venerdì, 23 Agosto, 2019

Inail. Nei primi sei mesi del 2019 una vera e propria strage sul lavoro

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Informazioni previdenziali
LAVORATORI DIPENDENTI: GLI INDICI 2019
Sono tutti coloro che prestano la loro attività alle dipendenze di altri. Secondo le modalità normate dalle attuali disposizioni vigenti in materia, Il prelievo dei contributi avviene direttamente dalla busta paga: il datore di lavoro trattiene una somma dalla retribuzione per poi versarla all’Inps.
Il sistema di previdenza dei lavoratori dipendenti, iscritti nel regime generale dell’Inps, è infatti finanziato attraverso una corresponsione degli oneri assicurativi rapportati, per la maggior parte delle categorie, alla reale retribuzione e, per le altre, a compensi cosiddetti convenzionali. Il contributo è per definizione “obbligatorio”, in quanto dovuto per legge, indipendentemente da eventuali accordi tra le parti. Le quote contributive da versare vengono calcolate in percentuale sugli stipendi ricevuti: una parte è a carico dell’azienda e una parte a carico del lavoratore. La retribuzione è formata da tutto ciò che il lavoratore percepisce, in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta. Tuttavia alcune voci sono escluse dagli emolumenti in questione e non sono pertanto soggette a gravame assicurativo come per esempio: gli assegni familiari, le somme spese per le borse di studio, gli asili nido e le colonie a favore dei familiari dei dipendenti, il trasporto collettivo del personale anche se affidato a terzi. I contributi devono essere corrisposti ogni mese dalle aziende tramite il modello di versamento unificato “F24” e sono dichiarati all’Istituto di previdenza con l’attuale denuncia mensile degli oneri contributivi e retributivi denominata Uniemens. Si tratta, in pratica, del passaggio, in un unico documento telematico, delle notizie che i datori di lavoro erano precedentemente tenuti a fornire mediante i due separati flussi costituiti dai modelli DM10/2 ed Emens: attraverso il primo venivano comunicati i dati contributivi in forma aggregata (cioè con riferimento al complesso dei lavoratori presenti in azienda, distinto per categorie ed espresse in forma numerica). Mentre con il modello Emens, invece, venivano indicati in forma individuale e nominale, i dati retributivi riferiti al singolo lavoratore.
Con l’avvio (nel 2010) del nuovo sistema è però cambiata radicalmente l’operazione che ha tra l’altro comportato un positivo aumento delle informazioni individuali messe a disposizione dell’Inps per svolgere compiutamente e tempestivamente le proprie funzioni istituzionali.
Con la trasmissione unica dell’Uniemens che contiene – come detto – i dati retributivi riferiti ad ogni lavoratore dipendente e le informazioni necessarie al calcolo della contribuzione dovuta, si favorisce, infatti, come ulteriore effetto derivato, l’aggiornamento rapido delle posizioni assicurative individuali utili ai fini dell’eventuale erogazione delle prestazioni qualora richieste.
Quanto si paga? I contributi per la pensione sono calcolati sulla retribuzione lorda del lavoratore dipendente. Nella generalità dei casi la percentuale globale è pari al 33%. Sono tuttavia previste apposite soglie da rispettare tassativamente. Vale a dire cioè la retribuzione da assumere come base per il computo dei contributi del dipendente non deve essere inferiore alla retribuzione minima stabilita da leggi, regolamenti, contratti collettivi nazionali o da accordi collettivi o contratti individuali. Di conseguenza, non possono essere versati all’Inps contributi al di sotto di determinati limiti annui stabiliti dalla legge, i cosiddetti minimali. Essi cambiano di anno in anno in base agli indici Istat di variazione del costo della vita. Per il 2019 il minimale è pari a € 205,20 settimanali, cioè € 10.670,40 annui. Se l’Impresa datoriale corrisponde comunque un importo inferiore, il lavoratore si vedrà ridotta l’anzianità previdenziale in misura proporzionale alla cifra versata. Al contrario, il massimale è il limite di retribuzione oltre il quale gli oneri assicurativi non sono più dovuti. Esiste solo per i lavoratori a cui si applica il sistema contributivo cioè coloro: che si sono iscritti per la prima volta all’Istituto a partire dal 1° gennaio 1996; o che, pur essendo iscritti all’Ente prima del 1996, scelgono di andare in pensione con il sistema contributivo. Anche il massimale varia di anno in anno in base agli indici Istat di variazione del costo della vita. Per il 2019 il limite massimo oltre il quale non scatta più l’obbligazione contributiva per la pensione è pari a € 186.919,00 annui. Per i lavoratori più anziani, il massimale influisce solo sui periodi contributivi successivi alla data in cui è stata esercitata l’opzione per il sistema contributivo.

