venerdì, 15 Novembre, 2019

Ilva: il presidente Ferrante non firma la nuova “Aia”. Taranto a rischio isolamento

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La nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale) è stata sottoscritta da tutti. Tutti tranne uno. Manca all’appello, infatti, un’unica firma. Quella del presidente dell’Ilva: l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Sembrerà strano, ma è proprio così. Il siparietto andato in onda nei giorni scorsi al ministero dell’Ambiente ha dell’incredibile. Rasenta il paradosso. Il soggetto giuridico che più di chiunque altro poteva trarre benefici dalla nuova disposizione amministrativa, nei fatti, ha scelto di tirarsi indietro. Rimanda al mittente l’accordo bollandolo come “penalizzante per gli obiettivi strategici dell’azienda nel breve e medio periodo”. Scelta, questa, che oltre a vanificare il lavoro del ministro Clini rende ancora più aggrovigliata la matassa dei rapporti tra la città di Taranto e il più grande stabilimento siderurgico d’Europa.

LA CINA E’ VICINA – Che fare ora? Come poter conciliare la nuova Aia con la decisione di sequestro dell’area a caldo adottata dalla magistratura lo scorso luglio? In molti sospettano che Riva non voglia più saperne di continuare a produrre acciaio nella città pugliese. Troppi limiti, troppa pressione attorno alla sua famiglia. Meglio vendere che tirar fuori tanti soldi per mettere a norma impianti vetusti e altamente inquinati. Magari ai cinesi dell’Heibi Group, secondo produttore mondiale di acciaio. Non è un mistero che il Porto di Taranto interessi importanti investitori asiatici. In questo modo il cerchio si chiuderebbe. In maniera indolore, senza inasprire ulteriormente un conflitto divenuto ormai insanabile. Le associazioni ambientaliste, dal canto loro, definiscono la nuova Aia “del tutto illegale”.

TARANTO A RISCHIO ISOLAMENTO – Posizioni minimizzate nel frattempo dal ministro Clini e derubricate, dallo stesso, nella categoria del “simbolismo esasperato”. L’impressione, alla fine, è quella che un ciclo si sia irrimediabilmente chiuso. Impresa e città comunicano a fatica, stentano a trovare un punto di equilibrio tra le posizioni in campo. In mezzo, con il cerino acceso tra le mani, sono rimasti gli enti locali: responsabili nel non aver denunciato una situazione che si conosceva da anni. Fallita la mediazione del governo, Taranto rischia seriamente l’isolamento. Con o senza Aia, la città appare sempre più come un dedalo inestricabile.

Vincenzo Carriero

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