venerdì, 18 Ottobre, 2019

Il vero senso dell’impegno pacifista di Amos Oz

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Di Amos Oz, scomparso a 79 anni pochi giorni fa, poco prima di Capodanno, l’ autore di capolavori come “Una storia d’amore e di tenebra” e “La vita fa rima con la morte”, si è detto, giustamente, che, come scrittore, giornalista e, piu’ in generale, intellettuale, è stato la coscienza critica d’ Israele. Nato a Gerusalemme, da famiglia di ebrei immigrati dall’Europa orientale, politicamente vicina al sionismo di destra del Partito sionista revisionista di Vladimir Jabotinsky, Oz (vero cognome : Klausner) si era orientato, poi, piu’ a sinistra Aveva sostenuto per decenni la causa dei laburisti, come esponente del sionismo moderato, e contrario al perpetuarsi dell’occupazione della Cisgiordania (da lui contestata, in un articolo sul giornale laburista “Davar”, già pochi mesi dopo la “Guerra dei Sei giorni” del 1967). Vicino negli anni ’80 al laburista Shimon Peres, era stato addirittura, insieme ad Eud Barak (divenuto poi Premier), tra i “papabili” alla successione alla guida del partito. Tra i fondatori, nel 1978, del Movimento pacifista “Peace now”, Oz però era stato sempre in prima fila a difendere Israele quando aggredita (dalle guerre del ’67 e del ’73, cui aveva direttamente partecipato, alla seconda Guerra del Libano, contro gli hezbollah filoiraniani, nel 2006).
Aderito negli ultimi anni, dinanzi alla crisi dei laburisti, al nuovo partito Meretz, Amos (che chi scrive, dopo averne sentito parlare dal giornalista Balfour Zapler, direttore di “Shalom”, periodico della Comunità ebraica romana, aveva conosciuto personalmente a Roma nel 2008, per la presentazione di “La vita fa rima con la morte”), negli ultimi anni aveva criticato fortemente la politica della destra di Netanyahu. Con i colleghi scrittori David Grossman e Abraham Yehoshua, al di là delle diverse posizioni politiche, aveva firmato una “Lettera aperta” al Governo israeliano, ripresa dalla stampa di tutto il mondo: in cui aveva esortato l’esecutivo a fare ogni sforzo per riprendere seriamente il processo di pace iniziato con gli accordi di Oslo e di Washington del 1992- ’93 e incagliatosi poi dal ’95, con l’assassinio di Ytzhak Rabin.

“Meno compreso – ha scritto, sul periodico “Bet Magazine-Mosaico”, il 4 gennaio, lo storico Claudio Vercelli – è invece il fatto che il suo è stato un dare voce alla dialettica tra posizioni diverse, ben presenti e radicate nella società israeliana. Dove peraltro non c’è scelta che non venga sottoposta a letture immediatamente critiche. Semmai il fondamento della concezione politica di Oz riposa sulla necessità di continuare a fornire ragioni etiche all’azione politica. Anche per questo motivo ha sempre voluto ricordare quale sia lo status delle minoranze” viventi in Israele; status che poi, al di fuori di Israele, è “una condizione pressoché permanente per l’ebraismo… Di una tale consapevolezza, ha quindi costantemente investito i suoi connazionali”. Analogamente, prosegue Vercelli, il discorso “sul suo essere un «pacifista» semmai indica non l’adesione preventiva e definitiva ad un’ideologia specifica bensì la ricerca di una negoziazione pacifica nei tanti conflitti aperti. Non solo con la comunità palestinese ma anche all’interno della società israeliana… Il lpragmatismo gli era connaturato (da qui la scelta, che ricordavamo, di firmare un appello al governo israeliano insieme a colleghi lontani dalle sue posizioni, come Grossman e, soprattutto, Yehoshua, N.d. R.); al pari di una fortissima vocazione a quel patriottismo costituzionale, ossia il rispetto delle comuni regole democratiche, senza il quale il fondamento etico d’Israele gli pareva destinato ad essere messo in discussione”.

“La politica si è spettacolarizzata”, aveva detto poi Oz, riferendosi un po’ a tutto il mondo, in uno dei suoi ultimi interventi, a Taormina nel giugno 2018, per la premiazione al Taobuk Festival; “e questo ha portato a un disastro enorme che diventerà ancora più colossale se non riusciremo a rivalutare in modo pervicace tutti i veri elementi della democrazia”.
“Un gigante dello spirito”: così ha definito Oz il Presidente israeliano Reuven Rivlin. che non a caso definiremmo quasi “un Oz delle destra”, essendo sempre stato Rivlin, prima che un conservatore, un politico fortemente rispettato da tutti, per la sua forte adesione (dimostrata, ad esempio, come Presidente della Knesset) ai princìpi generali della democrazia.

“Abbiamo perso un grande uomo di pace, di dialogo e di convivenza tra palestinesi e israeliani”: così ha commentato la morte di Oz Foad Aodi, fondatore delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), dell’Associazione Medici di origine Straniera in Italia(Amsi) e della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-Italia), esprimendo condoglianze alla famiglia e apprezzando il ruolo avuto dallo scrittore in modo coraggioso e obbiettivo, in questi anni, a favore del vero dialogo e della pace duratura, e della convivenza pacifica tra palestinesi e israeliani. “Abbiamo perso Amos Oz in un momento di crisi del processo di pace, e ci auguriamo proprio per questo di onorare il suo impegno e coraggio; dopo l’appello di Papa Francesco a favore della Pace. Ci auguriamo – conclude Aodi – che si possa finalmente e concretamente riprendere il processo di pace tra israeliani e palestinesi, realizzando il sogno di due popoli e due Stati”.

“…Anch’io ho una verità assoluta”, aveva detto Oz nel 2007, intervistato da Nuccio Ordine sul “Corriere della Sera”, in una sorta di sintetico testamento spirituale (ringraziamo, per aver rintracciato quest’intervista, Alessandra Benedetti, funzionario del Sistema Biblioteche del Comune di Roma). “Sono convinto che sia sempre un male infliggere dolore a qualcuno. Se dovessi sintetizzare tutti e dieci i comandamenti in un unico comandamento, in assoluto direi: non infliggere dolore a nessuno. Questo è il punto fermo della filosofia della mia vita. Il resto è relativo.”

Fabrizio Federici

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