lunedì, 14 Ottobre, 2019

Il voto utile, Veltroni e gli ultimi sforzi di Villetti per salvare i socialisti

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Scrivere la storia del nostro partito e dei socialisti dopo il 1993, era un’idea che mi frullava per la testa da tempo e che cominciò a prendere corpo concretamente nel 2008.
Tra i passaggi più drammatici e interessanti vi era certamente quello che portò la sinistra nel suo insieme alla durissima sconfitta elettorale dello stesso anno. In quell’occasione la lista tutta socialista del Psi, segretario Enrico Boselli, smentendo non solo le aspettative diffuse nella base del partito, ma anche i sondaggi, non arrivò a superare la soglia dell’1%. Una sorpresa amarissima.
Come molti ricorderanno l’artefice di quella clamorosa sconfitta elettorale, il ‘killer’ politico della lista socialista, fu l’allora segretario del nascente Partito Democratico, Valter Veltroni.
Sua difatti la strategia dell’autosufficienza (che portò subito alla crisi del governo Prodi) e del cosiddetto ‘voto utile’ che lo portò a negare l’apparentamento in lista ai socialisti, ma a concederlo all’Italia dei Valori di Di Pietro.
E in quella stessa occasione Veltroni accettò anche di dare ‘ospitalità’ ad alcuni candidati del Partito Radicale di Marco Pannella, opzione che il Psi non poteva accettare.
Su questo snodo così importante mi misi a raccogliere articoli di giornale, interviste, e ogni sorta di testimonianza compresa quella che chiesi al carissimo Roberto. Mi sembra utile perché indirettamente testimonia quanto Roberto avesse a cuore le sorti del partito e dei socialismo, e i suoi sforzi continui per immaginare una exit strategy dall’abisso che si era aperto dopo tangentopoli.
L’ho ritrovata e ve la ripropongo integralmente.

“Caro Carlo,
la tua intenzione di raccontare la storia di questi ultimi 14 anni mi appare di grande interesse. Da parte mia hai sin da adesso un grande incoraggiamento e avrai una continua collaborazione. Pertanto voglio dare un’immediata risposta al tuo quesito. A questo proposito, l’incontro decisivo di Boselli e di Angius con Veltroni è durato assai poco ed io – come tu sai – non vi ho partecipato. Da quanto mi è stato riferito da Enrico Boselli non si è mai entrati nel merito né della entità delle candidature e tanto meno dei nomi. Sono circolate “voci” che ci sarebbe potuto essere un veto per gli ex comunisti e per De Michelis e che questo veto si sarebbe potuto concretizzare nella richiesta di escludere secondo le regole fissate dal Pd, con un’unica eccezione per Boselli, tutti coloro che avevano già fatto tre legislature piene (per l’esattezza equivalenti a quindici anni e, in questo caso, sarebbero rimasti esclusi Angius, De Michelis, Intini, Turci ed altri di minore livello). Mai, però, Veltroni ha avanzato queste ipotesi e comunque non lo ha mai fatto con me.
Per quanto riguarda la quantità, si poteva temere che fosse assai ristretta e simile a quella concessa successivamente ai radicali. Invece Veltroni ha posto un’altra questione molto più rilevante dal punto di vista politico: la confluenza dei socialisti nel partito democratico.
Neppure su questo aspetto cruciale si è mai aperta una trattativa. Boselli era determinato a presentare la lista socialista e non accettava alcuna subordinata a questa scelta strategica. Riteneva che avremmo superato il 2% e da questa base pensava di ripartire alle prossime europee, mettendo definitivamente fine alla stagione delle alleanze politiche ed elettorali da me sempre sostenute. Io gli avevo proposto di presentare la nostra lista con candidato premier Emma Bonino nella convinzione che questa mossa avrebbe riaperto i giochi. Del resto, io avevo mantenuto il gruppo della RnP come “base” per un’alleanza anche un po’ più larga nel caso fosse passata una nuova legge elettorale con una soglia del 3% (era una delle possibili mediazioni per la sua prima applicazione). La reazione di Boselli alla mia indicazione è stata ripetutamente e nettamente negativa nel contenuto e nei toni (ad uno di questi ‘confronti’ era presente Rapisardo Antinucci). Allora Rosy Bindi, incontrata casualmente nel Transatlantico, mi disse che in questo modo si sarebbe potuta riaprire la partita. Non so se la mia risposta sia stata esauriente: è ciò che io so su questo nostro drammatico passaggio politico ed elettorale.

Ciao
Roberto”

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