Lavoro
VIA LIBERA ALL’ASSUNZIONE DI OLTRE 53MILA DOCENTI
Via libera all’assunzione di 53.627 docenti. Il ministero dell’Economia, tramite la Ragioneria Generale dello Stato, ha dato il via libera all’assunzione del personale docente per il prossimo anno. Le assunzioni, spiega il ministero, rientrano nella procedura di autorizzazione al reclutamento del personale docente, e seguono la proposta del ministero dell’Istruzione, che all’inizio del mese aveva formulato una richiesta di autorizzazione per assumere 58.627 unità, corrispondenti ad altrettanti posti vacanti e disponibili in dotazione organica.
Nella istanza, precisa il Mef, ”non veniva tenuta in considerazione la marcata riduzione delle iscrizioni degli alunni, registrata specie nell’ultimo biennio, connessa con il calo della natalità”.
Al riguardo il dicastero ha più volte evidenziato che, come previsto dalla legge, le dotazioni organiche complessive e la distribuzione delle stesse tra le regioni ”sono definite specificamente in base al grado di densità demografica e alla previsione dell’entità e della composizione della popolazione scolastica”. Alla luce delle interlocuzioni tecniche, il ministero dell’Istruzione ha fatto pervenire il 23 luglio scorso una nuova richiesta per complessive 53.627 unità sulla quale la Ragioneria Generale dello Stato, lo scorso 25 luglio, ha comunicato di non avere ulteriori osservazioni da formulare.

Inail
IN AUMENTO I MORTI SUL LAVORO AL CENTROSUD
I recenti dati Inail confermano che anche nei primi sei mesi del 2019 è in atto una vera e propria strage sul lavoro con 482 morti, 13 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, facendo segnare un +2,8%. Colpiscono, in particolare, i dati relativi all’Italia centrale e meridionale, in cui troviamo 13 eventi in più al Centro, da 91 a 104, e 15 in più al Sud, da 87 a 102”.“
Morti sul lavoro soprattutto al Centrosud
Dall’analisi territoriale emerge un aumento dei casi mortali solo nell’Italia centrale e meridionale: 13 in più al Centro (da 91 a 104), 15 in più al Sud (da 87 a 102) e 14 in più nelle Isole (da 34 a 48).
Nel Settentrione si rileva, invece, una diminuzione di un caso nel Nord-Ovest (da 124 a 123) e di 28 nel Nord-Est (da 133 a 105). A livello regionale, spiccano i 16 infortuni mortali in più denunciati in Sicilia e i 20 in meno in Veneto. L’analisi di genere mostra, nel raffronto tra i primi sei mesi del 2019 e del 2018, un andamento opposto tra i due sessi: 23 casi mortali in più per gli uomini (da 418 a 441) e 10 in meno per le donne (da 51 a 41). In ulteriore ascesa le denunce di infortunio con esito mortale per i lavoratori comunitari (da 24 a 33) ed extracomunitari (da 54 a 58), mentre si conferma il dato per gli italiani, con 391 casi mortali denunciati in entrambi i periodi. Dall’esame per classi di età affiorano incrementi nella fascia 45-54 anni (+41 casi) e in quella 20-34 anni (+22), a fronte di 12 decessi in meno per i lavoratori tra i 35-44 anni e di 30 in meno per quelli tra i 55 e i 64 anni. Nel primo semestre 2019 tra gli under 20 si registra una denuncia di infortunio con esito mortale, rispetto ai nove casi denunciati nel 2018 tra gennaio e giugno. In entrambi i primi semestri sono avvenuti nove incidenti ‘plurimi’, espressione che indica gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori, con 23 vittime tra gennaio e giugno dell’anno scorso e 18 nei primi sei mesi del 2019, queste ultime tutte in ambito stradale.
Salgono le malattie professionali
Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sei mesi di quest’anno sono state 32.575, 354 in più in confronto all’analogo lasso di tempo del 2018 (+1,1%). Le patologie denunciate sono cresciute soltanto nella gestione industria e servizi, da 25.161 a 25.767 (+2,4%), mentre sono calate in agricoltura, da 6.675 a 6.462 (-3,2%), e nel conto Stato, da 385 a 346 (-10,1%).
A livello territoriale, l’aumento ha riguardato il Centro (+1,9%), il Sud (+0,3%), le Isole (+3,6%) e il Nord-Est (+0,4%). Il Nord-Ovest si distingue, invece, per un calo dello 0,6%. In ottica di genere si rilevano 221 denunce di malattia professionale in più per le lavoratrici, da 8.644 a 8.865 (+2,6%), e 133 in più per i lavoratori, da 23.577 a 23.710 (+0,6%). In ascesa sia le denunce dei lavoratori italiani, che sono passate da 30.170 a 30.306 (+0,5%), sia quelle dei comunitari, da 674 a 766 (+13,6%), e dei lavoratori extracomunitari, da 1.377 a 1.503 (+9,2%).
Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (19.019 casi), del sistema nervoso (3.314, con una prevalenza della sindrome del tunnel carpale) e dell’orecchio (2.187) continuano a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dalle patologie del sistema respiratorio (1.327) e dai tumori (1.226).
Oltre 200 le denunce di malattie connesse ai disturbi psichici e comportamentali e di quelle della cute e del tessuto sottocutaneo, mentre i casi di patologie del sistema circolatorio sono risultati 131.

Carlo Pareto

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