martedì, 27 Ottobre, 2020

Il Secondo tempo

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Se fosse una partita di calcio, saremmo alla fine del primo tempo di gioco. Due anni spesi nella coraggiosa accelerazione di un processo di riforme in parte realizzato con maggioranze fluide e in un quadro internazionale che presenta due fattori di straordinario cambiamento, entrambi durevoli: una tagliente crisi economica che la globalizzazione ha acuito, il nodo migranti che tende a ripresentarsi con cadenza perfetta.

Superato il referendum del 17 aprile, nell’azione di governo va aperto un secondo tempo. Intanto, parto da un doppio assioma: la minoranza interna al Pd non farà sconti; l’Italia si è svegliata dal letargo ma è stanca. Il secondo tempo ha bisogno di quattro ingredienti: la ridefinizione delle forze che sostengono l’esecutivo, una missione strategica che coinvolga i gruppi sociali più rappresentativi, cospicui investimenti per eliminare sacche di povertà e irrobustire un ceto medio in emergenza, azioni non isolate per rovesciare le troppe ‘distrazioni’ dell’Unione Europea. E siccome il Pd è il perno, è dal Pd che bisogna cominciare. Citerò solo un caso. Dei 140 comuni sopra i 15.000 abitanti chiamati al voto in giugno, 40 (si, proprio il 30% del totale!) sono in amministrazione straordinaria. Roma e molti altri erano guidati da sindaci del Pd. Sono state le inchieste della magistratura e le liti interne (Sulmona docet…) a rovesciare quei governi locali. Quando i numeri salgono a queste dimensioni, segnalano un problema grosso come un macigno. Più o meno lo stesso che si trascina sui banchi parlamentari.

Il presidente del consiglio conosce la mia opinione e sa che non vi rinuncio facilmente. So bene – e anche lui lo sa – che qualsiasi ambizione necessita di organizzazione, responsabilità, lungimiranza. Non c’è un’altra strada.

Riccardo Nencini

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