mercoledì, 23 Ottobre, 2019

INFEDELI AL CONTRATTACCO

1

SIRIA-Bombardamenti-Usa

Si attacca di notte e dall’alto, gli Usa con cinque Paesi arabi passano all’offensiva in Siria ma dichiarano di aver attaccato per prevenire “un imminente attacco contro gli Usa e gli interessi occidentali” pianificato da veterani di al Qaida. La risposta alla minaccia terroristica arriva con i raid Usa: aerei da combattimento, bombardieri e missili Tomahawk lanciati dalle navi che incrociano nella regione hanno colpito nel corso della notte obiettivi nel nord della Siria. Un “successo” per il portavoce del Pentagono, John Kirby, sottolineando peraltro che i raid Usa di ieri sono “solo l’inizio”.
Circa 120 miliziani jihadisti e qaedisti sono stati uccisi nei raid aerei condotti in Siria dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, i bombardamenti hanno poi colpito basi di Khorasan a ovest di Aleppo e centrato alcune postazioni dell’Isis nella provincia a maggioranza curda di Hasake, nel nord-est siriano.

L’intervento americano, è stato condotto con l’alleanza della Giordania e quattro Stati del Golfo: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, una matrice “araba” voluta dall’amministrazione americana per evitare «accuse di attacchi all’Islam», l’operazione si affianca agli oltre 190 raid già compiuti dalle forze aeree Usa, e più di recente francesi, su obiettivi dello Stato islamico in Iraq. L’attacco è stato eseguito a discapito di Damasco che ha ricevuto una lettera in cui si annunciavano i raid, scattati prima che venisse formulata una risposta. Non è un caso infatti che a pertacipare ad appoggiare i raid siano stati i sauditi, che sostengono i gruppi salafiti e jihadisti, schierati contro il regime di Bashar al-Assad. Ma più che le autorità siriane a fare la voce grossa sono stati i Paesi alleati di Assad: Russia e Iran.

Vladimir Putin e Ban Ki-moon hanno avuto uno scambio di opinioni al telefono riguardo gli sforzi della comunità internazionale per combattere il gruppo Stato islamico, la parte russa però ha sottolineato che gli attacchi aerei contro le basi terroristiche IS in Siria non devono essere eseguiti senza l’autorizzazione da parte del governo siriano. Da parte Iraniana, il presidente Hassan Rouhani ha definito i raid “illegali, perché non autorizzati dalle Nazioni Unite e non effettuati su richiesta della Siria”.

quattro_sirie_1000

In tutto questo la Siria ha colto la palla al balzo per attaccare l’opposizione al Regime: l’aviazione di Damasco ha bombardato stamani il Libano a ridosso del confine tra i due Paesi contro postazioni di miliziani anti-regime arroccati sull’altopiano del Qalamun. Ma mentre conduceva l’operazione uno dei velivoli ha invaso lo spazio aereo israeliano, sulle Alture del Golan, strappate alla Siria nel 1967 e annesse nel 1981. La risposta di Israele è stata quella di abbattere il velivolo con un Patriot; è la prima volta dopo trent’anni che Israele abbatte un aereo militare siriano.
Il conflitto rischia ora di allargarsi poiché si tratta del secondo episodio del genere nell’ultimo mese nella stessa zona. Il ministro della Difesa israeliana Moshe Yaalon ha commentato senza remore: “Risponderemo con la forza contro qualsiasi tentativo, che sia intenzionale o accidentale”, e la Siria ha descritto l’abbattimento del velivolo come un atto di aggressione.

Maria Teresa Olivieri

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply