mercoledì, 13 Novembre, 2019

Il timore del cambiamento

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E’ effettivamente un’epoca assolutamente inedita. Lontanissima da interpretare secondo vecchi schemi e liturgie. Tutto va più veloce delle nostre parole, coniate per comunicare un mondo ormai andato. Politica, economia, tecnologia, geopolitica, antropologia…tutto è in movimento. Irrefrenabile, schizzato più del post-moderno, balzi in avanti, salti indietro e poi di nuovo avanti, impossibile da prevedere. Tutto questo genera il sentimento dominante della contemporaneità, la “paura” come cifra di quest’epoca nuova. La rinuncia a cogliere in essa (l’epoca) qualsiasi ipotesi di opportunità. Ecco il trionfo della “chiusura”, il ritorno dei “muri”, la diffidenza verso l’”altro”.

Eppure tutto questo è già passato. Sì, anche il buio è finito, o almeno non è più l’elemento egemone delle nostre società. E’ vero che è stata iniettata una buona dose di odio nel sistema circolatorio delle società occidentali (e ci sarà da lavorare moltissimo ancora per anni), ma è anche vero che almeno per quanto riguarda disegni politici possiamo affermare che i sovranismi odianti hanno subito un bel colpo che certo non si aspettava nessuno. Via, il medioevo delle coscienze non è riuscito a farsi sistema teoretico su cui costruire regime politico. E sapete perché? Perché pur giocando abilmente con gli abissi ancestrali universali non ha saputo darsi una strategia. Forse una tattica.

Abilissima, se volete. Ma non ha vinto sul piano della costruzione sistemica. In tutta Europa l’ondata sovranista è stata contenuta e bloccata ovunque. Pure in Russia. La tracotanza di Putin manifesta chiaramente una debolezza strutturale del sistema su cui si erge il suo potere. In Austria crolla l’estrema destra e si afferma l’ondata verde e liberale. I sovranisti agitavano la bandiera della “democrazia illiberale” e sono stati sconfitti sul loro stesso terreno. Quello delle libertà! Nel frattempo una nuova generazione cresce gridando agli angoli del mondo che vuole essere protagonista dei destini del pianeta. Una generazione che vuol essere protagonista del proprio futuro. E, ovviamente, ha scatenato gli haters , li ha volutamente derisi e irrisi mettendo in risalto la piccolezza di un’altra generazione che invece è stata incapace di cambiare e di essere protagonista del “cambiamento”. Una generazione in movimento contro una generazione immobile nella sua fissità e paura di perdere la propria smarrita identità. Insomma, potremmo andare molto lontano e continuare… ma bastano queste poche righe per tracciare un quadretto che non è tanto distante dalla realtà delle cose. Un’istantanea che non è mai perfetta/ Per un mondo che ha troppa fretta/. Non aspetta neanche un minuto/ perché altrimenti sarà “tempo perduto”….

E allora il nostro compito sarà quello di trovare la melodia del cambiamento, con l’armonia dei tempi giusti. Le parole nuove e una nuova sintassi per poter comunicare i nostri desideri e nuovi bisogni. Che sembrano uguali ma ci uniscono perche diversi e universali…

Massimo Ricciuti

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