giovedì, 29 Ottobre, 2020

Ilva, raggiunto l’accordo dopo il braccio di ferro Pd-Pdl. Mentre per i cinque stelle andrebbe chiusa subito

1

Ilva-TarantoL’Ilva è una sorta di metafora, un simbolo che rappresenta tante cose: la frattura tra la società industriale e quella dei servizi, il tramonto della centralità della fabbrica, la contrapposizione tra lavoro, ambiente e salute, l’avvento della globalizzazione. Ma soprattutto, il caso Ilva è un monito che ricorda ogni giorno all’Italia quanto i dati, le cifre e le perizie tecniche possano essere frutto di una visione molto “politica”. Come politico è il nodo che anima il braccio di ferro tra il Pd, rappresentato da Flavio Zanonato e Andrea Orlando, da un lato, e dall’altro il Pdl rappresentato da Maurizio Lupi. Un confronto sicuramente non facile visto che alle sette meno un quarto di sera Enrico Letta pone fine all’infinita “discussione tecnica” sul decreto Ilva e, a Consiglio dei ministri terminato da oltre due ore, il testo non è ancora definitivo.

LA TRATTATIVA – Lupi, infatti, ha avanzato l’ipotesi del rischio di incostituzionalità di un decreto che dispone l’espropriazione dell’azienda con la «sospensione della titolarità e del possesso delle quote o delle azioni». La paura è quella di creare il precedente di un’azienda commissariata sulla base di un’accusa, peraltro da dimostrare, di violazione della Autorizzazione integrata ambientale (Aia). E non piace nemmeno la nomina di due sub commissari, oltre al commissario straordinario, né quella di cinque esperti, tutti a carico dell’azienda. Infine, ma non certo per importanza, il Pdl valuta eccessivamente lunghi anche i 36 mesi di commissariamento a cui preferirebbe sostituire un intervallo di 12 mesi rinnovabili una sola volta. Alla fine, dopo un’estenuante trattativa, il decreto viene parzialmente modificato: Bondi dovrà essere rinnovato ogni dodici mesi e la sospensione del possesso viene stralciata. Il numeri di esperti scende a tre e resta un solo sub-commissario. Non tutte le richieste del Pdl vengono accolte. Tanto che dal Pd parlano di “compromesso ragionevole”.

IL MINISTRO, NON E’ UN ESPROPRIO – «Non abbiamo espropriato l’azienda, non ci è passato neanche per l’anticamera del cervello» e «il commissario non sostituisce la proprietà». Ha voluto mettere le cose in chiaro il ministro dello Sviluppo economico Zanonato, intervenendo sul caso Ilva. «Non è un’operazione contro la proprietà», ha sottolineato il ministro rispondendo alle accuse, provenienti da ambienti del centrodestra, che descrivono la decisione presa in Cdm come una sorta di anticamera dell’esproprio. «La proprietà sarà costantemente informata delle decisioni del commissario» e «potrà fare osservazioni sui progetti, quindi agire attivamente», ha aggiunto. Quanto alla scelta di Enrico Bondi come commissario, Zanonato ha detto: «E’ un manager di grande qualità. E non abbiamo voluto cambiarlo per mille motivi: per la grande fiducia, e perché siamo in presenza di una persona di grande qualità». Il ministro ha poi ribadito l’importanza dell’Ilva ricordando che «se non produce reddito abbiamo una Bagnoli due ma venti volte più grande».

I 5S RILANCIANO IL TUTTO E SUBITO – E sul caso Ilva intervengono le 5 stelle con proposte imperniate del più classico tutto e subito. Chiusura dell’area a caldo, reimpiego di parte dei lavoratori nella bonifica e garanzia del reddito di cittadinanza per tutti gli altri. Punto. Questa la proposta formulata dal deputato M5S, Diego De Lorenzis. L’esponente grillino ha, infatti, argomentato a sua proposta spiegando che «l’area a caldo, incompatibile con la salute, deve essere chiusa, perché è impossibile effettuare una bonifica ambientale mantenendo attiva la fonte inquinante». I deputati grillini hanno, inoltre, annunciato che sabato prossimo saranno a Taranto per incontrare i cittadini nell’ottica di una partecipazione pubblica e di una discussione in merito alle prospettive dell’impianto siderurgico Ilva. A conti fatti i cinque stelle propongono ai dipendenti Ilva la chiusura immediata (dalla quale non si potrà tornare indietro) degli impianti, ricollocare i dipendenti nella bonifica dell’area (pur non essendo loro operai specializzati in tal senso), sostituire i loro stipendi con un assegno di 500/600 euro mensili (reddito minimo di cittadinanza), dismettere l’ennesimo pezzo di industria che ha fatto glorioso il passato (neanche troppo lontano) del Bel Paese.

Roberto Capocelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply