giovedì, 22 Ottobre, 2020

Immigrazione e politica

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immigratiNel sentire i “talk show” alla televisione avvertiamo tutti, credo, un crescente disagio. Perché ci pare di fronte non a semplici bugiardi, innati o per necessità, ma a persone che a furia di imbrogliare gli altri hanno finito per imbrogliare se stessi, producendo cortine fumogene che gli impediscono qualsiasi rapporto con la realtà.

Ora, la “sindrome da autoinganno” è particolarmente evidente -e particolarmente nociva – in materia di immigrazione. E la modestissima ambizione di questa breve nota è quindi, semplicemente di fornire qualche indicazione ai telespettatori perché evitino, nella misura del possibile, di esserne contagiati.

Per cominciare, attenzione a quelli che propongono nuove ricette o contestano, in radice, il fallimento delle vecchie. Il tutto, a partire dall’ipotetico convincimento (primo e più clamoroso esempio di autoinganno) che si tratti di un “problema”, suscettibile di essere “risolto”. Nell’Europa dei primi decenni del dopoguerra, poteva ancora sembrare così: uno sviluppo economico che avvicinava il sogno della piena occupazione, i turchi e altri extracomunitari che arrivavano e partivano a chiamata, i profughi e rifugiati politici  che arrivavano nel mondo libero da oltre la cortina di ferro, pronti per essere, ad uno ad uno, accolti e assistiti. Oggi qualsiasi rapporto razionale tra domanda e offerta è pressoché completamente scomparso: da una parte stagnazione e inoccupazione di massa; dall’altra un numero indefinito e potenzialmente infinito di persone in arrivo non per attrazione, ma per fuga di fronte a minacce reali quanto indefinite e infinite.

Una crisi mondiale ed epocale. Una crisi irrisolvibile. Che però potrebbe essere gestita in modo razionale da un’Europa aperta al confronto con il resto del mondo e non chiusa a riccio a rimorchio delle sue paure e dei meschini calcoli dei singoli stati. Come è oggi, rischia seriamente di rimanere.

E, allora, è il caso di sottoporre tutti quelli che contestano le vecchie strategie per proporne di nuove e mirabolanti a un doveroso “esame finestra”. Chiedete, per esempio, a chi dichiara con sussiego il fallimento e dell’integrazione e del multiculturalismo che cosa propone di fare: arrendersi all’Islam (incubo Fallaci)? Aprire una guerra di civiltà? Espellere, modello Spagna 1600? Seguirà una scena muta.

Oppure interrogate Salvini sull’”aiutateli a casa loro”. Magari facendogli notare che questa idea, se fosse posta concretamente sul tappeto, troverebbe l’ostilità generale. Degli europei che dovrebbero cacciare la grana e tanta; e, soprattutto, dei destinatari della sua offerta. Dei governi che dalle rimesse degli emigrati traggono risorse almeno dieci volte superiori a quelle derivanti dagli aiuti; e dei loro cittadini che vedono, in questo caso, che i soldi arrivano nelle tasche giuste. Non saprà come rispondervi.

E, per non fare sconti a nessuno, chiedete ai signori di Bruxelles e ai vari ministri dell’interno chiarimenti sull’operazione Frontex. E saranno costretti a rispondervi che il suo criterio ispiratore non è affatto ( a differenza di Mare nostrum) quello dell’accoglienza ma piuttosto quello del controllo e del respingimento. Chiedetegli, allora, come questi principi possano essere fatti valere in mezzo ad un mare in tempesta dove è impossibile distinguere i buoni dai cattivi, i veri profughi dai potenziali clandestini e in una condizione in cui non si sa dove e a chi rimandarli indietro e torneranno a fare scena muta. Anzi faranno di peggio: vi racconteranno, senza arrossire, che il loro obbiettivo è di combattere i cattivi scafisti: quasi che fossero loro all’origine della tragedia epocale che è sotto i nostri occhi.

Naturalmente lo scontro sull’immigrazione non è solo retorica e autoinganno. Dietro ci sono i mestatori e gli ipocriti ma anche gli uomini di buona volontà impegnati sul fronte del dialogo e della mediazione. I casi pietosi; ma anche i casi di successo, assai più numerosi. I razzisti, ma anche tanta povera gente che razzista non lo è affatto ma che vede nell’immigrazione, e in particolare in quella irregolare, l’ennesimo segno della sua perdita di controllo sul mondo che la circonda; e che, quando chiede aiuto, si sente fare la lezioncina da persone a cui non importa nulla dei suoi problemi. La clandestinità come categoria morale ma anche i clandestini, le ragioni che li rendono tali e gli impediscono di uscire dalla loro condizione e la grande rete di interessi, nel grande intreccio tra economia e criminalità che di tale condizione si avvantaggia. I buonisti e i cattivisti di professione; ma anche i realisti della politica e dell’economia. L’immediato, ma anche la prospettiva.

Ora, di tutto questo “anche” nella politica come spettacolo-rappresentazione non c’è quasi la minima traccia. Per la politica, quella vera, un vero e proprio suicidio; perché negare la complessità dei problemi ha sempre aperto la strada ai “terribili semplificatori”. E magari anche perché i sullodati semplificatori appartengono alla destra.

Alberto Benzoni 

 

 

 

 

 

 

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