mercoledì, 26 Febbraio, 2020

Il turbo Corbyn fa volare Johnson

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Chi l’avrebbe detto che Boris Johnson sarebbe passato da carciofo sfogliato e battuto ripetutamente alla Camera dei Comuni ad un successo senza precedenti tranne quello della Thacher emula di Reagan? E chi avrebbe detto che la successione di Blair alla lady di ferro non avesse insegnato niente a Corbyn evitandogli un ritorno al veteromarxismo delle nazionalizzazioni ad ampio spettro disattendendo le condizioni necessarie per competere a livello dell’economia globale? Ritardatario, tiepido ed oscillante nel perseguire l’unica alternativa agibile quella europeista, Corbyn ha asfaltato un’autostrada per la nostalgia imperialista sottesa alla Brexit, senza se e senza ma, di un Johnson col sostegno incondizionato di Trump.

Eppure l’aria di tutta Europa in campo socialista registrava la grave crisi delle forze a sinistra a dare risposte convincenti ai nuovi scenari mondiali. Non è necessario rifarsi alla crisi dei socialisti in Germania nonostante la continuità della gestione di governo a livello interno ed europeo, sarebbe bastato un test più ridotto ma altrettanto significativo qual è stato quello italiano, punitivo nei confronti di ipotesi di riesumazioni di modelli tramontati. La dura smentita subita dai laburisti inglesi nei loro tradizionali collegi elettorali la dice lunga sulla inattualità velleitaria di Corbyn che è stato il turbo esterno aggiunto per il successo straripante di Johnson. Eppure basta pensare alle contraddizioni del vincitore per dedurre che la sua vittoria non sarà tutta rosa e fiori. Intanto perché la sua maggiore stampella, Trump, per rendersi autonomo dalla UE, potrebbe venire a mancare il prossimo anno, con l’alternanza dei democratici, interessati ad un multilateralismo all’altezza di nuove sfide anzicchè a rapporti bilaterali e quindi ad un frazionamento incapace di far fronte nelle aree regionali a potenze mondiali che si giocano il loro prestigio nei confronti del dissenso interno.

Uno per tutti emblematico quello di Hong Kong, che per avere un radicamento territoriale, potrebbe far esplodere in futuro altre richieste di autonomie, non compensabili con l’ampliamento della sfera d’influenza a livello mondiale. Intanto l’azione di garanzia delle autonomie nei confronti degli stati nazionali, che ha caratterizzato la UE. se dovesse venir meno, potrebbe fare esplodere l’unità britannica, dalla Scozia all’Irlanda del nord. Infine molto laborioso si preannuncia l’accordo sulle singole materie nella trattativa con l’UE, una preoccupazione su tutte che la Granbretagna non pensi lontanamente di diventare un paradiso fiscale a ridosso ed a spese dell’Europa.

Roca

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