lunedì, 19 Agosto, 2019

Indian Wells 2019 ai giovani: vincono Thiem ed Andreescu

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Un’edizione 2019 di Indian Wells che sicuramente verrà ricordata e non solo per i nomi dei vincitori. In primis quello della 18enne canadese, ma con famiglia di origini rumene, Bianca Andreescu; la più giovane a vincere il torneo, dopo che solamente Serena Williams e Martina Hingis ci riuscirono da 17enni. Inoltre partiva dalle qualificazioni ed aveva ottenuto una wild card. Un’impresa non da poco, se si considerano le avversarie che è stata capace di sconfiggere. Prima di vedere, però, quale è stato il suo percorso, volgiamo riportare un attimo altri episodi curiosi legati al torneo, sia nella sezione maschile che femminile. Innanzitutto, a proposito di Serena Williams, c’è da evidenziare che è stata costretta al ritiro per influenza (contro Garbine Muguruza sul 6/3 1/0 per la spagnola), così come pare abbia messo ko anche Alexander Zverev; ma non stati gli unici forfait di lusso per così dire del torneo. Dopo l’uscita al primo turno a sorpresa del greco Stefanos Tsitsipas (fresco della recente finale disputata – e persa – contro Federer a Dubai), infatti, per un problema fisico è stato costretto a rinunciare a proseguire il torneo anche il giapponese Nishioka, così come Klizan e Gael Monfils; quello, tuttavia, che ha fatto più ‘scalpore’ però, forse è stato quello di Rafael Nadal, costretto a non giocare la semifinale tanto attesa contro Roger Federer per un problema al ginocchio (lo spagnolo probabilmente salterà anche Miami; infatti il tennista ha annunciato che tornerà in campo per disputare il torneo di Monte Carlo a metà aprile prossimo). Al posto della semifinale non disputata, c’è stata un’esibizione straordinaria di quattro campioni (di ieri e di oggi): Novak Djokovic con Pete Sampras, contro John McEnroe con Tommy Haas (direttore del torneo di Indian Wells). Tra l’altro il serbo è stato protagonista proprio in doppio, in coppia in tabellone con Fabio Fognini (i due sono arrivati sino alla semifinale). Si è trattata di un’esperienza positiva per entrambi: il ligure ha potuto giocare insieme a un leader della classifica mondiale da cui prendere spunto, viceversa per Nole continua la possibilità di proseguire il cammino anche nel settore del doppio (dove finora aveva fatto coppia con il fratello) e completare il suo profilo professionale, divertendosi anche ulteriormente.
Anche questo dà nuova linfa al tennis. Intanto, a tale proposito, ci pensano i giovani: come la Andreescu, ma anche come la Vondrousova (di cui parleremo a breve) o come la Bencic, che hanno fatto faville. Ed a proposito di Svizzera, la giovane elvetica Belinda sembra voler raccogliere le redini della Hingis (già precedentemente citata): tra l’altro, curiosità, Martina è diventata da poco mamma di una bimba, Lia. Quella che potremmo ribattezzare la Bebe del tennis (per citare Bebe Vio della scherma, riprendendo le prime lettere del nome e del cognome Be-linda Be-ncic) non è riuscita a ripetere l’exploit del precedente torneo vinto sulla Kvitova a Dubai (finale conquistata con il punteggio di 6/3 1/6 6/2), ma ha dato sfoggio di un ottimo tennis, di un’ottima forma fisica e di un ottimo stato anche mentale: ha lottato proprio come una vera schermitrice. La Bencic si è fermata in semifinale, dove ha perso dalla tedesca Angelique Kerber (ritrovata) per 6/4 6/2, ma non prima di aver eliminato Naomi Osaka (per 6/3 6/1), che era testa di serie n. uno del seeding, e la numero cinque del mondo, Karolína Plíšková, per 6/3 4/6 6/3; ha così raggiunto la ventesima posizione mondiale. Prima di passare a parlare di risultati e di tennis giocato, vogliamo riportare i due discorsi di premiazione dei due vincitori: la Andreescu appunto e poi l’austriaco Dominic Thiem. La prima ha dedicato la vittoria, oltre che al suo staff, a tutti i giovani come lei, perché la sua vittoria è una dimostrazione di quanto – ha detto l’atleta – con la forza di volontà si riescano ad ottenere risultati importanti anche inaspettati e di quanto, inseguendo i propri sogni con convinzione, si riescano a realizzarli presto. Ha un po’ commosso tutti, visibilmente emozionata e felice per un traguardo precoce raggiunto: sarà la nuova numero 24 al mondo a soli 18 anni appunto, ribadiamo; lo stesso ha fatto però Thiem, che si è detto onorato e orgoglioso di aver potuto disputare la finale contro Roger Federer, tributando e rendendo omaggio a un grande campione, che non solo stima da sempre, ma che è stato il suo mito da piccolo, l’esempio che ha seguito.
I tabelloni. Vediamo cosa è successo nei tabelloni. Innanzitutto il cammino di una rediviva e smagliante Angelique Kerber si è incontrato con quello di Venus Williams; sono state protagoniste, prima dello scontro diretto, di due dei più bei match del torneo forse. Prima la Kerber (n. 8 del seeding) ha battuto Aryna Sabalenka (n. 9) in uno strabiliante match terminato al terzo set, con il punteggio di 6/1 4/6 6/4 a favore della tedesca (ma in cui la ventenne bielorussa di Minsk, che è entrata a pieno regime nella top ten e nel gruppo di giovani che stravolgeranno il mondo del tennis femminile negli anni a seguire, ha sprecato molte occasioni davvero; anche se ha lottato tanto con la sua solita tenacia, però forse un po’ troppo fallosa a tratti in cui ha perso il controllo dei colpi, complice forse il forte vento a sprazzi). La maggiore delle sorelle Williams, viceversa, era stata in grado di eliminare niente di meno che la testa di serie n. 3, la ceca Petra Kvitova, in rimonta al terzo set, dopo aver perso il primo, per 4/6 7/5 6/4; e questo le ha dato sicuramente quella carica e quella fiducia per fare bene successivamente e volare sino allo scontro con la Kerber. La “Venere nera” avrebbe, infatti, superato agevolmente in maniera convincente i turni contro McHale (battuta per 6/2 7/5) e contro Barthel (sconfitta con un doppio 6/4). L’americana, però, nulla ha potuto contro la tedesca, che le ha impartito un netto 7/6 6/3. E dai sedicesimi è iniziata anche la corsa verso la conquista del titolo di Bianca Andreescu, che ha eliminato in rassegna: la Muguruza con un duro 6/0 6/1; poi Elina Svitolina in tre set, con una lottata battaglia terminata al terzo set (per 6/3 2/6 6/4); poi la vittoria proprio sulla Kerber in finale (con il punteggio di 6/4 3/6 6/54), che le ha regalato un importante riconoscimento e un record quasi: quello di essere stata la prima tennista nata nel nuovo millennio a vincere un Premier Mandatory.
Chi è la Andreeescu. Se Bianca ha impressionato per la pressione del suo gioco in profondità e di precisione e di potenza, con ottime accelerazioni improvvise, con grande capacità di varietà di gioco e di coraggio di venire anche a rete, rompendo il ritmo alle avversarie anche con smorzate da fondo campo millimetriche, gli ultimi due match vinti contro Svitolina e Kerber, due veri ossi duri, hanno dimostrato che la sua capacità più forte è stata la forza mentale di rientrare in partita: quando ormai la partita sembrava essere girata a favore dell’avversaria, con grande spirito di concentrazione e maturità, è stata in grado di recuperare energie e ritrovare la regolarità vincente e ritornare a variare il gioco, ma soprattutto a mettere pressione all’avversaria, costringendola all’errore gratuito, anche prolungando gli scambi, alternando molto il back al top spin. Non da poco per una tennista di soli 18 anni, della sua età e con la sua esperienza, che comunque deve ancora crescere molto: i suoi margini di miglioramento sono elevatissimi e, già al numero 24 della classifica mondiale, la top ten non è lontanissima. Valida in tutti i fondamentali, dal servizio, al dritto, al rovescio, ai colpi al volo. Ha fatto vedere davvero cose eccezionali. In questo ricorda molto Aryna Sabalenka. Orgoglio per il Canada e per la Romania (che comunque la riconosce come una nuova Simona Halep, tanto che sugli spalti il pubblico a suo favore era diviso a metà tra fan rumeni e altri canadesi). Proprio Simona Halep è stata la sua ‘musa ispiratrice’, l’esempio che ha swempre voluto seguire. Cresciuta al tennis Canada, che ha visto nascere astri come Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime, è allenata da Sylvain Bruneau che un ruolo preponederante ha avuto sulle sue vittorie qui ad Indian Wells per la capacità che ha avuto di guidarla e consigliarla nella giusta direzione e trasmetterle il giusto stato d’animo ed approccio al match.
Vi presentiamo Marketa Vondrousova. Lo stesso può dirsi di un’altra tennista emergente, di pari livello e molto a lei speculare: la tennista ceca Marketa Vondrousova. Con la Kvitova potrebbe ben presto fare coppia fissa in Federation Cup. A soli 19 anni già ha un talento da top player. Quello che abbiamo detto della Andreescu vale anche per lei. Grinta da vendere, coraggio generoso, estro puro e naturale, istintiva, ma anche ben organizzata in campo, completa. Il suo percorso qui ad Indian Wells ben convalida tali connotati. La sua corsa si è fermata ai quarti dove ha perso da Elina Svitolina al terzo set (dopo aver vinto il primo per 6/4 ha ceduto gli altri due con un doppio 6/4 speculare, uno stesso punteggio che conferma l’equilibrio del match con colei che era testa di serie n. 6 del seeding). Prima era uscita trionfante dal match contro Simona Halep (testa di serie n. 2, sconfitta per 6/2 3/6 6/2, quindi vincendo il primo e il terzo set per 6/2 e perdendo il secondo per 6/3; conoscendo la caparbietà della rumena non era facile rientrare in partita di certo e riprendere il controllo e le redini del gioco); prima ancora aveva eliminato la Ostapenko (in tre set, col punteggio di 4/6 6/3 6/4, quindi dopo aver perso il primo set; un’avversaria con del mordente comunque e che ha fatto buoni risultati, ma lei non si è lasciata né intimorire né ha subito la soggezione di giocare contro atlete ‘collaudate’); prima ancora, un netto 6/2 6/1 il parziale con cui aveva fatto fuori Daria Kasatkina, forse in crisi, ma pur sempre testa di serie n. 14 e poi con un risultato così severo non molti se lo sarebbero aspettato, soprattutto ad inizio torneo; infine nel match d’esordio aveva sconfitto un’altra tennista ostica: la tedesca Laura Siegemund per 6/4 7/6, che non si arrende certo facilmente.
Il match delle mamme: Serena e Vika. Infine una nota rosa la merita lo scontro tra due mamme, che molte emozioni ha regalato ed è stato molto avvincente ed equilibrato: quello tra Victoria Azarenka e Serena Williams; Serena si è imposta di prepotenza e con la maggiore potenza dei suoi colpi con il punteggio di 7/5 6/3, ma è stata molto generosa in campo la Azarenka, che ha sprecato molte occasioni, ma ha molto lottato e dato del filo da torcere a Serena riuscendo a spostarla molto e rischiando di recuperare il match e vincere persino; un lieve calo forse le ha impedito l’impresa ardua. Bello l’abbraccio sincero (e di grande tenerezza) a fine partita tra le due, che sono diventate ottime amiche soprattutto dopo la loro maternità.
