali così facendo si incrementerebbe il profilo discriminatorio già presente nello strumento.

Le famiglie più numerose sarebbero quelle più svantaggiate. A lanciare l’allarme è stato prima l’Upb, l’Ufficio parlamentare di bilancio, e successivamente l’Istat. La scala di equivalenza adottata dal reddito di cittadinanza svantaggerebbe le famiglie numerose. Secondo i calcoli dell’Istituto di previdenza, il 47,9% dei cittadini, circa 626 mila persone, che potranno accedere al reddito sono ‘single’. Seguono le coppie con figli minorenni a carico.

L’Istat parla chiaro: il costo a regime del reddito di cittadinanza potrebbe attestarsi a 6,6 miliardi di euro l’anno, per un totale di 1,308 milioni di famiglie coinvolte. Al Mezzogiorno potrebbero essere interessate alla misura 752 mila famiglie, il 9% del totale delle residenti (su un 10,3% in stato di povertà), una percentuale assai superiore a quella delle famiglie coinvolte al Centro (il 4,1%, pari a 222 mila famiglie) e al Nord (333 mila, ovvero il 2,7%). In totale il reddito potrebbe riguardare 2,706 milioni di persone, con un importo medio per famiglia di 5.045 euro, più alto al Sud (5.170 euro) e più basso al Centro (4.912 euro) e al Nord (4.837 euro).

Mentre la Sicilia annuncia tempi duri per i furbetti, con la creazione di una ‘black list’ di chi ha manifestato propensione a intercettare provvidenze pubbliche simulando il suo stato economico, verificare quali spese vengono sostenute con il prelievo in contanti (tra cui potrebbe rientrare il gioco d’azzardo) sarà un altro paio di maniche.

Si rischia di avere un’Italia divisa a metà con il reddito di cittadinanza. Stando almeno alla fotografia scattata dall’Upb. Il 56% per cento dei nuclei beneficiari, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, è residente al Sud e nelle isole, mentre circa il 28 per centro è residente nel Nord. In un rilievo mosso dall’Upb, si legge: “A fronte di un elevata copertura della povertà a livello nazionale (72,5% rispetto alla platea potenziale dei nuclei familiari, 71,4% del totale degli individui), l’allineamento tra reddito di cittadinanza e povertà varia considerevolmente tra le diverse aree geografiche”.

Invece, è stata sbloccata la questione della convenzione con i Caf dopo il via libera da parte della Consulta all’ipotesi d’intesa con l’Inps, raggiunta venerdì scorso. I centri di assistenza fiscale, dunque, sono pronti a dare il loro contributo di assistenza sulle domande per accedere al reddito di cittadinanza e sull’Isee a partire da oggi.

Stranamente, non ci sono state file fuori dagli uffici di Poste Italiane a Napoli all’orario di apertura nel primo giorno utile per presentare la richiesta per ottenere il reddito di cittadinanza. Un addetto ha spiegato: “Siamo praticamente vuoti e invece ci aspettavamo il caos”.

Più corposo, invece, il raggruppamento di persone nei Caf. Ciro Guagnino, titolare di un Caf nel quartiere Pianura a Napoli, ha spiegato: “Ma noi potremo provvedere alla compilazione dei moduli per il reddito di cittadinanza tra un paio di giorni se non addirittura lunedì . Solo venerdì scorso, infatti, è stata firmata la convenzione per la compilazione ed invio del reddito di cittadinanza tra i Caf nazionali e l’Inps. Pertanto c’è stato poco tempo per organizzare e informare le sedi territoriali dei Caf e soprattutto preparare i programmi interni. Per questo i Caf territoriali inizieranno ad inviare le domande del reddito di cittadinanza tra venerdì 8 marzo e lunedì 11 marzo.
L’Inps destinerà come al solito una somma ridicola di 10 euro più Iva al Caf centrale nazionale che destinerà alle sedi territoriali 5 euro per compilazione, svolgimento e invio pratica con tutte le responsabilità, costi di gestione e operatore. Noi volevamo almeno 80 euro a pratica: ad esempio, invece di dare il primo mese 780 euro, avrebbero potuto darne 700, destinando ai centri gli altri 80 euro. E poi come al solito i soldi arriveranno dopo almeno 1 anno e invece noi li volevamo subito. Questo è il pensiero di molti colleghi dei Caf”. Concludendo, ha messo l’accento anche sul fatto che “non ci siano stati corsi di formazione allo svolgimento delle pratiche da parte dell’Inps”.

S. R.

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