venerdì, 26 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

In ballo non c’è Conte ma il futuro del Paese

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Sono francamente sconcertato dalla mediocrità del dibattito che nell’opinione pubblica si sta sviluppato intorno alla possibile crisi di governo. Il tutto sembra ridotto a un referendum pro o contro il presidente del consiglio Conte, mentre in ballo ci sono questioni molto ma molto più importanti. Non posso dire di essere un sostenitore di una crisi in un momento così complesso ma, nel corso della storia, non mancano corsi e ricorsi. Durante la prima guerra mondiale, nel 1916, al governo Salandra, che aveva portato il paese nel conflitto e non lo stava gestendo secondo le attese, andando in crisi, seguì un gabinetto di unità nazionale guidato da Paolo Boselli, che si occupò di rinsaldare un paese sofferente per gli esiti della spedizione punitiva austriaca. Vero è che stiamo parlando di un secolo fa, ma altrettanto vero è che la crisi odierna meriterebbe un occhio critico più attento e serio di una valutazione basata esclusivamente sulla simpatia o antipatia per i protagonisti. Il punto vero, infatti, è che in questo momento non c’è in ballo il destino del premier, ma il futuro del paese. Non i fondi europei ma come potranno essere gestiti. In ballo c’è il punto zero della salvezza d’Italia: il piano di ripartenza dopo la pandemia. La domanda che dovremmo tutti porci, quindi, è la seguente: questo esecutivo, così come è composto, ha le competenze per gestire il piano di ripartenza? Mi sento di avanzare delle riserve.

 

Mi pare che il Conte bis non abbia quell’insieme di qualità, nei componenti, tale da garantirci una indispensabile serenità. La mia affermazione è suffragata dal fatto che il presidente del consiglio abbia pensato a una cabina di regia di tecnici, presumibilmente per sopperire alla scarsa preparazione di molti suoi ministri. Non credo che Conte sia così presuntuoso da pensare di affiancare a collaboratori competenti, a modo di tutori, dei tecnici. Se lo ha valutato, significa che non considera molti suoi ministri all’altezza della sfida. Non ci voleva un premio Nobel per capirlo. A questo punto, allora, la strada, dato che mi sembra irrealizzabile un governo di larghe intese, con troppi partiti impegnati nella tattica di monetizzare alle prossime elezioni i consensi di pancia strappati in questi mesi, non vedo altra strada che una presa di coscienza da parte dei partiti di maggioranza che saranno costretti a mettere, nel prossimo esecutivo, i migliori pezzi del proprio repertorio. Solo così la presa di responsabilità sarà piena e totale. Un esecutivo politico con gli uomini di punta dei partiti di maggioranza mi pare l’unica soluzione possibile per uscire dall’impasse. Un ultima puntata su una scommessa difficile ma che non ha molte soluzioni di uscita dal vicolo cieco in cui l’esecutivo si è cacciato. Conte avrà la forza di giocare questa carta? O sarà costretto all’ennesimo complesso equilibrismo? O addirittura sarà sacrificato come un agnello sull’altare della salvezza? Quello che mi pare certo è che in questo modo non si potrà andare avanti. Da questa partita, decisiva per il futuro del paese, avremo anche la possibilità di misurare la statura politica del presidente del consiglio.

 

Leonardo Raito

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