giovedì, 22 Ottobre, 2020

Inizia processo per Netanyahu e Abu Mazen straccia accordi del 94

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È iniziato, presso la Corte distrettuale, a Gerusalemme Est il processo a Benjamin Netanyahu, per corruzione, frode e abuso d’ufficio. È iniziato quarantacinque giorni dopo la data prevista a causa dell’emergenza per il contagio coronavirus che anche in Israele, pur dotato di un’ottima assistenza medica e ospedaliera, ha determinato misure restrittive e appunto il rinvio dei processi. Netanyahu si è presentato personalmente dopo che i suoi avvocati avevano inutilmente cercato di convincere la Corte che la sua presenza non era necessaria. L’uomo che dal 2009 guida Israele e che nei giorni scorsi è stato rieletto Premier dopo l’ accordo con il suo ex rivale Gantz ha dichiarato ridicole le accuse che gli vengono contestate e frutto di una campagna persecutoria contro la sua persona. In realtà sono pesanti gli addebiti che gli verranno ribaditi da una serie di udienze e testimonianze. Tra l’altro verrà accusato di aver ricevuto regalie costose per un suo interessamento presso le autorità di Washington per fare ottenere la residenza americana a un miliardario israeliano. E inoltre di aver usato dell’ appoggio di un investitore per fare cambiare la linea politica di un importante organo di stampa a lui contrario. Netanyahu non ha ottenuto l’immunità richiesta dalla Knesset, il Parlamento di Tel Aviv ma, nonostante l’incriminazione, la Corte Suprema ha dato il via libera alla sua riconferma a Premier. Sul banco degli imputati al suo fianco vi sarà l’ex Ministro della Giustizia e ora Ministro della Pubblica Sicurezza Amir Ohana, entrato nel mirino dei magistrati per le sue dichiarazioni offensive nei loro confronti in riferimento a quello che lui ritiene un complotto giudiziario contro Netanyahu e il Likud. La durata del processo è prevista in alcuni anni visto l’elevato numero di testimoni chiamati a deporre e gli inevitabili tentativi dilazionatori della difesa. Ma intanto i primi effetti politici del nuovo Governo chiamato di emergenza non si sono fatti attendere. La decisione , contenuta nel programma, di annettere vari territori della Cisgiordania, con il placet di Donald Trump, ha determinato la volontà di Abu Mazen, Presidente della Palestina e leader dell’Olp, di non riconoscere più gli accordi presi per la coesistenza pacifica, tra i quali quello di Oslo del 1994, che garantiva una certa autonomia ai palestinesi presenti nel territorio israeliano e che è stato un pilastro per i rapporti di non violenza tra i due popoli. Quasi una dichiarazione di guerra che fa seguito alle prese di posizione dell’ONU col segretario generale Guterres, della Commissione Europea con il responsabile Esteri Borrell e della Lega Araba che parlano di aperta violazione degli accordi internazionali e condannano la decisione dell annessione. Un clima che si annuncia sempre più acceso per Israele ma forse quello che serve anche a Netanyahu per fare dimenticare il processo che si è aperto a Gerusalemme.

Alessandro Perelli

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