lunedì, 24 Febbraio, 2020

In Catalogna arrivano agenti
delle unità anti-sommossa

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Catalogna agenti antisommossaIl governo della Catalunya ha presentato due ricorsi presso la Corte Costituzionale spagnola chiedendo “l’immediata revoca” del decreto di sospensione del referendum sull’indipendenza del 9 novembre, deciso lunedì corso. Come spiega il quotidiano El Pais, il ricorso ricorda una sentenza della stessa Corte Costituzionale nella quale veniva riconosciuto il “diritto a decidere” da parte della cittadinanza. Il Parlamento regionale ha poi approvato con 86 voti a favore e 48 contrari la formazione di una Commissione elettorale, nonostante la sospensione della consultazione rischi di rendere l’organismo di fatto illegale.

La mossa del governo di Madrid di ricorrere alla Corte Costituzionale per bloccare la spinta autonomista era del resto obbligata e altrettanto obbligata è stata la decisione della Corte; il voto del 9 novembre correrà quindi verosimilmente la sorte dell’unico precedente in materia – una consultazione promossa dall’ex presidente regionale basco Juan José Ibarretxe, bocciata sia dalle Cortes che dal tribunale, dal momento che in base alla Costituzione nessun governo regionale ha il potere di convocare un referendum.

Torna sul banco degli imputati lo statuto della Catalunya, non sembra infatti che la differenza legale sottolineata dal governo catalano – e cioè che si tratti di un referendum meramente “consultivo” – possa fare breccia in una Corte costituzionale da sempre orientata verso la difesa ad oltranza dell’unità dello Stato, come dimostrato dal suo intervento sullo Statuto di Autonomia catalano che costituisce peraltro una delle principali radici della crisi odierna.

L’Estatut approvato durante il governo Zapatero e approvato dal Parlamento a maggioranza socialista con un regolare iter parlamentare venne infatti denunciato da alcuni gruppi dell’ultradestra con l’appoggio del Partido Popular e fortemente limitato dalla Corte, i cui giudici sono a maggioranza conservatori: un “vulnus” che Barcellona non ha mai perdonato, e che il successivo governo conservatore non ha fatto nulla per sanare. Aggravando la situazione con una polemica legge sull’istruzione che – secondo la Catalogna – ha l’obbiettivo di promuovere l’insegnamento in lingua spagnola a dispetto del vigente bilinguismo scolastico; e nessuna mossa politica e finanziaria in materia fiscale equilibrio fiscale in grado di aumentare il grado di autosufficienza finanziaria della Catalogna.

Un muro contro muro che ha favorito l’ascesa dell’indipendentismo, in grado di mobilitare milioni di persone malgrado l’assenza di un serio dibattito sulle eventuali conseguenze di una secessione; di fronte all’intransigenza anche ideologica di Madrid il presidente catalano Artur Mas si trova ora ad un difficile bivio. Una prima possibilità è appunto quella di far svolgere comunque il referendum del 9 novembre, esponendo però gli organizzatori (e i membri dei seggi elettorali) ad eventuali sanzioni amministrative o penali; l’alternativa è rinunciare alla consultazione e trasferirne il significato politico a delle elezioni regionali anticipate, dalle quali tuttavia il partito di Mas, il conservatore CiU, rischia di uscire nettamente sconfitto dagli indipendentisti di Erc – uno scenario che non farebbe che radicalizzare lo scontro.

La terza forza in campo, i socialisti catalani del Psc, si sono infatti detti fautori della “terza via” del negoziato fra le parti per una maggiore autonomia, ma si trovano prigionieri fra l’incudine del Pp e il martello del Psoe: quest’ultimo, pur essendo un partito a statuto federale, non è certo disposto a guadagnare mezzo milione di voti in Catalogna schierandosi per il voto ma di perderne per lo stesso motivo molti di più a livello nazionale: il peso politico del Psc appare quindi secondario e rischia inoltre di perdere ulteriori consensi a sinistra a vantaggio di movimenti di protesta come “Podemos”. La partita di Mas quindi sembra quindi giocarsi sull’offrire a Madrid la possibilità di un negoziato – il cui esito positivo porterebbe di fatto a rinunciare al referendum – evitando la vittoria alle urne di un partito come Erc, da sempre indipendentista e che non avrebbe alcuna alternativa politica da proporre se non quella della temuta secessione.

Intanto circa 300 agenti delle unità anti-sommossa della polizia nazionale sono stati inviati dal ministero degli interni in Catalogna per rafforzare la sicurezza degli edifici dello Stato, nel caso in cui si producano incidenti. Gli agenti, che appartengono all’Unità di Intervento di polizia, si uniscono alle due unità antisommossa che operano in maniera permanente in Catalogna, con funzioni principalmente preventive.

Sara Pasquot

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