martedì, 25 Febbraio, 2020

Il viola di Conte, la cravatta del cambiamento

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L’abbiamo vista durante l’intervista da Floris, a DiMartedì: una delle cravatte color violetto di Giuseppe Conte, dettaglio ormai sempre più frequente nei look del Presidente del Consiglio, che aveva optato per questa scelta cromatica già al suo debutto all’Onu, a New York, così come in occasione di alcuni eventi importanti, a partire da quel primo incontro bilaterale con un leader europeo, Macron, dopo la formazione del nuovo governo, o quando ha incontrato a Tirana il Primo Ministro della Repubblica d’Albania, Edi Rama, e il Presidente Ilir Meta.

Ma le cravatte color violetto del Presidente del Consiglio sono presenti in decine di altre situazioni, dall’attesa conferenza stampa con il ministro Patua dopo l’incontro con ArcelorMittal, alla comparsata televisiva da Vespa a novembre.

Giusta la temperatura del violetto (fredda), sia perché Conte è armocromaticamente freddo, sia perché un viola più caldo, pur mantenendo una certa eleganza, verrebbe percepito come più teatrale e, in un certo senso, audace. Cosa questa, dovuta all’alta percentuale di rosso (circa il 60%) presente all’interno delle varie sfumature di viola caldo, ossia prugna e melanzana. Il rosso è infatti un colore che va saputo dosare, sia che venga utilizzato da solo, sia quando è presente in altri colori, tant’è che in Italia viene tendenzialmente evitato da tutti i politici, salvo rari casi, mentre nella politica americana è nettamente più sdoganato; ricorderete la cravatta rossa di Trump nel giorno del suo insediamento alla Casa Bianca o i tailleur rossi di Hillary Clinton e Nancy Pelosi.

Tornando alla cravatta color violetto di Conte, è interessante anche il fatto che la sfumatura di colore scelta sia leggermente desaturata, che contenga, cioè, un velo di grigio. In tal modo si veicola al contempo un messaggio di dinamicità e di dignità intellettuale che ben si confà all’immagine pubblica e al ruolo istituzionale del Presidente. Un viola troppo acceso vorrebbe dire ostentare e avrebbe avuto tutto un altro impatto sullo spettatore.
C’è inoltre un legame tra il nobile colore viola e il simbolismo ecclesiastico, che Conte, autodefinitosi “un cattolico democratico”, probabilmente conosce bene.

Ma il viola è anche il colore del cambiamento e del rinnovamento. Non credo sia un caso che, durante il Conte I, il Presidente lesinasse sull’utilizzo delle cravatte di questo colore, a favore di quel blu medio-scuro tanto amato, guarda caso, da Matteo Salvini durante il suo periodo in carica come Ministro dell’interno e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Il navy e in generale le tonalità medio-scure di blu ispirano sicurezza e solidità morale, che è il motivo per cui le divise di Carabinieri e Polizia sono di questo colore. Ma, se usati in maniera massiccia, potrebbero veicolare messaggi di estrema rigidità e freddezza.
Dalla nascita del Conte II, il Presidente del Consiglio ha abbandonato le cravatte dai toni di blu troppo cupi e cerebrali, per lasciare il posto a cravatte azzurre o, in generale, di blu medio-chiari, talvolta addirittura in tonalità pastello o accompagnate da minuti motivi bianchi o magenta, da alternare alle cravatte color violetto, che sembrano comunque essere le sue preferite.
Le tonalità più chiare di blu sono infatti associate a libertà di spirito, armonia e leggerezza.

Conte ha via via dismesso quasi del tutto anche i seriosi abiti neri indossati durante la sua prima legislatura a favore di abiti blu, in modo da alleggerire in toto la propria immagine: da completo nero con cravatta blu scuro a completo blu con cravatta violetta o azzurra la differenza, a livello psicologico e visivo, è senz’altro importante!

Come se Giuseppe Conte si sentisse ora libero di mostrare la sua vera faccia.

Giulia Quaranta
Consulente di immagine e color consultant certificata, esperta di armocromia, scrittrice, speech writer e critico musicale. Collabora con Avanti! dal 2015, occupandosi soprattutto di comunicazione politica, e ha svolto un’attività di stesura e revisione di discorsi per conto di politici della XVII legislatura.

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Riguardo l'Autore

Giulia Quaranta è una consulente di immagine e color consultant certificata, esperta di armocromia, scrittrice, speech writer e critico musicale. Da sempre affascinata dal legame tra politica e comunicazione, lo racconta per le pagine di Avanti! dal 2015. Ha inoltre svolto attività di stesura e revisione di discorsi per conto di politici della XVII legislatura. Per 8 anni ha lavorato come critico musicale per svariate webzine ed è redattrice di Onda Rock, per cui cura recensioni, live report, monografie e speciali, e la pagina instagram ufficiale. Laureata in Lettere e Beni Culturali, ama la musica dal vivo, il mare, Caravaggio, le atmosfere cyberpunk, il giornalismo d’inchiesta, la politica, la sua Roma e le sit-com.

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