martedì, 7 Aprile, 2020

Il suicidio di Corbyn

0

Era difficile pensare a un risultato peggiore, per il Labour di Corbyn, di quello conseguito con le recenti consultazioni britanniche. I laburisti non avevano mai conosciuto una simile debacle che li riporta addirittura al risultato del 1935. Non ci sono attenuanti né giustificazioni per gli anti blairiani, che hanno consentito una vittoria senza recenti precedenti ai tories di Boris Johnson, il conservatore popolare per il suo antieuropeismo e fautore della Brexit più radicale. Il suo referendum sul sovranismo alla britannica ha avuto il consenso del suo popolo. Si poteva evitare? Non saprei. Quel che so é che le ricette di Corbyn, un misto di radicalismo idelologico e di massimalismo programmatico, non hanno funzionato.

Una lettura attenta dei risultati elettorali. I tories conquistano 363 seggi su 650 alla Camera conseguendo così un’ampia maggioranza assoluta e riportando il partito ai tempi della Tatcher. I laburisti perdono quasi l’8% e si fermano a poco più di 200 deputati. I libdem fanno un balzo in avanti di oltre quattro punti ottenendo l’11,5 ma conquistando, a causa del sistema elettorale maggioritario a un turno, solo 11 seggi, mentre gli indipendentisti scozzesi col loro 3,9 ne ottengono, concentrati in Scozia, dove vincono quasi tutti i collegi, ben 49, rilanciando così il tema della secessione. In Irlanda del Nord avanzano i cattolici e rilanciano un’offensiva per l’unificazione irlandese, anche a causa delle nuove barriere che la Brexit dovrà introdurre per essere operativa in quel territorio.

Boris Johnson é al lavoro per il suo “governo del popolo”. Ha convinto il modo col quale intende risolvere la questione Brexit, aperta dal voto del 23 giugno e finalmente risolta con quello del 12 dicembre. Entro la fine di gennaio Boris, il nuovo zar britannico, ha promesso lo sganciamento definitivo del suo paese dall’Unione europea. Questo ha subito provocato la soddisfazione del presidente americano Trump, che ha immeditamente proposto un patto commerciale Usa-Regno unito. La vittoria netta di Johnson propone dunque almeno tre ordini di problemi. Il primo é relativo alle conseguenze, tutte ancora da verificare, di una Brexit radicale. Il secondo é quello di una prevalente tendenza in Scozia alla secessione e il terzo é relativo ai processi che probabilmente prenderanno piede verso l’unificazione di una Irlanda indipendente.

Mi auguro che, dopo le annunciate dimissioni di Corbyn, il Labour possa riprendere il suo cammino. Le sue posizioni da vetero marxista incallito, unite alla su incapacità di reprimere i fenomeni di antisemitismo che si sono verificati nel suo partito e che hanno allarmato tutta la popolazione ebraica fino a indurre il rabbino capo di lanciare un appello contro il voto al Labour, sono inquietanti. E i risultati sono sotto i nostri occhi. Non si fronteggiano le posizioni populiste e sovraniste inducendo i moderati a preferirle al massimalismo pasticciato. Blair, il nemico numero uno di Corbyn, aveva conquistato parte degli elettori conservatori, Corbyn ha consentito che i conservatori conquistassero fette di elettorato laburista. Alcune donne s’affacciano oggi all’orizzonte contendendosi la guida del partito: Angela Rayner, ministra dell’Educazione, la giovane Rebecca Long Bailey, Emily Thonberry. Un augurio, dai socialisti italiani, che possano rimettere il Labour sui suoi binari e che possa il partito tornare ad essere presto competitivo.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

Leave A Reply