giovedì, 22 Agosto, 2019

Imbarazzo F35. Dal “no” di bandiera al “sì condizionato”

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Dallo Stato Maggiore della Difesa smentiti i contrasti con il vertice politico. La Ministro Trenta tra inquietudini della base M5S ed il rispetto realistico degli impegni del programma JSF. Nuova ‘puntata’ della politicamente controversa questione dei cacciabombardieri F35. Dopo le notizie sui mancati pagamenti alla produttrice Lockheed Martin – che comunque verranno sbloccati a breve dal ministero -, vengono oggi smentiti dallo Stato Maggiore della Difesa i supposti contrasti tra il vertice politico di via XX Settembre e gli alti gradi delle Forze Armate sulla revisione del programma dei nuovi velivoli, così come varato a suo tempo.

Dopo che Francesco Grignetti su ‘La Stampa’ aveva descritto come non fosse esattamente gradito un nuovo cambio in corsa più o meno soft sulla vicenda dei caccia da parte degli alti gradi militari, e l’audizione del Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Generale Alberto Rosso, alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, puntuale è arrivata la smentita da parte di SMD.

In una nota di Palazzo Esercito, infatti, si sottolinea come non vi sia “alcuna divergenza” con la Ministro Elisabetta Trenta, anzi elogiata, e viene “destituito di ogni fondamento“ quanto riportato dal quotidiano torinese. Dallo Stato Maggiore della Difesa si aggiunge che “in merito a questo, così come agli altri programmi, ogni azione non potrà che essere intrapresa a valle dell’iter parlamentare e della decisione del governo”. Da Via XX Settembre è, inoltre, ricordato – una precisazione d’obbligo – che “le forze armate sono uno strumento tecnico al servizio del paese, dalla programmazione all’esecuzione dei programmi d’investimento, dalla pianificazione alla condotta di operazioni militari, il tutto sempre in seguito alle decisioni politiche ed ogni dichiarazione che possa apparire in controtendenza è strumentalizzata”.

In effetti, oltre che una puntualizzazione necessaria, non è una novità che la vicenda degli F35, nei suoi vari aspetti, dai costi, alle effettive qualità tecniche e soprattutto del loro numero, rappresenta un tema delicato che da sempre agita particolarmente la ‘base’ e la dirigenza del Movimento 5 Stelle, che da 10 mesi esprime, come tecnico di area, sia la ministro della Difesa, uno dei due sottosegretari, Angelo Tofalo, e, naturalmente, il Presidente del Consiglio, il professore-avvocato Giuseppe Conte. Peraltro, sia pur meno convulsamente, anche in altre forze politiche, specie nel centro sinistra, nel corso degli anni, si sono avute voci critiche e persino strappi sul programma Joint Strike Fighter.

In effetti, la partecipazione dell’Italia al JSF, una partnership internazionale che risale al Governo Prodi e che prevedeva in origine l’acquisto di 31 caccia F35 destinati al nostro Paese – e peraltro assemblati in territorio italiano, in provincia di Novara, dalla Divisione velivoli dalla nostra azienda leader nel settore, Leonardo – ha registrato sì le conferme del JSF da parte di tutti gli esecutivi che si sono poi succeduti dal 1998, ma vivendo una continua e periodica tensione all’interno delle diverse maggioranze parlamentari.

Era peraltro inevitabile che, con l’arrivo anche a Palazzo Baracchini di un esponente tecnico, pur realista e responsabile vicino al M5S – o ‘inner’ come Tofalo –, che deve comunque tenere contro delle sollecitazioni continue dei militanti e di alcuni dirigenti del Movimento più fantasiosamente idealisti e magari legati a idee di ipotetiche ed esclusive difese civili o persino anti-NATO o comunque nettamente contrari agli F35 in sé, provocasse inquietudini, se non frizioni tra base militante dei meet-up, i ‘portavoce’-eletti e l’esecutivo bicolore giallo-verde.

Una realistica prudenza da parte della Ministro Trenta sulla questione, con una revisione senza eccessivi strappi del programma F35, appare l’unica strada percorribile. Il “No agli F35”, già uno degli slogan-bandiera del Movimento, ora da far virare in un “sì condizionato” appare indispensabile, sia per la credibilità ed il rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia, sia per far comprendere ed accettare alla ‘base’ dei militanti orientati sulle parole d’ordine più radicali – già sottoposti a stress notevoli sul fronte TAV o per le visoni ed esternazioni opposte a M5Se del vice premier della Lega –, una soluzione minimamente accettabile.

Roberto Pagano

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