mercoledì, 13 Novembre, 2019

Immigrazione. Salvini urla ma gli sbarchi continuano

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Manovra, Autonomie, migranti sono i temi che alimentano le tensioni tra M5S e Lega prima dell’arrivo del fatidico 20 luglio, la data oltre la quale si chiude la possibilità di nuove elezioni a settembre.
Su tutti e tre i punti, Matteo Salvini mette in campo un costante pressing sia sull’alleato Luigi Di Maio, sia sul premier Giuseppe Conte. Sulla manovra, in particolare, lo scontro tra il leader della Lega e il premier è aspro. Salvini ha annunciato un incontro per lunedì prossimo con i principali operatori economici del Paese, facendo pensare a un suo nuovo tentativo di blitz sulla Flat tax. La reazione di Conte non si fa attendere.
Conte si è fatto sentire direttamente con il vicepremier leghista ed ha avvertito: “La manovra si fa nelle sedi istituzionali con il premier e tutti i ministri evitando sgrammaticature istituzionali”.

In una trasmissione televisiva, poi, Salvini ha affermato: “Sono il vicepremier, farò l’incontro”.
Non sono solo i conti a surriscaldare il già bollente luglio giallo-verde. Sui migranti, dopo giorni di botta e risposta tra Salvini e il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, Conte ha deciso di prendere il pallino del gioco ed ha convocato, per mercoledì, tutti i ministri competenti a Palazzo Chigi.
In una lettera inviata ai ministri, il premier ha scritto: “E’ urgente coordinare le iniziative dei ministri competenti per evitare sovrapposizioni o malintesi che danneggerebbero l’azione del governo”.

Sul tema migranti, il pressing di Salvini è altissimo e, non a caso, già in serata il M5S ha provato ad accelerare sui tempi presentando ufficialmente un suo emendamento per la confisca delle navi al loro primo ingresso, e non più in caso di reiterazione, prevedendo l’uso delle navi sequestrate da parte della Polizia e delle Capitanerie di porto.
Però, si rischia che il termine per gli emendamenti, previsto oggi alle 15, slitti: in ballo c’è il nodo delle sanzioni alle navi che soccorrono, che la Lega vuole inasprire ma sul quale c’è più di una contrarietà nel M5S. A Palazzo Chigi, l’ennesima riunione fiume sulle Autonomie, prevista per questo pomeriggio, è slittata a giovedì.
La novità sarebbe che, rispetto a qualche settimana fa, M5S e Lega sul tema hanno cominciato davvero a dialogare. Ma i tempi restano lunghi, i nodi sono diversi e la possibilità che la riforma sia emendabile in Parlamento ormai viene presa in considerazione anche dalla Lega. Alla riunione, nella quale non vengono toccati i temi finanziari poichè Giovanni Tria è impegnato all’Eurogruppo, è il nodo-scuola ad emergere. La possibilità delle assunzioni dirette dei docenti e di fare concorsi regionali ha trovato ostacoli, oltre che nei sindacati, anche nel M5S, secondo cui così di creerebbero ‘scuole di serie A, B e C’.
Il sottosegretario Salvatore Giuliano ha ricordato ai leghisti come la norma sia incostituzionale: già nel 2013, infatti, la Consulta bocciò la proposta contenuta in una legge regionale lombarda. Più vicina, invece, l’intesa sulle concessioni di Autostrade e Ferrovie.
Secondo fonti del Ministero dei Trasporti, le grandi reti di trasporto dovrebbero restare nazionali così come la proprietà degli asset.
Per quanto riguarda le pensioni, dal M5S insistono su un punto: i livelli essenziali di prestazione vanno garantiti a tutti, così come va messo in campo il Fondo di Perequazione.
Dunque, giovedì, alle 8:30, Conte, Lega e M5S si rivedranno. Ma l’impressione è che neanche questa possa essere la riunione definitiva.
Il ministro per gli Affari Regionali ha assicurato: “Ci sono passi avanti, si procede a oltranza”.
Secondo Di Maio: “Si deve fare ma si deve fare bene”, mentre nella Lega è costante il pressing dei governatori del Nord e anche di una parte di FI. Giovedì se ne riparlerà, prima di un Cdm dove Salvini potrebbe chiedere di formalizzare la nomina del ministro degli Affari Ue.
Poi c’è la Flat tax, che il Vicepremier ha promesso agli italiani (al 15%, per il ceto medio) con tanto di contratto in tv, per intenderci ‘alla Berlusconi’ o ‘alla Trump’, e sulla quale il leader leghista difficilmente ammetterà deroghe. Ma le difficoltà non mancheranno.
Tria da Bruxelles ha spiegato: “Sono sempre stato convinto che l’imposizione fiscale vada riequilibrata riducendo la fiscalità diretta a favore delle imposte indirette”. Così Tria ha avvertito le parti del governo che per fare la flat tax, che ha in mente la Lega, si rischia di aumentare l’Iva.