Il tabellone maschile. Anche nel tabellone maschile sono successe molte cose. Innanzitutto le uscite premature dell’australiano Nick Kyrgios (vincitore del recente torneo di Acapulco su Alexander Zverev), eliminato dal tedesco Philipp Kohlschreiber con un doppio 6/4; poi quella del serbo Novak Djokovic che, dopo la vittoria al primo turno su Fratangelo (fidanzato di Madison Keys) per /76 6/2, si è arreso proprio a Kohlschreiber, sempre con un altro doppio 6/4 (il francese Gael Monfils si sarebbe sbarazzato agevolmente poi di Philipp con un netto 6/0 6/2, concedendo soli due games all’avversario). Fuori subito Marco Cecchinato per mano di Albert Ramos-Vinolas (che lo ha sconfitto per 6/4 6/2); è caduta presto, prima del previsto, anche la testa di serie n. 3 del seeding, ovvero Alexander Zverev: dopo essersi avvantaggiato del ritiro di Martin Klizan sul 6/3 2/0 a suo favore, il tedesco ha perso da Struff con un parziale netto di 6/3 6/1 (che sarebbe stato poi fermato da un buon Milos Raonic che si sarebbe spinto fino a una semifinale strepitosa contro Thiem), ma si è giustificato dicendo di non sentirsi bene da tempo poiché influenzato. Dispiace invece il ritiro del giapponese Yoshihito Nishioka poiché aveva disputato un buon torneo, sconfiggendo anche il giovane canadese Felix Auger-Aliassime per 6/7 6/4 7/6, dunque rimontando da uno score di un set indietro; poi, però, è stato costretto al ritiro appunto contro Kecmanovic, dopo il primo set, che l’avversario aveva vinto per 6/4. Tra l’altro, come già accennato, Felix Auger-Aliassime era stato proprio l’artefice dell’estromissione dal torneo di uno dei favoriti: la testa di serie n. 9, il greco Stefanos Tsitsipas, che ha battuto nettamente ed inaspettatamente per 6/4 6/2. Esce di scena prestissimo anche il canadese Denis Shapovalov; dopo essere stato protagonista di un divertente e simpatico siparietto, con una dedica finale a suon di rap al pubblico a fine partita (e per questo ribattezzato Sh-rap-ovalov), si è fatto sorprendere al terzo set da Hurcacz, che si è imposto su di lui per 7/6 2/6 6/3. Ed a proposito di giovani e Next Gen, vediamo che è Karen Khachanov a vincere lo scontro contro Andrei Rublev (per 7/5 6/3) e poi ad eliminare John Isner con il punteggio di 6/4 7/6; ma, con un doppio 7/6, con due tie-break lo spagnolo Rafael Nadal avrebbe messo fine ai suoi successi. Dopo la straordinaria vittoria su Kohlschreiber per 6/0 6/2 e la conquista del titolo a Rotterdam su Stan Wawrinka, il francese Gael Monfils sembrava lanciato ad andare molto avanti nel tabellone: invece si deve ritirare per un problema al tallone d’Achille contro Thiem, senza potere neppure giocare la partita.
Sicuramente il più bel match del torneo è stata proprio la semifinale tra Raonic e Thiem, in cui è stata la maggiore regolarità e varietà di gioco dell’austriaco a fargli portare a casa un match duro ed equilibrato, difficile, terminato solamente al terzo set. 7/6 6/7 6/4 il punteggio finale: ci sono voluti ben due tie-break per risolvere due set decisivi che hanno rimesso tutto in gioco e in discussione; poi, finalmente, nel terzo set, Dominic è riuscito a trovare il break decisivo che gli ha permesso di chiudere sul 6/4, mantenendo il servizio (entrambi molto solidi alla battuta). Thiem poi ha replicato l’impresa contro Federer in finale, l’altro match clou e fantastico di quest’edizione 2019 dell’Atp di Indian Wells. Con grande maturità e solidità ha giocato bene i punti importanti e ritrovato la concentrazione giusta nei momenti essenziali del match, spostando l’avversario e costringendolo all’errore: impresa non da poco contro due colossi come il canadese e lo svizzero. Anche il risultato della finale evidenzia l’equilibrio di un match tra due grandi campioni, che si sono meritati una sincera standing ovation da parte di un pubblico entusiasta: 3/6 6/3 7/5 il risultato conclusivo. L’elvetico era testa di serie n. 4, l’austriaco n. 7. Ciò ha permesso a Thiem di diventare il nuovo n. 4 della classifica mondiale. Un traguardo per lui e una grossa iniezione di fiducia, dopo un periodo di crisi e soprattutto in vista della prossima stagione sulla terra rossa, dove si esprime bene, anche se ha detto che la superficie veloce americana – come quella di Indian Wells appunto – lo esalta, la adora e vi si sente perfettamente a suo agio. Di sicuro tutti gli atleti, tenniste e tennisti, hanno concordato nell’apprezzamento sentito al torneo di Indian Wells, che hanno tributato e decretato come il migliore del circuito e già questa è una vittoria per tutti gli organizzatori e per Tommy Haas in particolare, da direttore (il suo è un esempio di come il tennis non si abbandoni mai).
