giovedì, 22 Ottobre, 2020

Ilva di Stato? ArcelorMittal annuncia altri esuberi

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Si è più volte paventata l’idea di nazionalizzare l’Ex colosso siderurgico Ilva, ma stavolta pare inevitabile, così come annunciato dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli.
“Noi ci aspettiamo un piano in linea con gli accordi di marzo, non 14 anni fa, capiamo l’incertezza nel mercato acciaio, non capiamo la profondità” con cui si farebbero i tagli, “cosa per noi inaccettabile”.
Ieri l’azienda ha fatto richiesta per una proroga della cassa integrazione ordinaria per 8.157 dipendenti dello stabilimento di Taranto. Nell’incontro in videoconferenza del 25 maggio scorso, alla presenza dei ministri Patuanelli, Gualtieri e Cataldo, l’Ad di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli aveva confermato gli impegni della multinazionale dell’acciaio a “mantenere l’integrità degli impianti di Taranto e la sua importanza a livello europeo”. L’azienda, che in base agli accordi con il governo ha facoltà di mollare l’ex Ilva a novembre pagando una penale, ha spiegato nella richiesta di Cigo di trovarsi “nelle condizioni di dover procedere a una riduzione della propria attività produttiva a causa dell’emergenza epidemiologica Covid-19 ancora in atto”.
Tant’è che il Ministro non sembra voler cedere con ArcelorMittal. “Se vuole andarsene, andasse” incalza il ministro, spiegando che in tal caso si applicherebbero “le clausole di uscita” previste dal contratto. E aggiunge: “Do per scontato che arriverà un piano non in linea con quanto discusso a marzo e con quanto si aspetta il governo”. Alla domanda sul possibile ingresso dello Stato con Cassa depositi e prestiti, Patuanelli afferma: “E’ quasi inevitabile”. Ad ogni modo oggi “non ci si può più permettere di ragionare su una crisi aziendale, Taranto forse è il tavolo di crisi più ampio ma se guardiamo al caso singolarmente facciamo un errore”. “Serve un piano strategico per la filiera”.
La cassa integrazione chiesta è ordinaria e la sua collocazione temporale si colloca tra l’attuale fase di cassa Covid, prorogata per 5 settimanedal 1° giugno, e l’ulteriore tranche di cassa Covid che l’azienda farà con tutta probabilità scattare da settembre.
ArcelorMittal, fa sapere che “si trova nella condizione di dover procedere ad una riduzione della propria attività lavorativa”, così come scrive il direttore delle risorse umane dell’azienda, Arturo Ferrucci, nella lettera ai sindacati. ArcelorMittal così spiega i motivi del nuovo ricorso. In primo luogo, rileva, viene la “emergenza Covid 19 ancora in atto in tutto il territorio nazionale ed internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini di calo di commesse e ritiro degli ordini prodotti”.
C’è poi, dice l’azienda, “il parziale blocco delle attività produttive, manifatturiere, distributive e commerciali che hanno reso difficilissimo, per altro, anche la chiusura degli ordini e delle fatturazioni”. Infine, ArcelorMittal evidenzia il “drastico calo registrato in questi mesi dei volumi e di conseguenza delle attività produttive, nonostante gli sforzi profusi per reperire nuove ed alternative occasioni di lavoro, tuttora in corso”.

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