lunedì, 26 Ottobre, 2020

Il Senatellum

20

Pare che ci sia la quadra. Oddio, Calderoli, dopo aver detto sì anche lui, non mi stupirei se lo definisse Maialellum. D’accordo Forza Italia, restano le resistenze del gruppo dei dissidenti del Pd, oltre naturalmente a quelle dei grillini. L’accordo pare anche abbastanza ragionevole. Ci sono meno sindaci e molti meno nominati dal presidente della Repubblica. Dei cento componenti il Senatellum 74 saranno designati dalle regioni, 21 dai comuni, 5 dal presidente della Repubblica. Niente elezione diretta dunque.

Il Senatellum avrà pochi poteri. Certo non quello del voto di fiducia ai governi, manterrà quello riferito alle riforme costituzionali, ma non ai diritti di libertà delle persone come chiedevano i dissidenti del Pd, e un terzo dei senatori potrà chiedere di esaminare una legge votata dalla Camera, anche se l’ultima parola spetterà alla Camera stessa, che dovrà approvare una legge entro sessanta giorni se il governo lo chiederà. Buone anche le norme che portano gli stipendi dei consiglieri regionali a livello di quelli dei sindaci e l’eliminazione delle cosiddetta materie concorrenti tra Stato e regioni introdotte dalla riforma del titolo V.

Due perplessità che giro ai nostri senatori. La prima riguarda il metodo. È evidente che così facendo, così ritagliando, così sminuzzando, non capiremo mai il progetto di fondo. Cioè in quale Stato vogliamo vivere. Lungi da noi l’idea che prima di agire accorra filosofeggiare, cioè alla fine non fare mai nulla. Ma la proposta della Costituente ci sembra ancora la pìù convincente. Più del Senatellum combinato all’Italicum. Poi un motivo di merito. Nessun organo democratico si regge senza mandato popolare. In Italia forse erano troppi gli organi. Ma tagliare semplicemente il mandato popolare non risolve, anzi peggiora la situazione.

Elenchiamo le discutibili innovazioni: abolizione dei Consigli provinciali eletti e delle giunte provinciali, abolizione delle circoscrizioni nelle città con meno di duecentomila abitanti, abolizione del Senato elettivo, Camera eletta con liste bloccate. Aggiungiamo che i sindaci e i governatori regionali nominano gli assessori senza mandato elettorale e che in molte regioni esistono listini bloccati. È poco per dire che il rischio del passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella oligarchica esiste? Prendiamo il caso di un consigliere regionale nominato nel listino e poi nominato senatore. Va bene tutto, ma chi rappresenta mai costui? Il governatore della Regione che lo ha nominato due volte. Cioè il capo. Ecco sostituendo il popolo col capo, come avverrà anche nelle elezioni alla Camera con lista bloccata, non stiamo cambiando i connotati di un rapporto democratico?

 

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply