lunedì, 19 Agosto, 2019

ITALIA, PROBLEMA SERIO

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Aprire una procedura di infrazione verso un paese membro non è una decisione semplice che viene presa alla leggera, ne tantomeno veloce. Sono diversi gli step che precedono la decisione finale e diversi sono gli organismi europei che devono esprimersi a diverso livello. Il primo di questi passi però è stato fatto. Il comitato economico e finanziario, cioè gli sherpa dell’Euro gruppo ed Eco fin, hanno, secondo quanto filtra dagli ambienti della Commissione, adottato l’opinione sul rapporto della Commissione Ue sul debito italiano, approvandone il contenuto. È in sostanza l’inizio della fase di apertura della procedura d’infrazione sul debito italiano. Insomma secondo esce dalle fonti Ue, si conferma la posizione dell’esecutivo comunitario che ha ritenuto “giustificata” l’apertura di una procedura nell’ambito del mancato rispetto delle regole sul debito.

Il tutto mentre dalla notte di ieri, praticamente senza sosta, il presidente del Consiglio Conte, il ministro dell’Economia Tria e i due vicepremier Di Maio e Salvini cercano una intesa per trovare una strada comune per approcciarsi alla Ue. La linea uscita del vertice notturno non prevede di fatto alcuna modifica dal percorso immaginato dalla triade. Se da una parte si apre fintamente alla richieste della commissione, dall’altra si sottolineano come irrinunciabili i pilastri su cui si cementa l’intesa del governo come flat tax, reddito di cittadinanza e pensioni, ossia quegli elementi che hanno portato il bilancio a sforare i limiti imposti dalle norme comunitarie.

La procedura insomma oggi vede il primo disco verde con il via libera del Comitato economico e finanziario dell’Ue, che riunisce i direttori generali del Tesoro degli Stati membri. Ora non si tratta più di ‘procedura sì, procedura no’. Si tratta di capire se il procedimento potrà rientrare e in caso negativo capire quanto la procedura sarà pesante. Queste successive decisioni verranno dalla Commissione Ue, in modo che il consiglio dei ministri economici dell’Ue (Ecofin) possa decidere di aprire formalmente la procedura, prevedibilmente nella riunione del 9 luglio prossimo. Il rischio è quindi che la manovra di fine anno sarà salatissima, calcolando già il peso delle clausole di salvataggio per evitare l’Iva.

Ora solo il governo italiano può fermare la strada alla procedura. E lo può fare con i fatti e non con le chiacchiere. Non basta dire che sarà un anno meraviglioso per far salire il Pil e scendere il debito. Servono invece misure in grado di sostenere la crescita. A Bruxelles aspettano un segnale subito, prima dell’Ecofin del 9 luglio. Insomma potrebbe ripetersi la stessa scena del 23 ottobre scorso, quando il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici bocciò la prima proposta di manovra economica 2019 arrivata da Roma in conferenza stampa a Strasburgo, davanti ai riflettori di tutta Europa. Erano i tempi dell’affaccio dal balcone di Palazzo Chigi, quando si annunciava l’abolizione della povertà per decreto.

Un disarmante Di Maio manifesta il solito ottimismo e sfodera l’arma della ripicca. È convinto che a Bruxelles “non andranno fino in fondo”. L’obiettivo per il capo politico a cinque stelle è quello di “fare una Legge di bilancio in grado di aumentare gli stipendi e abbassare le tasse, non è andare contro l’Europa, ci vuole un dialogo e anche posizioni ferme da far valere. Ora c’è il bilancio europeo e noi abbiamo il diritto di veto, è un potere contrattuale da far valere. Per noi di manovrina non si deve nemmeno parlare”.

I conti fatti dal governo sono basati su una convinzione sbagliata. Quella che la maggioranza del prossimo Parlamento europea sarebbe stata diversa da quella che in realtà è uscita alla elezioni del 24 maggio. Lo sfondamento dei sovranisti che avrebbero cambiato le regole non c’è stato. La prossima Commissione, anche se con rapporti di forza diversi, sarà comunque espressione di una maggioranza simile a quella attuale. Popolari, socialisti e liberali stanno costruendo una maggioranza che lascerà fuori i candidati sovranisti. Dunque non c’è da aspettarsi un atteggiamento diverso sulla situazione finanziaria italiana. Infatti da Bruxelles arriva forte l’avvertimento del presidente della Commissione uscente Jean Claude Juncker. L’Italia si sta muovendo in una “direzione non sana”, spiega in un forum con il sito politico.eu, e “rischia di rimanere in una procedura di infrazione per anni”. Ancora: “L’Italia ha beneficiato della flessibilità che è stata riconosciuta rispetto alle regole del patto di stabilità e negli ultimi anni ha potuto spendere 30 miliardi di euro più di quanto avrebbe potuto fare”. E a Di Maio, che scommette sul fatto che alla fine la procedura contro l’Italia non partirà, Juncker consiglia sarcastico “di comportarsi in modo da avere ragione”. Insomma per Juncker l’Italia “non è ancora” una minaccia alla stabilità finanziaria, ma “è un problema serio”.

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