giovedì, 22 Ottobre, 2020

Inail, un piano Marshall per salute lavoratori e sistema Paese

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Precisazioni Inps
SU COMPENSO TRIDICO FALSITA’
L’Inps è intervenuto di recente in ordine agli emolumenti corrisposti al presidente Pasquale Tridico relativi al suo incarico nell’Istituto, precisando “che il compenso attuale del presidente Tridico è fissato in via provvisoria in circa 62mila euro lordi all’anno, circa il 40% in meno del precedente presidente; infatti il decreto interministeriale del 14 marzo 2019 stanzia complessivamente 103mila euro annui lordi per il prof. Tridico e per il suo vice, che sono stati ripartiti, rispettivamente, in 62mila e 41mila euro annui lordi”. Così si è ufficialmente espresso in una nota l’Inps riguardo ad alcune notizie diffuse da organi di stampa. Un futuro decreto ministeriale, sicuramente non l’Inps, rileva ancora l’Ente di previdenza, “indicherà la misura dei compensi per tutti i componenti del Cda. Affermare che il presidente Tridico si è aumentato lo stipendio è, dunque, semplicemente falso”.
In aggiunta nella stessa informativa viene ulteriormente precisato che il bilancio dell’Inps “si compone, per circa il 99%, di entrate e uscite istituzionali. Le uscite sono vincolate e decise dal legislatore, anche nella misura, e sulle stesse gli organi di gestione non hanno alcun potere discrezionale”. Nel rispetto delle leggi l’Istituto, si legge ancora nella nota, “ha, peraltro, posto in essere misure organizzative e di contrasto alla evasione contributiva, realizzando, negli ultimi anni, un incremento delle entrate effettive. E’, tuttavia, evidente che eventuali avanzi o deficit del bilancio sono legati a scelte legislative e si ricorda, inoltre per ogni opportunità, che, sulla legittimità degli atti posti in essere dall’Inps, vigilano costantemente il Collegio dei sindaci, il Magistrato della Corte dei Conti e i Ministeri competenti”.

Bettoni (Inail)
PIANO MARSHALL PER SALUTE LAVORATORI E SISTEMA PAESE
“I dati sull’andamento infortunistico dimostrano che si deve fare di più. Finché ci sarà un solo morto nei luoghi di lavoro, non avremo mai fatto abbastanza. Purtroppo, anche nella nostra moderna società tecnologica, il fenomeno degli infortuni sul lavoro è un dramma che continua a minare ogni principio minimo di civiltà. Molto è stato fatto, e il contributo di Inail, nell’ultimo decennio, nei limiti del suo ruolo, è stato importante, ma tanto rimane ancora da fare”. Lo ha recentemente detto all’Adnkronos/Labitalia, il presidente del’Inail, Franco Bettoni.
“Penso nel futuro – ha precisato Bettoni – a un’alleanza per una grande battaglia di trasformazione culturale del Paese tra istituzioni e società civile: la politica, i diversi soggetti pubblici con le purtroppo frammentate competenze in questo settore, a livello nazionale e regionale, le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro, il mondo della scuola e della formazione, ma anche il variegato tessuto associativo che in Italia ha spesso costituito il motore propulsore di importanti mutamenti sociali e culturali”.
“E penso che Inail – ha ulteriormente spiegato il presidente dell’Inail – possa svolgere un ruolo determinante in questo ‘piano Marshall’ contro gli infortuni sul lavoro, proprio per la sua collocazione istituzionale e per le funzioni che svolge, preziosi punti di snodo per la tutela di importanti interessi collettivi”.
“L’Inail – ha ancora puntualizzato – con il bando Isi 2019 continua la sua opera iniziata nel 2010 stanziando ancora risorse per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Dal 2010 al oggi sono stati messi a disposizione del sistema imprese 2 miliardi e 400 milioni di euro. I fondi stanziati con le prime nove edizioni del bando Isi hanno permesso di finanziare la realizzazione di quasi 32mila progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza all’interno delle aziende, che nella maggioranza dei casi sono stati presentati da micro e piccole imprese”.
“Tra i progetti – ha evidenziato Bettoni – ammessi al finanziamento del bando dello scorso anno, in particolare, circa tre su quattro sono stati presentati da aziende con meno di 15 dipendenti. Lo strumento finanziario ha dimostrato di saper venire incontro alle esigenze di quelle imprese per cui è più gravoso sostenere gli oneri della sicurezza”.
“Il bando Isi – ha commentato – ha dato prova così anche di essere un eccellente volano per l’attivazione di circuiti virtuosi, fornendo un sostegno tangibile di cui ha beneficiato quel tessuto imprenditoriale che rappresenta il motore del nostro sistema produttivo. L’investimento per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori è stato indirettamente un investimento per la stessa produttività delle aziende e il sistema Paese in generale. E’ questo il concetto su cui bisogna insistere. Occorre far passare il messaggio che la prevenzione non è solo un costo per le imprese e la finanza pubblica”.

