mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Sistema speculativo. Sale occupazione e Wall Street piange

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Il mondo è capovolto, gira alla rovescia. Wall Street fa testo. L’economia degli Stati Uniti è andata bene lo scorso giugno: ha creato 224 mila posti di lavoro nei settori non agricoli. Il sistema produttivo americano sta marciando ancora a ritmi sostenuti nonostante la guerra dei dazi avviata da Donald Trump contro le importazioni cinesi e le repliche di Xi Jinping.

Gli economisti, infatti, erano più pessimisti: stimavano un incremento dell’occupazione solo di 165 mila unità. Ma i mercati finanziari invece di brindare alla buona notizia l’hanno presa male. Venerdì 5 luglio le quotazioni hanno subito girato al ribasso a Wall Street. La Borsa di New York ha concluso le contrattazioni perdendo lo 0,16%. Il contagio negativo è stato immediato: tutte le piazze europee sono andate in rosso, compresa Milano che ha ceduto lo 0,61%.

Un brutto colpo. Quando Wall Street starnuta, le piazze di tutto il mondo si prendono la febbre più o meno alta. Quando sale trascina al rialzo le Borse valori di tutti i continenti. Il mercato di New York (e l’economia degli Stati Uniti) è al centro del sistema capitalista mondiale e continua a dominare nonostante la temibile concorrenza delle economie emergenti e, in particolare, della Cina di Xi Jinping.

Nel Sistema c’è qualcosa che non funziona. Logica vorrebbe che a una buona notizia anche dal punto di vista sociale (la crescita dell’occupazione) corrispondesse un aumento della Borsa. Invece Wall Street cala e fa scendere anche le altre piazze internazionali.

L’assurdità ha una spiegazione, ha un nome: si chiama speculazione finanziaria del capitalismo. I grandi investitori internazionali tifavano (e tifano) per una spinta meno forte dell’economia e dell’occupazione americana perché così la Fed (la banca centrale statunitense) potrebbe tagliare i tassi d’interesse. Solo in presenza di un rallentamento produttivo americano la Fed potrebbe ridurre i tassi, diminuire quindi il costo del denaro utilizzato dalle imprese e dalle banche. Denaro abbondante e a costi bassi è il sogno delle aziende e l’Eldorado in grado di far salire velocemente Wall Street insieme a tutte le Borse mondiali.

I posti di lavoro in più fanno felici i lavoratori, le loro famiglie e la comunità nazionale ma non Wall Street. La Borsa non ha il cuore tenero! Così l’occupazione sale e Wall Street piange!

Purtroppo è lontana la politica socialdemocratica di controllo del capitalismo e di redistribuzione della ricchezza in favore dei ceti popolari. Il premier socialdemocratico svedese Olof Palme diceva: il capitalismo «è una pecora da tosare» non da uccidere.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

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