sabato, 17 Agosto, 2019

Istat. Salgono i prezzi, ma solo in alcune città

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Inflazione in salita

L’Istat conferma le stime preliminari sull’inflazione di gennaio, che segna una piccola ripresa (+0,3% su base annua) rispetto ai dati di dicembre (+0,1%), mentre diminuisce dello 0,2% rispetto al mese precedente. Una conferma dunque che allontana lo spettro della deflazione. Il rapporto pubblicato il 22 febbraio conferma le stime preliminari diffuse il mese scorso. A gennaio infatti l’inflazione è aumentata dello 0,3% su base annua (era +0,1% a dicembre). L’istituto di statistica conferma così la stima preliminare, parlando di ‘lieve rialzo’. In termini congiunturali i prezzi al consumo diminuiscono invece dello 0,2%.

Il tasso annuo si riporta così ai livelli di ottobre scorso. “Il lieve rialzo dell’inflazione – spiega l’Istat – è principalmente imputabile al ridimensionamento della flessione dei beni energetici non regolamentati (-5,9%, da -8,7% di dicembre)”, cioè i carburanti: la benzina su base annua passa a -2,9% da -7,8% di dicembre, mentre la discesa per il diesel si ferma a -10,1% da -11,4%.

Il dato di gennaio risente anche dell’inversione della tendenza dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+0,5%, da -1,7% di dicembre). Spinge verso il basso invece il rallentamento della crescita degli alimentari non lavorati (+0,6%; era +2,3% il mese precedente).

L’inflazione di fondo sale a +0,8% (da +0,6% di dicembre) invece quella al netto dei soli beni energetici passa a +0,8% (da +0,7% di dicembre). Quanto all’inflazione acquisita per il 2016, quella che si otterrebbe alla fine dell’anno nel caso di prezzi fermi, è pari a -0,4%. Frena a gennaio il rincaro del cosiddetto carrello della spesa: l’aumento su base annua dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si ferma a 0,3% da 0,9% di dicembre. L’Istat registra un calo dello 0,2% congiunturale. Si annulla così la forbice tra l’inflazione rilevata per il carrello della spesa, di solito più ‘salato’, e quella generale.

Dieci grandi città italiane a gennaio mostrano un indice dei prezzi che oscilla tra lo zero e il segno meno. Guardando al dato annuo, sono a ‘zero’ Milano, Firenze, Perugia, Palermo, Reggio Calabria e Ravenna. Mentre possono essere classificate in deflazione Bari (-0,3%), Potenza (-0,2%), Trieste (-0,2%) e Verona (-0,1%). Quindi, nonostante il rialzo dell’indice generale, sul territorio restano aree (Comuni capoluogo o con oltre 150 abitanti) con listini congelati o in negativo.

Crollano invece i prezzi nelle campagne italiane, dal -60% per cento dei pomodori al -30 % per il grano duro fino al -21% per le arance rispetto all’anno scorso. E` quanto emerge da un`analisi della Coldiretti in occasione della divulgazione dei dati Istat sull`inflazione, sulla base dei dati Ismea a febbraio 2016. In controtendenza all`andamento dei prezzi alimentari che fanno registrare una crescita dello 0,6% nei freschi e dello 0,3% nei trasformati, nelle campagne la discesa delle quotazioni al di sotto dei costi di produzione – sottolinea la Coldiretti – sta mettendo a rischio il futuro della Fattoria Italia. L`effetto congiunto dell`andamento climatico anomalo e le speculazioni e distorsioni lungo la filiera hanno allargato la forbice dei prezzi dal campo alla tavola.

“Finalmente si raffredda il carrello della spesa che passa da +0,9% di dicembre a +0,3%, un terzo rispetto al dato tendenziale precedente. Un aiuto per la massaia che va a fare la spesa al supermercato” afferma Massimiliano Dona, il segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo i calcoli dell’Unione Nazionale Consumatori, “il rallentamento della crescita dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, consente di risparmiare, rispetto al mese precedente, in termini di minor del costo della vita, per una tradizionale famiglia, una coppia con 2 figli, 47 euro su base annua”.

Edoardo Gianelli

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