mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Il treno dei desideri

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Dunque é accaduto quel che si prevedeva, ma solo in parte. La mozione contro la Tav Torino-Lione dei Cinque stelle, invero anomala giacché trattasi di partito al governo, é stata bocciata col voto della Lega e degli altri partiti di opposizione. Lo sapevano i pentastellati e lo avevano messo in conto a tal punto da dichiarare che si trattava di testo il cui risultato parlamentare non avrebbe messo in discussione né il governo, né il presidente del Consiglio. D’altronde obiettivo dei Cinque stelle era solo quello di rimarcare la loro tradizionale posizione contraria all’opera e suffragata da motivazioni o false (il favore a Macron) o risibili (il minor introito delle accise é quella più allucinante).

Da più parti si era pensato che l’uscita dall’aula del gruppo del Pd, ed eventualmente di Forza Italia, avrebbe messo il governo in più evidente difficoltà, permettendo alla mozione dei Cinque stelle di essere approvata e determinando quindi l’immediata apertura della crisi da parte di Salvini. Ma bastava che anche la Lega uscisse dall’Aula e sarebbe venuto a mancare il numero legale. Perché non farlo se anche i Cinque stelle avevano usato eguale trattamento in occasione delle dichiarazioni del presidente del Consiglio sull’affare Russia? La verità é che si é dunque preferito esattamente la posizione opposta. Stare all’argomento e bocciare la mozione dei Cinque stelle.

Ma c’é un di più. La Lega, sempre restando al merito nulla da eccepire, ha manifestato l’intenzione di votare a favore di tutte le mozioni favorevoli alla Tav presentate dalle opposizioni: quella di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, di Emma Bonino. Rispetto a quella del Pd ha chiesto o una modifica della prima parte del testo (nella quale si criticava il governo) o una votazione per parti separate. E qui la novità inaspettata. Il Pd ha letteralmente riscritto il testo della sua mozione limitandosi a poche righe di sostegno alla Tav e la Lega ha votato a favore. E cosi é stata approvata anche questa. Restano due interrogativi. A questo punto Salvini aprirà la crisi, visto che i Cinque stelle hanno il terrore del voto anticipato e loro non l’apriranno mai? E secondo. Come mai il Pd ha voluto, cambiando il testo della sua mozione, il voto favorevole della Lega? Lo sapremo al più presto.

Dovessi dire a caldo chi ha vinto in questo surreale braccio di ferro tra i due contendenti al governi, direi certamente Salvini. Isola i Cinque stelle (oggi oltretutto attaccati dai No Tav per la pantomima parlamentare), anche se questi ultimi sono ancora il gruppo parlamentare più forte, fa passare la posizione favorevole alla Tav, vota assieme a tutte le opposizioni, induce il Pd a cambiare la sua mozione espungendo la parte critica sul suo governo. Perché mai, proprio adesso, il capitano dovrebbe aprire la crisi se non è certo che dopo il governo da lui ormai guidato a bacchetta ci saranno le elezioni? Sono mesi ormai che Giorgetti e altri emissari leghisti pretendono una garanzia che Mattarella non può dare. Gli spazi per formare un altro esecutivo sono molto ristretti, ma quante volte la paura dello scioglimento ha generato esecutivi inimmaginabili?

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Mauro Del Bue

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