domenica, 5 Luglio, 2020

Industria in calo
A maggio -1,8%

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Industria-tessileTorna a scendere la produzione industriale italiana a maggio. L’indice calcolato dall’Istat èdiminuito dell’1,2% rispetto ad aprile. Nella media del trimestre marzo-maggio la produzione si è contratta dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, l’indice è calato in termini tendenziali dell’1,8% (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di maggio 2013). Nella media dei primi cinque mesi dell’anno la produzione è aumentata dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. “E’ un dato molto negativo e del tutto inatteso” commenta l’Ufficio Studi Confcommercio, mentre il centro studi Promotor prende spunto dalla ‘doccia fredda’ sulla produzione industriale per stimare una contrazione dello 0,1% nel Pil del secondo trimestre. Va anche segnalato che il raffreddamento della produzione industriale non è un dato solo italiano. Anche in Francia la produzione industriale scivola dell’1,7% mensile a maggio, dopo il +0,3% di aprile. E ieri in Germania la produzione industriale aveva registrato un preoccupante arretramento dell’1,8% mensile a maggio, il passo indietro più grande da due anni a questa parte, dopo il -0,3% di aprile (dato rivisto dall’iniziale -0,2%). Sempre ieri la produzione industriale britannica aveva registrato una flessione dello 0,7% rispetto ad aprile, quando era cresciuta dello 0,3%.

Il rallentamento dell’industria è dunque un dato europeo, che preoccupa anche la Bce, la quale nel suo bollettino mensile prevede “una ripresa molto graduale nel secondo trimestre del 2014” e “rischi orientati al ribasso per le prospettive economiche dell’area euro”, legati soprattutto a “fattori geopolitici, agli andamenti nei paesi emergenti e ai mercati finanziari mondiali”. Immediata la reazione dei mercati. Le piazze azionarie hanno recepito il segnale di allarme proveniente dall’economia reale e gli investitori si sonochiusi a riccio, facendo prevalere l’avversione al rischio.Milano e Madrid perdono oltre il 2,5% e Francoforte e Parigi sono in calo di oltre l’1,5%. In rialzo gli spread, con il diffenziale tra Btp e Bund quasi a 180 punti e quello tra Bonos.

Secondo le stime della Bce l’impatto della crisi del debito sovrano sui finanziamenti e sui bilanci delle banche ha probabilmente avuto conseguenze più pesanti sulle aziende più piccole e che dipendono maggiormente dai prestiti bancari e sulla loro attività reale, come mostrato anche dai primi studiempirici effettuati su dati italiani. L’andamento disomogeneo in Europa deitassi sui prestiti alle imprese non finanziarie “soprattutto a partire dal 2011, suggerisce considerevoli differenze nei costi di finanziamento delle piccole imprese localizzate in Francia e Germania, da una parte, e in Italia e Spagna dall’altra. Simili disparità riflettono probabilmente sia il contesto economico e il rischio sovrano associato sia i rispettivi costi della raccolta delle banche nazionali”, spiega la Bce. In particolare, “tra le aziende italiane e spagnole, non solo il livello assoluto dei tassi bancari era sostanzialmente più elevato rispetto alle imprese francesi e tedesche, ma anche i maggiori premi versati dalle Pmi in termini di interessi bancari rispetto alle grandi aziende sono aumentati considerevolmente nel 2011 e nel 2012”.

Redazione Avanti!

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