venerdì, 27 Novembre, 2020

Il valore degli uomini

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Quando si mette a repentaglio la propria vita per un’altra vita la definizione che preferisco è quella di “uomo di valore“, ma non ci sono più le guerre Ottocentesche dove si riconosceva davvero all’avversario l’”onore delle armi”; consuetudine che si è protratta fino alla Grande Guerra, seppur nella sua drammaticità, tanto da farmi ricordare il capolavoro di Ermanno Olmi, nel suo “Torneranno i prati” del 2014, dove le scenografie non avevano nulla di cavalleresco.

Gesti e immagini che hanno lasciato traccia nella mia fantasia, oggi sembrano apparentemente scomparse. Sembrano perché il confronto non è più quello classico del campo di battaglia che evita le città. Oggi i duelli non sono più quelli del Barone Rosso, ardito e incontrastato campione dei duelli aerei, ma altri, non meno importanti e soprattutto significativi per la conquista del potere dell’uomo sull’uomo.

I pensieri naturalmente mi portano ad immaginare la sfida nel senso neoclassico, e quando a sfidare le intemperie sono quegli uomini che vanno a salvare altri uomini, come i naufraghi nei mari del mondo, allora, certo, riscopriamo nel principio quell’antico valore; così come lo scopriamo quando uno studente più preparato ne aiuta un altro che magari deve mantenersi agli studi facendo i lavori più umili.

Fortunatamente gli episodi che ci raccontano dell’esistenza degli “uomini di valore“ sono infiniti, perché infinito è l’amore del mondo che, senza retorica, vince sempre su coloro che impostano l’orologio della loro vita per truffare i propri simili, anche se penso che la truffa più esecrabile sia quella intellettuale.

Questi uomini sono gli uomini che del termine “valore” non conoscono nemmeno il significato e usano la rete per rubare; rubano idee, rubano per millantare ciò che non sono: copiano spudoratamente. E poco importa se vengono smascherati, in quanto avranno sempre la risposta pronta per dire che ci hanno messo del loro; anzi, osano di più, raccontano che perfino hanno fatto un favore a chi si è dannato a scrivere, o fare un progetto.

Ma l’esempio dell’ipocrisia più becera che ci raccontano stagna nel lavoro, quel lavoro che abbiamo relegato ai Paesi più poveri i quali lo svolgono per un misero piatto di minestra, ma poi – noi uomini d’Occidente – ce ne appropriamo legalmente, s’intende, spacciandolo per nostro solo perché le regole ci dicono che la paternità del manufatto spetta a chi per ultimo attacca un bottone o mette l’etichetta sul vestito, o perfino solo lo guardano, e come l’uomo Del Monte, dice “Si”.

Gli uomini di valore che si spendono sui campi di battaglia della vita riscattano l’uomo misero da quella stessa vita: sono coloro che la rendono illuminata dove tutto è spento. Per questo ricordiamo gli uomini d’onore, ne ricordiamo le gesta e ci immedesimiamo, sogniamo, di essere loro, ma questo è un bene perché almeno abbiamo l’onestà intellettuale di riconoscerne il valore.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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