sabato, 4 Aprile, 2020

In Italia un esercito di poveri: per Confcommercio non un allarme ma già una realtà

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Confcommercio-poveriL’Italia è un paese di poveri. Lo dice Confcommercio che parla di cifre allarmanti supportate da dati Istat. Un’immagine che fa paura e che ricorda, se ce ne fosse bisogno, quale sia la portata della crisi che investe il Paese. La stima dell’associazione di consumatori stima, infatti, che, nel 2014, saranno oltre 4 milioni le persone indigenti, cioè che vivranno in uno stato di «assoluta povertà». Confcommercio ha ribadito che nel 2013 si supererà ampiamente i 3,5 milioni di poveri documentati ufficialmente dall’Istat per l’anno 2011, cioè oltre il 6% della popolazione.

UN QUADRO FOSCO – Cifre che, appunto, danno il polso della gravità della situazione già in valore assoluto, ma ancora di più se analizzate comparativamente: nel 2006, infatti,  solo il 3,9 per cento della popolazione era catalogato come povero dall’Istituto di statistica. «Il nuovo quadro macroeconomico – ha osservato il direttore dell’ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella – sintetizza la nostra visione prospettica dell’economia italiana. Non siamo ottimisti. Tutte le variabili economiche sono in peggioramento dal 2007. Meno occupazione, produttività stagnante e pressione fiscale particolarmente elevata implicano minori consumi. Pertanto, correggiamo al ribasso le nostre previsioni sul Pil del 2013 (-1,7%); indicavamo -0,8% cinque mesi fa».

IL PICCO IN BASSO – Bella continua con la sua analisi: «rispetto al 2007, picco pre-crisi, la riduzione di prodotto pro capite reale sarebbe, alla fine di quest’anno, pari al 10,7 per cento». Gli investimenti, sottolinea Confcommercio, saranno in flessione né è possibile ipotizzare un ulteriore incremento della propensione al consumo. Dunque, in presenza di un reddito calante, la flessione dei consumi nel 2013 potrebbe essere di notevole entità: l’ufficio studi indica un valore di -2,4% contro la precedente previsione di -0,9.

SENZA UNA RIFORMA DELLO STATO SI CADE NEL BARATRO – E, secondo l’analisi del direttore dell’ufficio studi Confcommercio, il futuro non serba nulla di buono. «L’anno prossimo – aggiunge Bella – in assenza di una (improbabile) riforma della nostra organizzazione dello Stato, del fisco e dell’economia in generale, il prodotto lordo tornerebbe a crescere soltanto poco più di un punto percentuale, una quantità insufficiente a fare recuperare al Paese quanto perduto nel 2013. Con queste valutazioni, la perdita di consumi reali per abitante alla fine del 2014 rispetto al picco del 2007, sarebbe pari al 9,7%, equivalente a una riduzione, ai prezzi del 2012, di circa 1.700 euro pro capite». Confcommercio sottolinea, inoltre, quanto centrale sia il tema del lavoro che dovrebbe essere il cuore di «qualunque seria strategia di uscita dalla crisi strutturale. Una parte della progressiva marginalizzazione economica che il nostro Paese subisce è spiegata proprio dalla scarsa partecipazione al mercato del lavoro».

LA CENTRALITA’ DEL LAVORO – E per capirne la centralità basti considerare che «nel complesso, in Italia, su 100 persone ne lavorano 38; sono oltre 49 in Germania». Per rimanere alla disoccupazione giovanile, riguardo all’anno 2011, quindi prima di un periodo di forte aggravamento della crisi, in Spagna nella fascia 15-24 anni era pari al 43% e raggiungeva picchi di oltre il 50% in alcune regioni. «Per l’Italia – spiega Confcommercio – la situazione è soltanto un po’ meno grave: in Campania e Sicilia la disoccupazione giovanile era nel 2011 più prossima al 45 che al 40%. La Germania, nei casi peggiori, è a un terzo dei nostri valori. E’ del tutto chiaro, quindi, che la crisi economica confina ormai con la crisi sociale. Non si tratta di lanciare allarmi – è la riflessione di Confcommercio – ma di considerare i dati per quello che sono».

Roberto Capocelli

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