Un po’ d’Italia. Infine concludiamo con una nota sugli italiani. Altrove negli Stati Uniti era impegnato Matteo Berettini, così come Gianluca Quinzi. Il tennista romano ed attuale n. 52 del mondo, stava disputando il challenger 125 del Phoenix, in Arizona: l’Arizona Tennis Classic. È arrivato sino in finale ed ha ottenuto un altro traguardo importante e un altro titolo significativo, per quanto in un torneo ‘minore’. Matteo ha sconfitto un avversario di tutto rispetto come il tennista kazako Michail Kukusckin in un match duro terminato solamente al terzo set: 3/6 7/6 7/6 il punteggio finale; quanto mai importante che lui sia riuscito a conquistare, già in rimonta e rientrando dunque in partita, due tie-break certo non facili in un momento delicato; gli è capitato già più volte e questo dà prova della sua solidità e maturità tennistica. Al challenger Phoenix in Arizona era impegnato anche Gianluca Quinzi che però, purtroppo, è stato costretto a ritirarsi al primo turno per un problema alla caviglia, contro Ryan Harrison. Matteo Berrettini, tra l’altro, era riuscito ad entrare di diritto per la prima volta nel tabellone del Masters 1000 di Indian Wells, ma ha perso subito al primo turno da Sam Querrey, al terzo set (col punteggio di 7/6 2/6 6/4 a favore dello statunitense). Per Berrettini questo del Phoenix è il terzo challenger vinto in carriera negli ultimi tre anni: uno, infatti, è arrivato nel 2017 a San Benedetto del Tronto in Italia su Djere per 6/3 6/4; un altro, sempre nel nostro paese, a Bergamo, lo scorso anno nel 2018, trionfando sul connazionale Stefano Napolitano al terzo set (per 6/2 3/6 6/2); poi questo di quest’anno nel 2019.
Qui al challenger del Phoenix è stato protagonista un altro italiano; Salvatore Caruso, n. 168 al mondo, è stato in grado di battere la testa di serie n. 1 e il favorito del torneo: il belga David Goffin, in evidente crisi atletica ed agonistica a causa degli infortuni che lo hanno colpito nella scorsa stagione, dopo un 2017 brillante.
Le lezioni del torneo di Indian Wells. Tuttavia dal torneo di Indian Wells vengono due lezioni importanti. La prima è quella data dal vincitore della categoria maschile. L’austriaco Dominic Thiem, infatti, ha deciso di sostenere la causa della fondazione a tutela dell’ambiente e degli oceani in particolare “4ocean (fondata da Andrew Cooper e Alex Schulze)”, quindi per salvaguardare il suo ecosistema e al contempo la sua pulizia.
L’altra è che, spesso ciò che conta è quello che non si vede. Cosa vuol dire? Che molte volte non si dà peso al fatto che certi atteggiamenti di alcuni atleti hanno sempre una motivazione logica e precisa dietro di fondo, anche se a noi appaiono incomprensibili e immotivati, irrazionali persino; così si critica presto, di fretta, troppo, senza provare a capire davvero quale sia la reale spiegazione concreta. Un esempio sono proprio la sconfitta di Nole e il ritiro di Serena Williams. Il serbo, infatti, è apparso irriconoscibile nel suo gioco troppo falloso e irregolare, incostante; tuttavia il suo match 8contro Philipp Kohlschreiber, che gli ha impartito come detto un netto doppio 6/4) è stato spostato a causa della pioggia in sessione diurna, con un sole accecante che forse non gli faceva vedere bene, poiché gioca con le lenti a contatto come noto; da qui derivano forse i suoi errori. Quindi non è stata una questione derivate da un fattore tecnico quanto contestuale. Così come, quando è scesa in campo, Serena Williams appariva in forma se non smagliante non pessima, invece già si sentiva male – come ha spiegato lei stessa -. Quindi quello che appare non sempre corrisponde al vero e occorre sempre interrogarsi e scandagliare più approfonditamente le problematiche e le possibili ragioni, analizzando e prendendo in considerazione tutte le ipotesi possibili, anche quelle più assurde.

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