domenica, 7 Marzo, 2021
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Stress test per le banche europee: 11 bocciate

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Eu-bank-stress testMancano quattro giorni alla pubblicazione dei risultati degli stress test (detti anche programma di valutazione del capitale di vigilanza, ndr) condotti su 124 gruppi bancari europei, fra cui 15 in Italia, e la diffusione di alcune indiscrezioni sta già agitando gli operatori di Borsa di tutto il mondo. Nel frattempo le banche sono già state contattate sui risultati, attraverso “dialoghi di supervisione” con la Bce che prontamente frena la fuga di notizie, definendola “pura speculazione”. I risultati finali saranno trasmessi domenica 26 ottobre, otto giorni prima che la Bce diventerà – in modo ufficiale – organo di supervisione delle banche dell’euro zona: il prossimo 4 novembre partirà infatti l’unione bancaria europea con l’attività del Meccanismo unico di vigilanza (Muv).

Lo stress test delle banche è una valutazione della riserva di capitale per determinare se le organizzazioni bancarie più grandi dell’Ue hanno capitale sufficiente a reggere l’impatto di un contesto economico più difficile rispetto a quanto attualmente previsto. Secondo l’agenzia di stampa spagnola Efe – che cita diverse fonti finanziarie – a non superare l’esame di Francoforte saranno almeno 11 le banche, tra cui tre istituti italiani. In particolare il Banco Popolare, Banca Monte Paschi di Siena e Banca Popolare di Milano, tre istituti greci, due austriaci, una portoghese e uno cipriota. “Oggi le borse europee, dopo una seduta altalenante hanno chiuso in territorio positivo – salvo poi ritracciare alcune – nel dopo chiusura, influenzate dall’andamento negativo di Wall Street” spiega all’Avanti! Paola Pili, amministratore delegato della 3P SIM. 

Pili, è verosimile che a esser bocciati da Francoforte siano gli istituti bancari indicati nelle indiscrezioni dell’agenzia di stampa spagnola?

Innanzitutto, il fatto che sia stato un media spagnolo a diffondere l’indiscrezione sottolinea la sicurezza da parte della Spagna di essere esente da questo rischio. Credo sia molto verosimile, soprattutto per Mps (che quest’anno ha già fatto un aumento di capitale) e Popolare di Milano. Si tratta di istituti bancari che hanno avuto una serie di problemi – in particolare Mps, per la sua esposizione ai derivati, – e che dovranno rispondere in maniera appropriata alle richieste di ricapitalizzazione da parte della Bce.

C’è attesa per le prossime giornate?

Sì, soprattutto lunedì 27 sarà una giornata significativa per comprendere la situazione bancaria italiana ed europea. In questi 5 anni di consistenti iniezioni di liquidità da parte della Bce e delle banche centrali, gli istituti di credito invece di immettere nel sistema il denaro ricevuto, lo hanno tenuto sistemato nei depositi della Bce ovvero lo hanno incamerato nei loro bilanci. Questa massa di liquidità ha permesso alle banche di andare a ripianare le loro sofferenze precedenti ed esistenti.

Quali le conseguenze?

La banca dovrebbe essere preposta per operazioni di raccolta e impiego del denaro. Oggigiorno, invece, gli istituti bancari conseguono utili grazie al denaro a costo zero, e acquistando titoli azionari per fare rendimento. Numerose banche quest’anno – se conseguiranno degli utili – lo faranno grazie alla finanza. Ecco, questa ritengo sia una cosa aberrante. Le politiche delle banche centrali – fatte di immissione di liquidità e tassi a zero – si sono rivelate fallimentari. Oggi il Giappone si trova per la terza volta in recessione dal 2008. La Fed ha fatto la stessa cosa: ha immesso liquidità ininterrottamente, dal 2009 a oggi. Evidentemente per la Bce questi esempi non sono stati esaustivi, considerato che continua con lo stesso sistema.

Oltre all’esito degli stress test, il prossimo 4 novembre la vigilanza sulle banche europee passerà effettivamente alla Bce e al Meccanismo unico di vigilanza (Muv). Sarà l’inizio di una nuova era bancaria?

A me sembra fumo negli occhi. In 5 anni non hanno fatto una regolamentazione vera del sistema e delle banche. Non vedo perché questa supervisione, fatta di organismi di vigilanza debba avere valenza oggi o rappresentare una svolta, tale da determinare una nuova era bancaria. Gli interessi in gioco sono molto più grandi, intrecciati tra banche centrali, governi e banchieri. In questi anni le banche centrali, con le loro politiche monetarie non adeguate – basti ricordare che ci troviamo in una fase di recessione – hanno perso di credibilità. La manovra di regolamentazione potrebbe essere uno dei tanti tentativi per recuperare credibilità. Ma forse, ora, potrebbe essere tardi.

Silvia Sequi

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