sabato, 20 Luglio, 2019

Imprese con più di mille dipendenti: contratto di espansione e prepensionamenti

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Previdenza
LAVORO AI DETENUTI, SCONTO CONTRIBUTI INPS
Per tutelare il diritto al lavoro dei detenuti è necessario il concorso di tante figure professionali, che devono lavorare insieme, per non lasciare il percorso a metà. Infatti, il detenuto da solo, se non dotato di grandi risorse (sociali, familiari, economiche) è molto difficile che riesca a concludere il tragitto di reinserimento. Per tale motivo vanno quindi date in primo luogo risposte integrate e coordinate tra tutti gli operatori del privato e del pubblico, sia del Ministero della Giustizia sia degli Enti Locali, e questa è una delle sfide che, quando riesce, è dovuta spesso proprio alla volontà e ai buoni rapporti tra operatori. Non è possibile infatti pensare a prassi standardizzate, ogni percorso deve essere creato ad hoc per ogni persona, con il necessario coinvolgimento armonico degli attori coinvolti, nel rispetto delle procedure burocratiche e delle regole che ogni servizio si è dato.
Ciò premesso, a quasi 5 anni dall’entrata in vigore delle nuove regole (decreto ministeriale 148/2014), arrivano dall’Inps (circolare n. 27/2019 ) le indicazioni per la gestione degli incentivi disposti in favore delle cooperative sociali che impiegano persone detenute o internate negli istituti penitenziari e ammesse al lavoro esterno, nonché a beneficio delle aziende pubbliche o private che, organizzando attività produttive o di servizi all’interno degli istituti penitenziari, impiegano i medesimi soggetti (a fronte di convenzione con l’amministrazione penitenziaria).
La misura della sgravio attribuibile è pari al 95% delle aliquote contributive complessivamente dovute (quota parte azienda e quota parte lavoratore), con esclusione di alcune componenti espressamente individuate dalla circolare. Il decreto prevede, inoltre, il riconoscimento delle agevolazioni anche per periodi precedenti alla sua emanazione. Più esattamente la percentuale del 95% opera dal 2013 e vale fino a quando non sarà emanato un nuovo provvedimento.
Nella stessa circolare (la n. 27/2019) l’Inps precisa altresì che sono parimenti agevolate le assunzioni con contratto di lavoro subordinato sia a tempo determinato che indeterminato, incluso il tempo parziale, compresi i rapporti di apprendistato. Semaforo verde anche per il lavoro intermittente e per la somministrazione.
Il beneficio spetta per la durata del rapporto e fino a quando i lavoratori si trovano nella condizione di detenuti e internati; inoltre, dal 20 agosto 2013, lo sgravio contributivo compete anche per i diciotto mesi successivi alla cessazione dello stato detentivo, a condizione che l’assunzione della persona sia avvenuta mentre questi era ammesso al regime di semilibertà o al lavoro esterno. Laddove i soggetti non abbiano beneficiato della semilibertà o del lavoro esterno, lo sgravio è concedibile per i 24 mesi successivi alla cessazione dello stato detentivo, sempre che l’assunzione sia avvenuta mentre il lavoratore era in regime di restrizione.
Per essere ammessi all’operazione di cui si tratta, il datore deve versare regolarmente i contributi e rispettare le leggi (in materia di lavoro) e i contratti collettivi nazionali nonché quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Con riferimento ai principi sanciti dall’articolo 31, del Dlgs 150/2015, si prevede che gli stessi non debbano essere rispettati ma con un’eccezione: l’invio tardivo della comunicazione di assunzione fa
perdere il diritto allo sgravio, fino a che il datore non vi provvede. La facilitazione previdenziale è compatibile con l’incentivo assegnato a chi assume lavoratori in Naspi e con quello prefigurato per l’assunzione di disabili.
Per fruire dello sgravio dal 2019 in poi e quello arretrato (dal 2013 al 2018) è necessario inviare un’apposita domanda online (DETI-arr) tramite l’applicazione Diresco, con allegati dei documenti elencati nella più volte citata circolare di riferimento. In relazione al contingentamento annuo delle risorse, prima di procedere alla fruizione dell’incentivo si deve attendere l’autorizzazione dell’Istituto.

