venerdì, 23 Ottobre, 2020

Il taglio é un imbroglio

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Non riesco a trovare una sola motivazione per votare sì al referendum. Non quella economica, perché si risparmia pressoché nulla, diciamo un trentesimo di quello che ci costerebbe la rinuncia al Mes e basterebbe uno stipendio di 10mila euro, anziché di 13mila, per i parlamentari e si risparmierebbe di più. Non il paragone con i parlamentari delle altre grandi democrazie europee, perché in Gran Bretagna sono oltre 1400 tra Camera dei lord e Camera dei Comuni, e non si pesino due misure diverse: in Italia i membri della Camera e del Senato e negli altri paesi europei solo una delle due Camere, perché sono sistemi bicamerali anche quelli inglesi, tedeschi e francesi. E se le loro seconde Camere non sono elettive, mentre quella italiana, il Senato, invece si, lo si deve proprio alla bocciatura della riforma Renzi. Piuttosto si valuti bene cosa significhi in termini di mancata rappresentanza territoriale il taglio del 40% dei parlamentari che ci ridurrebbe al penultimo posto tra le grandi democrazie europee, dietro non solo al Regno Unito, ma anche a Germania e Francia, e molto lontano dal rapporto eletti-elettori stabilito dai padri costituenti, che era di un deputato ogni 100mila abitanti e di un senatore ogni 200mila. Con la riforma approvata si arriverebbe a un deputato ogni 150mila abitanti e a un senatore ogni 330mila abitanti. Tutto questo perché? Qual’é il disegno di democrazia parlamentare dei neo riformatori? Non si parla affatto di riforma del bicameralismo, di diversificazione delle competenze tra Camera e Senato, di una più complessiva riforma di segno presidenzialista o neo parlamentare dello stato. Questo non interessa. A costoro, animati solo dal senso del più stupido populismo, interessa il taglio per il taglio. Il taglio da mostrare come trofeo a una pubblica opinione giustamente schifata dalla “loro” politica e dai “loro” parlamentari che hanno chiesto e ottenuto il bonus e che, pensateci bene, proprio questa legge hanno votato convinti. Il comportamento del Pd, che ha accettato, per formare il Conte due, una riforma che per tre volte aveva bocciato in Parlamento, appare “desolante”. Anche se sono molti gli esponenti di questo partito, schierati oggi per il no. E tra questi Tommaso Nannicini, che ha formato un comitato per il no al quale hanno aderito altri parlamentari e sindaci. E questo riguarda anche gli altri partiti della coalizione, compresa Italia viva. Ma il consenso alla riforma si é esteso a quasi tutto l’arco parlamentare, compresi Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, almeno in parte. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di inadeguatezza della classe politica italiana, tutta protesa, come opportunamente richiamato quest’oggi da Sabino Cassese sul Corriere, alla ricerca immediata del consenso, anzi a rincorrerlo affannosamente, senza il coraggio di sfidare, quando é necessario, l’impopolarità. Schiavi di sondaggi giornalieri e dell’umore della pubblica opinione paiono, costoro, più che dirigenti, dipendenti da pulsioni del momento. Il taglio, come i bonus, é figlio di una pericolosa cultura votata a rispondere alle ansie e non ai bisogni reali della gente. Anzi a sfruttare le ansie, anche quelle distruttive, a fini elettorali. Alle nevrosi antidemocratiche non si risponde col farmaco di una rinnovata ed efficiente democrazia, ma sposandone maldestramente gli impulsi. E offrendo in pasto pezzetti di democrazia. Questo é molto pericoloso e alla fine può perfino generare effetti imprevedibili e financo contraddittori. Nella confusione generale non può essere dimenticata, infatti, la nuova proposta di legge elettorale, che si sta valutando in Parlamento. Nessuno lo dice ma il Germanicum, cioè un proporzionale con sbarramento, sarebbe privo di preferenze. E dunque se sommiamo il taglio dei parlamentari con la messa a disposizione di quel che resta alle segreterie politiche, ne deriva un vulnus grave per la democrazia. Pochi parlamentari, tutti nominati e direttamente al servizio non del popolo, ma del vertice dei singoli partiti. Il taglio così non é solo uno sbaglio, ma é un imbroglio.

 

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Mauro Del Bue

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