Nel frattempo continuano gli sbarchi dei migranti sulle coste siciliane. Con un nuovo sbarco, 47 migranti, tra i quali dieci donne, sono approdati, intorno alle 2,30, nel porto di Pozzallo, a bordo di un pattugliatore della Guardia di Finanza. Secondo le prime informazioni non ci sono casi sanitari urgenti.
I migranti soccorsi su un barcone nel Canale di Sicilia erano complessivamente 53, ma sei di loro sono stati subito trasferiti a Lampedusa per problemi medici. Gli altri 47 sono stati dirottati su Pozzallo, anche perchè l’hot spot di Lampedusa è già saturo dopo gli sbarchi delle ultime ore.
Il vicepremier Matteo Salvini si è deciso a scrivere alla Tunisia. Nella lettera indirizzata al ministro degli Interni tunisino, Salvini ha scritto: “Sul fronte delle procedure di rimpatrio, vero modello di operatività, possiamo conseguire ancora più elevati livelli di efficacia attraverso rimodulazioni improntate ad una maggiore flessibilità con il ricorso a navi di linea”. Salvini, avrebbe segnalato la maggiore concentrazione di flussi dalla Tunisia, spiegando: “Bisogna rafforzare, anche con il sostegno europeo, le capacità di sorveglianza marittima, attraverso un sistema integrato basato su postazioni radar e strutture operative”.
Le multe a carico delle navi che non rispetteranno i divieti introdotti dal decreto sicurezza bis, ammonteranno a somme tra i 150 mila euro e 1 milione, rispetto alle cifre attualmente previste dallo stesso decreto che vanno da 10 mila a 50 mila euro. Lo prevede un emendamento al dl depositato dalla Lega a prima firma Igor Iezzi, capogruppo del partito in commissione Affari costituzionali alla Camera.
Il termine per presentare gli emendamenti al dl sicurezza bis nelle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera è stato fissato fino ad oggi pomeriggio alle 15. Tuttavia stamani alle 10,30 c’è stata la riunione dell’ufficio di presidenza delle due commissioni, vale a dire l’organo che decide il percorso del provvedimento in Commissione. L’eventuale slittamento dei termini per gli emendamenti, di cui si è parlato ieri, o la sua conferma.
Un altro emendamento della Lega al primo articolo del decreto sicurezza, prevede quanto segue: “Il ministro dell’Interno può altresì vietare il trasbordo o lo sbarco sul territorio nazionale di cittadini stranieri irregolari”. Lo stesso articolo prevede già che il Viminale possa “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, per motivi di ordine e sicurezza pubblica o se ci sono violazioni delle leggi di immigrazione vigenti”.

Ma Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa, ha chiesto di porre fine alla criminalizzazione delle ong e di rivedere il decreto sicurezza bis affermando: “Credere che non avere nessuno che cerca e salva le persone nel Mediterraneo sia un deterrente è dimostrato, non solo dai dati ma anche dai fatti, che non funziona, significa lasciar morire proporzionalmente in mare più persone. Unhcr si è già espresso in maniera molto specifica e precisa sul decreto sicurezza bis chiedendo che venga rivisto e soprattutto più in generale, e questo, non rivolto solo all’Italia, che cessi la campagna di criminalizzazione nei confronti delle organizzazioni non governative”.

I tentativi di sostituzione dello stato di diritto con uno stato di polizia sono sempre più pressanti da parte della Lega attentando ai principi democratici ed umanitari previsti dalla Costituzione della Repubblica italiana, oltre che dai principi dei Diritti universali degli uomini.
Non ultima, la volontà manifestata per difendere i confini nazionali dalle migrazioni schierando anche la Marina Militare, ossia un esercito bene armato contro dei poveri disperati totalmente disarmati ed indifesi. Atteggiamento che manifesta l’incapacità di governare il fenomeno secondo le norme internazionali, umanamente previsti, e sottoscritti anche dall’Italia. Nessun intervento diplomatico, da parte dell’attuale governo, è stato finora intrapreso con efficacia per risolvere le cause che alimentano il male oscuro delle migrazioni che avvengono in modo disumano: una tragedia dell’umanità che ha trasformato il mar Mediterraneo in un cimitero.
Nei prossimi giorni gli italiani sapranno se saranno chiamati a nuove elezioni, anche se ci sono molti interessi personali per tenerlo in vita fino a settembre del 2020. Nel frattempo, però, continuano le liti nella compagine governativa assumendo toni sempre più aspri come quella odierna tra Salvini e Spadafora.

Salvatore Rondello

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