Per le imprese con più di 1.000 dipendenti
SCIVOLO DI 5 ANNI PER NUOVE ASSUNZIONI
Per le imprese con più di 1.000 dipendenti arriva il contratto di espansione. L’obiettivo è quello di agevolare le nuove assunzioni nei processi di trasformazione delle imprese. Il processo sarà accompagnato dalla possibilità di un prepensionamento anticipato di 5 anni con onere a carico dell’impresa e al quale il lavoratore potrà accedere su base volontaria. Il tutto all’interno di un contratto sottoscritto da ministero del Lavoro, impresa e sindacato con impegni precisi e verificabili. La misura è contenuta in un emendamento al decreto legge crescita da poco approvato dalla commissioni Bilancio e Finanze della Camera.
Il costo nel biennio per lo Stato è di 70 milioni. Rispetto alla precedente versione della norma, lo scivolo passa da 7 a 5 anni e si precisa meglio che l’adesione del lavoratore è solo su base volontaria.
La misura ha carattere sperimentale e riguarda gli anni 2019 e 2020. Vi potranno aderire le imprese con più di 1.000 dipendenti che hanno in atto processi di reindustrializzazione e riorganizzazione che comportano, in tutto o in parte, una strutturale modifica dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico dell’attività, nonché la conseguente esigenza di modificare le competenze professionali in organico mediante un loro più razionale impiego e, in ogni caso, prevedendo l’assunzione di nuove professionalità.
Obiettivo: consentire all’azienda di assumere nuovi lavoratori con professionalità specifiche, a fronte di una riduzione dell’orario di lavoro di altre professionalità in organico non più utilizzabili in modo proficuo.
Contratto: è prevista la stipula di un contratto di espansione tra azienda ministero del Lavoro e sindacati più rappresentativi sul piano nazionale e a livello aziendale. Il contratto deve prevedere il numero dei lavoratori da assumere e l’indicazione dei relativi profili professionali compatibili con i piani di reindustrializzazione o riorganizzazione; la programmazione temporale delle assunzioni; l’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro compreso il contratto di apprendistato professionalizzante. Il contratto inoltre deve indicare, relativamente alle professionalità in organico, la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro e il numero dei lavoratori interessati, il numero dei lavoratori che possono accedere al prepensionamento.
Prepensionamento: è prevista un’indennità di prepensionamento a carico dell’azienda a cui possono accedere i lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata, nell’ambito di accordi di non opposizione e previo esplicito consenso in forma scritta dei lavoratori interessati. In pratica, il datore di lavoro riconosce per tutto il periodo e fino al raggiungimento del primo diritto a pensione, a fronte della risoluzione del rapporto di lavoro, un’indennità mensile, ove spettante comprensiva dell’indennità NaSpi, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro, così come determinato dall’Inps. L’indennità di cui al periodo precedente è liquidabile anche in unica soluzione.
Riduzione orario lavoro: per i lavoratori che non si trovino nella condizione di beneficiare del prepensionamento è consentita una riduzione oraria che comunque non può essere superiore al 30% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati al contratto di espansione. Per ciascun lavoratore, la percentuale di abbassamento complessivo dell’orario di lavoro può essere concordata, ove necessario, fino al 100% nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di espansione è stipulato. La misura della contrazione dell’orario sarà comunque attuata entro i limiti di una spesa per lo Stato non superiore a 40 milioni di euro per l’anno 2019 e 30 milioni di euro per l’anno 2020.
Sindacato: è previsto l’impegno del sindacato, assieme all’azienda, nell’individuazione delle professionalità a rischio e nel favorire la riduzione oraria dei lavoratori affinché possano essere impiegati nei processi di riqualificazione e formazione con l’obiettivo di conservare l’occupazione.
Cigs: tutto il processo sarà accompagnato dal riconoscimento da parte dello Stato della Cassa integrazione straordinaria per 18 mesi.
Sottosegretario al lavoro Durigon – Con il contratto si prevede di garantire riqualificazione e nuove assunzioni di professionalità specifiche per circa 15.000 unità. E’ la previsione del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, padre della norma. “Per la prima volta – ha spiegato all’AdnKronos l’esponente della lega – forniamo alle imprese uno strumento innovativo in grado di accompagnarle nei processi di trasformazione e riorganizzazione. Si tratta di rendere il nostro sistema produttivo più efficiente ed efficace migliorando nel contempo la competitività delle aziende sul mercato”.
“Di fronte ad una realtà produttiva in rapida evoluzione, si consente alle aziende di assumere le professionalità specifiche necessarie e nel contempo ridurre l’orario di lavoro di quelle professionalità già in organico non più utilizzabili in modo proficuo”.