Pubblica Amministrazione
DADONE: NON SOLO SOLDI PER PREMIARE IL MERITO
Non solo soldi per premiare i dipendenti pubblici con ruoli di responsabilità che si distinguono nel lavoro. Il riconoscimento può anche avvenire tramite anche altri canali. L’indicazione è nelle nuove linee guida per la misurazione delle performance, cosiddette pagelle. “E’ importante non puntare soltanto sul premio di carattere monetario. Anzi, spesso l’autostima e il senso di appartenenza del dipendente pubblico si rafforzano più con altre forme”, con “meccanismi premiali reputazionali, di coaching e mentoring interno”, ha recentemente spiegato sui social la ministra Fabiana Dadone.
Non a caso nel documento sulle linee guida si legge: “la pratica organizzativa restituisce la fotografia di una generale ‘neutralizzazione’ degli incentivi monetari quale strumento di valorizzazione del merito in quanto da un lato il trattamento accessorio, in linea con quanto già evidenziato sulla differenziazione dei giudizi, viene percepito come parte integrante della retribuzione del dipendente pubblico, dall’altro, le risorse destinate al Fondo e all’erogazione della premialità da parte delle amministrazioni sono in molti casi realmente esigue”.
Ecco che, si suggerisce, appare “fondamentale affiancare ai tradizionali meccanismi di rewarding non solo strumenti di incentivazione non monetaria, ma soprattutto una più efficace attivazione delle altre leve organizzative disponibili, utili a creare quell’orientamento allo sviluppo e alla valorizzazione del singolo dipendente che di per sé costituiscono un elemento motivante per i dipendenti pubblici”. Al riguardo, viene rimarcato, “risulta fondamentale rinforzare il legame tra esiti della valutazione e attribuzione di incarichi (dirigenziali e di posizione organizzativa) nonché attivazione di percorsi formativi e di sviluppo ad hoc per il singolo valutato”. Allo stesso tempo, “si potrebbe prevedere l’introduzione di forme ulteriori di rewarding per chi ha contribuito maggiormente al miglioramento della performance dell’amministrazione quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo: attività di coaching e di mentoring individuale piuttosto che percorsi formativi di riconosciuta qualità, orientati allo sviluppo e alla crescita professionale del dipendente; riconoscimenti a livello reputazionale all’interno dell’organizzazione per i ‘best performer’ (ad esempio, individuazione del ‘miglior dipendente del mese’)”.

Lavoro
IN 6,5 MILIONI CON IL CONTRATTO SCADUTO DALL’INIZIO DELL’ANNO
Il 2020 si è aperto all’insegna dell’incertezza perché agli oltre 4 milioni di lavoratori che si ritrovano con il contratto scaduto, si sono aggiunti anche gli altri contratti che erano in scadenza entro dicembre scorso facendo salire il numero complessivo a 6,5 milioni: quasi la metà di tutto il settore privato. Sono i dati estratti dall’Agi dal XXI rapporto sul mercato del lavoro del Cnel.
In particolare al 31 dicembre 2019 sono scaduti ben 73 Ccnl; altri 126 lo saranno nel corso del nuovo anno. Situazione critica anche per il settore pubblico con 20 contratti collettivi scaduti. Il 31 dicembre 2019, infatti, sono scaduti i tre Ccnl riferiti al maggior numero di addetti del sistema di relazioni industriali italiano, e precisamente quello delle aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi (2,4 milioni), quello delle aziende metalmeccaniche (1,4) e quello della logistica (470.000).
La percentuale dei lavoratori in attesa di rinnovo oscilla tra il 78% nel settore metalmeccanico e il 13%-15% nel chimico e nelle aziende di servizi. I contratti collettivi nazionali registrati al Cnel sono adottati da 1.711.875 imprese e in totale interessano 13.749.593 lavoratori.
Attualmente, l’archivio del Cnel è l’unico strumento per la misurazione dell’andamento della contrattazione e per contrastare i contratti pirata tutelando i livelli salariali. Per ogni contratto è possibile accedere a tutti gli accordi di rinnovo depositati dalle organizzazioni firmatarie a partire dal 1990 e, per alcuni, è possibile risalire fino agli Anni Cinquanta del secolo scorso.

Reddito
CONTRATTO DI LAVORO PER 28MILA
Ad oggi sono 28.763 le persone che hanno avuto un contratto di lavoro dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza. E’ il dato registrato lo scorso 10 dicembre, segno dell’accelerazione che si è avuta nell’ultimo mese: +63,6% rispetto alla precedente rilevazione del 21 ottobre. E’ quanto si legge in una nota recentemente diffusa dall’Anpal Servizi.
Queste le specifiche comunicate: il 67,2% ha un contratto a tempo determinato, il 18% a tempo indeterminato, il 3,8% in apprendistato; il 67,9% ha un’età inferiore ai 45 anni; il 58,6% sono uomini e il 41,4% sono donne. Non solo: al 13 dicembre sono stati attivati 422.947 beneficiari, convocati dai centri per l’impiego, per poter partecipare alla prima fase preparatoria del più ampio percorso finalizzato alla ricerca del lavoro e a ricevere un’offerta congrua nei prossimi mesi. E’ il 53% di un totale di 791.351 avviabili al lavoro, cioè quella parte dei titolari di reddito che risultano tenuti a sottoscrivere un Patto per il lavoro (gli altri vengono inviati ai Comuni per sottoscrivere il Patto per l’inclusione sociale).
Il percorso prevede la convocazione, il primo appuntamento, la verifica degli esoneri, la presa in carico (Patto di servizio), cui segue un percorso personalizzato di accompagnamento al lavoro (Patto per il lavoro). Ad oggi 331.614 (78% dei convocati) hanno iniziato questo percorso e si sono presentati alla prima convocazione. 44.166 gli esonerati, 7.713 i rinviati al Patto per l’inclusione, 15.016 indicati come sanzionabili. Sono stati sottoscritti 220.430 Patti di Servizio (67% dei presenti alla prima convocazione). La fase 2 del reddito di cittadinanza, quella in cui il beneficiario viene assistito in un percorso di accompagnamento al lavoro, sta uscendo dal periodo di rodaggio (le convocazioni sono cominciate a settembre) e sta progressivamente entrando a regime. Presto, entro il mese di gennaio, partirà anche la misura di politica attiva dell’assegno di ricollocazione.

Carlo Pareto

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