sabato, 26 Settembre, 2020

Il Santone ha detto sì

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Quando vacilla l’edificio ecco che lui si presta a supportarlo. A cercare e consolidare le fondamenta. Placando dissidi e incertezze. Il santone con le sue manone l’avvolge e protegge. E rinsalda. Così beatifica il capo condominio Zingaretti, vecchio suo compagno della sezione Pci di Roma centro. E difende il suo sì cercando giustificazioni assai aggrovigliate ma che in bocca a lui diventano sentenze. Goffredo Bettini é più di un leader. E’ un capo tribù del Pd. E’ colui che l’ha inventato, Veltroni é solo un esecutore, dalla sua mente creativa sono stati partoriti Marino e Zingaretti e prima, forse, anche Rutelli. Cosi mentre un po’ tutti, da destra a sinistra, prendono per i fondelli un partito che sul taglio dei parlamentari ha detto tre volte no e poi all’ultima votazione ha capovolto la posizione e ha finito per dire si con la pistola puntata alla tempia dei Cinque stelle, e che oggi si dice convinto del benefico taglio, Goffredo si schiera. E sostiene che sempre la sinistra, cioè il Pci, Pds, Ds e Pd, é stata favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari. Ma allora perché per tre volte ha votato no? Si era sbagliato prima, non conosceva la storia, non aveva consultato la sfera bettiniana? E poi, ma di cosa parla il Santone? Della commissione Iotti? Ma quella commissione era partita dalla riforma del bicameralismo paritario e in questa non ve n’e traccia. E dal ruolo del presidente del Consiglio e del governo. Mai una commissione parlamentare, la prima fu quella di Bozzi nel 1979, a seguito della proposta di Craxi contenuta nel fondo sull’Avanti, intitolato “Ottava legislatura”, che proponeva la grande riforma delle istituzioni, si era limitata a un semplice taglio del numero dei parlamentari. Ecco che Goffredo allora legge la mano di Zingaretti e pronostica la nuova legge elettorale e altro molto altro che però al momento non si vede. E allora ecco il vaticinio: questo é il primo passo. Attenzione perché così il Pd passa dal no di due anni orsono al sì con precondizioni dell’anno scorso al sì con post condizioni di oggi. Che in politica valgono meno di niente. Ma per essere più credibile Goffredo si augura che alcune proposte possano essere approvate anche prima di domenica. E qui servirebbe un intervento diretto del Padreterno. Un Santone non basta.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Molto opportunamente il Direttore evoca la Grande Riforma d’ispirazione craxiana, cui la sinistra comunista del tempo avrebbe potuto in qualche modo aderire, e che sta inoltre a smentire quanti teorizzano che, dopo la caduta del Muro di Berlino, Craxi commise l’errore di non comprendere i cambiamenti in atto anche all’interno del Belpaese.

    Che io ricordi, quella sinistra non convenne allora su un progetto od idea riformista, né lo fece più di recente, allorché una quindicina d’anni fa il Cavaliere concepì una “revisione” complessiva ed organica della architettura istituzionale, non la sostituzione di alcuni suoi “pezzi”, a confermare l’assenza, da quelle parti, di un’autentica vocazione riformatrice.

    Mi sembrano “precedenti” da poter ricordare, e opporre, ai sostenitori del SI’, specie quelli che in totale buona fede vedono nella vittoria del SI’ il primo passo verso un percorso di riforme istituzionali, che invece non vedranno verosimilmente mai la luce, stando almeno al suddetto passato (nel senso che ci si fermerebbe di fatto al “taglio” dei parlamentari).

    Circa il vicino Referendum, ma non solo, la posizione dell’attuale PSI sembra abbastanza vicina a quella di Azione, ma con la non piccola differenza che detta nuova formazione politica non ha appoggiato la nascita del Governo in carica (quando poteva essere il PSI, grazie alla storia dei socialisti, a “staccarsi” per primo da una sinistra non riformista).

    Paolo B. 12.09.2020

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