Falsi malati
TRUFFA ALL’INPS DA OLTRE UN MILIONE
Sequestro per oltre 1 milione di euro emesso dal Tribunale di Palermo nei confronti di 39 indagati per falso e truffa ai danni dell’Inps, tra cui due dipendenti dell’Istituto. Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, coordinati dalla Procura della Repubblica del capoluogo siciliano.
Le indagini, delegate dal Dipartimento ‘Pubblica Amministrazione’ della Procura della Repubblica traggono origine da attività di analisi dei flussi di spesa di enti pubblici risultati anomali, confermate in talune attività di accertamento interne degli ispettori dell’Ente di Previdenza Nazionale. Le investigazioni successivamente svolte hanno consentito di portare alla luce una vera prassi illecita, quasi un fenomeno di ‘costume’, che vedeva coinvolte decine di persone residenti a Palermo e provincia le quali, utilizzando documentazione medica falsificata, hanno beneficiato di particolari indennità economiche spettanti a pazienti colpiti da gravi patologie del sangue (talassemia major, talassodrepanocitosi e drepanocitosi).
Grazie all’incrocio dei dati in possesso dell’assessorato della Salute della Regione Siciliana e degli ospedali palermitani, è stato possibile individuare i pazienti che non solo non risultavano iscritti nel ‘Registro Siciliano delle Talassemie ed Emoglobinopatie’ – presso cui vengono registrati coloro che, per la natura delle patologie sofferte, effettuano trasfusioni con cadenza periodica – ma godevano in realtà di ottima salute. “Il meccanismo della truffa era semplice e talvolta grossolano. Bastava infatti un certificato medico a nome di medici, che in realtà non l’avevano mai sottoscritto, e timbri falsi. La documentazione veniva poi presenta all’ufficio Inps territorialmente competente”, dicono le Fiamme Gialle.
Ovviamente l’interesse non era quello di beneficiare delle trasfusioni, a cui sono costrette le persone purtroppo realmente malate, ma quello di ottenere la prestazione numeraria spettante per legge ai lavoratori affetti da talassemia major (morbo di Cooley) e drepanocitosi che, raggiunti i requisiti anagrafici e di contribuzione, hanno diritto a un’indennità annuale pari alla pensione minima erogata dall’Inps.
In una prima fase è stata acquisita, presso l’Istituto di previdenza, la documentazione di tutti i soggetti beneficiari nel territorio provinciale (103) dell’indennità in parola per complessivi euro 1.624.882. Le Fiamme Gialle hanno quindi accertato, nei confronti di 54 persone, indebite percezioni per 1,4 milione di euro mentre – in attività sinergica con la Finanza –
l’Inps avviava le procedure di recupero di parte delle somme illecitamente ottenute. Nei confronti di alcuni di loro, la Procura della Repubblica di Palermo, condividendo pienamente le prospettazioni investigative, ha richiesto e ottenuto dal competente Gip presso il Tribunale palermitano, l’emissione del provvedimento di sequestro preventivo, avente ad oggetto disponibilità finanziaria, beni mobili e denaro fino a concorrenza dell’importo da ciascun indagato oggetto di truffa.
I due dipendenti Inps coinvolti sono stati poi deferiti all’autorità giudiziaria con l’aggravante della violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, poiché assegnati all’ufficio che ha gestito le relative pratiche. In pratica, si erano autoassegnati – direttamente o per il tramite del coniuge, ma con le medesime modalità fraudolente – le stesse indennità previste.

Carlo Pareto

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