giovedì, 24 Ottobre, 2019

Ilva, dopo il danno la beffa. Di Maio smentito dal contratto

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Nel giorno in cui al Mise c’è il Tavolo per l’Ilva, arriva una doccia gelata per il Capo del Movimento 5 stelle che viene smentito su quanto dichiarato riguardo agli acquirenti dell’acciaieria Ex Ilva, AncelorMittal. L’improvvisazione con cui l’esecutivo sta gestendo l’Ilva è lampante, ma stavolta sono in gioco anni di trattative, posti di lavoro e un impegno scritto. Nel tempo dei proclami lanciati e smentiti, ancora una volta scripta manent. Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio viene smentito dal contratto, per quanto concerne ‘il Piano Ambientale e l’immunità’, che dà ragione ad AncelorMittal, così come dimostrato in un articolo de Il Sole 24 Ore. «L’affittuario potrà altresì recedere dal contratto qualora un provvedimento legislativo o amministrativo, non derivante da obblighi comunitari, comporti modifiche al Piano Ambientale come approvato con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017 che rendano non più realizzabile, sotto il profilo tecnico e/o economico, il Piano Industriale», si legge nel contratto visionato dal giornalista Paolo Bricca.
Arcelor-Mittal può recedere dal contratto di affitto per ILVA siglato il 14 settembre 2018 dal ministro Luigi Di Maio, che modifica quello del 28 giugno 2017, se decade l’immunità. E quindi la minaccia di chiudere ILVA il 6 settembre non è campata in aria perché gli accordi integrativi del settembre 2018 prevedono la restituzione dei rami d’azienda ex Ilva se non saranno rispettate intese e garanzie del protocollo 2017.
Inoltre qualora cambiasse il piano ambientale, con la conseguente ricalibratura dell’attività economica e dunque con la revisione del punto di pareggio operativo nell’acciaieria, di nuovo ArcelorMittal potrebbe restituire le chiavi. “Il contratto è stato firmato quando a Palazzo Chigi c’era Paolo Gentiloni e al ministero dello Sviluppo economico c’era Carlo Calenda”, si legge su Il Sole 24 ore. “L’accordo di modifica è del 14 settembre 2018, quando a Palazzo Chigi c’era Giuseppe Conte e al ministero dello Sviluppo economico c’era Luigi Di Maio, entrambi ancora in carica. E, peraltro, è l’accordo di metà settembre 2018 a specificare in maniera certosina punto per punto. È con quel documento che Arcelor Mittal blinda la sua posizione”, viene specificato nell’articolo.
Dunque tutto quanto annunciato fino ad ora dal Vicepremier pentastellato non ha fatto altro che irritare Ancelor che potrebbe così decidere, come previsto da contratto, di lasciare la patata bollente dell’Acciaieria in mano al Governo.
Sempre oggi poi la Procura di Taranto ha disposto l’avvio delle operazioni di spegnimento controllato dell’Altoforno 2, uno dei tre dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva, perché sarebbe ritenuto pericoloso.

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