giovedì, 19 Settembre, 2019

Ilva e Alitalia. Nencini: “Dal Governo strategia fallimentare”

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Nonostante l’anno bellissimo sia oltre la metà i risultati stentano a vedersi, a cominciare da Ilva e Alitalia. Due dossier aperti sul tavolo del governo ma ancora lontani da una soluzione. A Taranto nessun accordo tra Arcelor Mittal e i sindacati. Fumata nera per l’incontro sulla Cassa integrazione ordinaria dall’ex Ilva per 1395 lavoratori dello stabilimento di Taranto. Secondo quanto riferiscono fonti sindacali che avevano chiesto il posticipo della cigo in vista degli incontri convocati dal vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio per il 4 e il 9 luglio, l’azienda ha deciso di partire ugualmente con la procedura, in programma proprio da lunedì. La cassa integrazione all’ex Ilva prende così il via per un numero massimo per 13 settimane e per il 17% della forza lavoro complessiva dell’acciaieria.

Una decisione presa per un contesto di mercato diventato complicato. Gli acquirenti dell’Ilva hanno deciso di ridurre la produzione in Europa, scelta che riguarda anche lo stabilimento di Taranto con un rallentamento da 6 a 5 milioni di tonnellate prodotte. Per Alitalia invece dopo la manifestazione di interesse di Lotito, patron della Lazio, è arrivata anche quella del gruppo Toto, che annunciato la discesa in campo.

“La conferma che la povertà non possa essere abilità per decreto – afferma in un post su Facebook il senatore del Psi Riccardo Nencini – arriva da due casi particolari: Ilva e Alitalia. Prima di tutto noi ci muoviamo in difesa dei lavoratori. Lo facciamo in maniera po’ diversa da come sta facendo Di Maio che ha preso tanti impegni ma non ne ha mantenuto nemmeno uno. Sull’Ilva chi rischia è il cittadino che vi lavora, alcune migliaia, non solo per il posto di lavoro ma anche per la salute. Oggi non sappiamo chi possa mettere le mani al recupero ambientale di un sito che va rimodernizzato, bonificato e soprattutto messo in sicurezza”.

“Su Alitalia – continua Nencini – si è partito un anno fa mettendola in capo a ferrovie. Soluzione che però non era sufficiente, allora si è interloquito con soggetti esterni vari. Ora nel decreto crescita leggiamo che il Mef, cioè i soldi dei cittadini italiani, deve mettere una buona parte dei denari per tenere in vita Alitalia. Una strategia completamente fallimentare”.

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