martedì, 26 Marzo, 2019

Il Silvio furioso si riorganizza

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Berlusconi-Ruby

Berlusconi è ancora furioso per la condanna a 7 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per prostituzione minorile e concussione, ma con la spietata e lucida volontà di rifarsi con gli interessi di quello che definisce un attacco politico senza precedenti. Il Cavaliere infatti continua a lavorare al suo nuovo piano d’attacco: schierare il potere politico e quello economico nella “battaglia finale” contro il potere giudiziario.

UN PDL STILE 5 STELLE FATTO DA IMPRENDITORI – Dal suo rientro in campo (giugno 2012), Silvio sta studiando con una squadra di fedelissimi tutta nuova, una strategia da mettere in atto qualora fosse stato condannato (come accaduto) nei processi Mediaset (evasione fiscale) e Ruby. Il piano, stando alle indiscrezioni trapelate, prevede al primo punto il superamento del Pdl. Ma non a favore di un nostalgico ritorno a Forza Italia, bensì di un soggetto politico nuovo di zecca, ispirato ai 5Stelle di Grillo, ma con molta più professionalità al suo interno (che la sondaggista Ghisleri, stima tra il 35 e il 40%), composto da imprenditori e manager, soprattutto di imprese Made in Italy che abbiano investimenti in Germania e Francia, Paesi i cui leader sono ostili al Cavaliere. Le porte non saranno però sbarrate a quei piccoli imprenditori e artigiani, che sono il cuore pulsante dell’economia italiana. Ovviamente i criteri per la scrematura sono già stilati, e serviranno a scoraggiare perditempo, leccapiedi, opportunisti e possibili “talpe”.

ADDIO ‘YES-MEN’ – Non ci saranno più i soliti noti che gravitano (e in alcuni casi bighellonano) nel centrodestra da 20 anni, perché Berlusconi non ha più fiducia in loro, ma soprattutto perché ora serve gente qualificata per raggiungere lo scopo e non “yes-men” che soddisfino le vanità del Capo. Della vecchia guardia si salveranno in due o tre al massimo, selezionati sulla base di rigidissimi criteri di efficacia tecnica e/o politica già dimostrata sul campo. I primi esclusi saranno i ministri dell’attuale governo, i quali fanno tutti parte di quella costola di Pdl che l’estate scorsa tento di fare le scarpe a Silvio. Particolare che il Cav non hai mai dimenticato, né digerito. Li lascerà affondare dalle critiche su Imu e Iva, oltre a quelle sulle riforme, che scoppieranno appena i “saggi” termineranno il proprio lavoro, in autunno, come concordato con Napolitano.

FLAVIO BRIATORE? FUTURO SALVATORE DEL NUOVO PDL – Intanto il nuovo movimento, che sarà un rassemblement dell’antipolitica chic, prenderà forma. Il deus ex machina sarà Flavio Briatore, che potrebbe essere affiancato anche da un pezzo da 90 come Della Valle. Saranno esclusi, invece, quelli che si sono “sporcati le mani” con Scelta civica e Renzi. Anche perché il sindaco di Firenze, respingendo tutte le avances (l’ultima durante il pranzo con Briatore), è diventato il nemico numero 1 da battere. Per la leadership Silvio corteggia da tempo Mario Draghi, che darebbe al progetto un’impronta internazionale. Solo se il presidente della Bce dovesse rifiutare, allora scenderebbe in campo il Cav, che altrimenti preferirebbe tirare le fila da padre nobile, dietro le quinte. Niente impegno diretto, invece, della figlia Marina, destinata alla candidatura alla presidenza di Confindustria nel 2017. Perché stavolta il Capo vuole occupare tutte le caselle disponibili, per evitare sorprese. Se questo progetto prendesse vita, e rispettasse le aspettative, Berlusconi si troverebbe a gestire un partito politicamente granitico e capace di autofinanziarsi con ingenti disponibilità economiche, quando i rimborsi elettorali saranno ridotti all’osso o addirittura spariti. E allora sì che la “battaglia finale” si trasformerebbe in un vero e proprio massacro. Il centrosinistra è avvertito.

Dario Borriello

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