sabato, 24 Ottobre, 2020

Il tempo delle responsabilità

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Eccole là le tre voragini, pozzi neri nei quali ci specchiamo con disinvoltura e dabbenaggine. Le metto in ordine: la crisi della nostra identità, scalpellata quotidianamente in omaggio a un multiculturalismo peloso e irrispettoso dei valori di uguaglianza e libertà, la perdita di ruolo delle Nazioni Unite, afone da almeno un ventennio, e l’apatia dell’Europa, altro rispetto alla lungimiranza dei pionieri e alla grandezza di capi di stato e di governo dell’ultimo ventennio del secolo scorso.
Abbiamo ridotto l’identità dell’Occidente a un feticcio. E invece dovremmo essere fieri di una storia che ha sottratto all’anonimato masse di donne e di uomini nel nome della libertà e dell’uguaglianza. Lo sosteniamo da tempo: nessuna tolleranza verso il fanatismo culturale o religioso, nessuna cautela verso chi calpesta i diritti fondamentali delle persone, nessun senso di colpa verso chi predica valori in contrasto con i cardini della nostra società. E nessuna comprensione verso chi nega la visita a una mostra di capolavori artistici per timore di offendere la sensibilità di chi professa una diversa religione. I fanatici sono pericolosi da ogni parte. Se intanto non difendiamo la bussola della nostra identità, se non abbiamo certezza di chi siamo non saremo in grado ne’ di confrontarci con le diversità né sapremo reagire con convinzione al dramma di questi giorni. So bene come la pensava Oriana Fallaci. Ne abbiamo parlato più volte. Non ho condiviso le previsioni cupe sull’Eurabia ma su un punto aveva ragione, e proprio su quel punto venne attaccata, vilipesa, lapidata da professionisti del pacifismo al caviale e da intellettuali che dovrebbero almeno chiedere scusa per averla offesa e soprattutto per aver sbagliato ogni analisi. Il punto, allora: l’Europa sta diventando molle, ha perso la sua spinta vitale. Già. Chi può dissentire?
La guerra ha assunto da tempo caratteristiche inimmaginabili ai conflitti tradizionali combattuti da eserciti nazionali. L’Onu nacque per dirimere le guerre tra Stati. E invece i focolai che insanguinano lo scenario internazionale si sono accesi soprattutto all’interno degli stati. Perlopiù si tratta di conflitti etnici, religiosi, moltiplicatisi nel quinquennio in corso tra il Medio Oriente e l’Africa del nord. Non ho notizia recente di decisioni risolute da parte dell’Onu. Un silenzio assordante. Rivederne la fisionomia e l’organizzazione e’ una priorità. Il mondo non si avvia verso l’età dell’oro. Chi pensa di affrontare il problema al solo grido di je suis Paris fa la cosa giusta, ma insufficiente.
L’Europa non c’è. Irriconoscibile. Il Mediterraneo è in fiamme e noi ci balocchiamo nel buonismo. Una dignitosa esecrazione e poco più.
Se, come sostiene il presidente Obama, a Parigi si è commesso un crimine contro l’umanità; se, come affermano capi di governo, siamo di fronte a una nuova guerra; se, come ci informano servizi e diplomazie, l’Isis ha colpito e colpirà ancora, alla retorica vanno sostituiti mezzi più convincenti: strutture di intelligence che si coordinano e si scambiano informazioni, tutte le informazioni, il coinvolgimento pieno della Russia, l’uso sinergico di strumenti militari, la rinuncia a far prevalere su tutto l’interesse economico di singoli stati.
Non è indispensabile appartenere agli ultimi della terra per essere reclutati dal fondamentalismo religioso. Sono altri, e più profondi, i sentimenti che si muovono. I sentimenti che noi abbiamo smarrito e che non saremo in grado di afferrare se non ci diamo una nuova Dichiarazione Universale. L’umanesimo liberale deve essere innaffiato ogni giorno, rinnovato, cresciuto. Altrimenti si spegne.
Riccardo Nencini

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