mercoledì, 23 Ottobre, 2019

Inizia lo sciopero mondiale sul clima nel nome Greta

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E’ iniziato oggi a livello globale lo “sciopero del clima”. Da Melbourne a Stoccolma, da New York a Parigi, gli attivisti per il clima partecipano a grandi manifestazioni che hanno come capofila la figura di Greta Thunberg, la sedicenne svedese diventata figura-simbolo delle iniziative contro il cambiamento climatico.
A Melbourne hanno partecipato 100mila persone. Il Global Climate Strike è il terzo di una serie di iniziative globali per il clima organizzate a partire dalle scuole e guidate dalla Thunberg.
All’iniziativa hanno aderito anche sindacati, gruppi umanitari, organizzazioni ambientaliste e alcune compagnie globali. Thunberg, che è a New York in vista del summit Onu sul clima del 23 settembre, ha dichiarato che 4.638 eventi sono stati organizzati in 139 paesi.
L’attivista svedese guiderà le manifestazioni previste oggi proprio a New York. In Australia i cortei stanno radunando quasi 300.000 persone secondo gli organizzatori del School Strike 4 Climate: la stima riguarda solo 7 città sulle 110 nelle quali sono in corso le manifestazioni.
Manifestazioni e cortei sono in programma anche in Giappone, Filippine e Birmania. A New York, dove Greta Thunberg guiderà le manifestazioni, è prevista la partecipazione di oltre un milione di studenti che potranno saltare la scuola senza penalizzazioni essendo garantita la ‘giustificazione’ dalle autorità.

Il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha commentato: “Si tratta di un movimento epocale, da appoggiare con entusiasmo: perché ha come centro la vita, la stessa possibilità di futuro”.
Il Presidente Sergio Mattarella ha firmato con altri 31 Capi di Stato e di Governo la seguente dichiarazione che sarà presentata al Climate Action Summit delle Nazioni Unite in programma a New York il 23 settembre prossimo: “Il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo. La nostra generazione è la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente l’ultima ad avere l’opportunità di combattere efficacemente l’imminente crisi climatica globale. Gli effetti del cambiamento climatico sono ben documentati e si avvertono ovunque nel mondo: il drammatico aumento di ondate di calore, inondazioni, siccità e colate di fango, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari. Carenze di risorse idriche e crisi dei raccolti sono solo alcuni dei risultati immediati, dalle ricadute devastanti, come la fame e lo spostamento forzato degli esseri umani. Nel secolo scorso, la temperatura media globale è già aumentata di circa 1 grado Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Questo aumento non ha precedenti nella storia dell’umanità. La crisi climatica è una preoccupazione per tutti noi. Il cambiamento climatico è d’ostacolo all’economia globale. Minaccia diversi settori, tra cui agricoltura, silvicoltura, turismo, energia, infrastrutture e risorse idriche e, inevitabilmente, rappresenta una seria minaccia per la pace e la stabilità in tutto il mondo. A dicembre 2015, il mondo è stato testimone di un importante momento di speranza e di fiducia: alla COP 21, la comunità globale ha adottato lo storico Accordo di Parigi con l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitare ulteriormente l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi Celsius”.

Nella dichiarazione si legge anche: “Il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici nel suo rapporto sull’impatto di un riscaldamento globale di 1,5 gradi Celsius conferma inequivocabilmente che stiamo già osservando le ricadute negative dei cambiamenti climatici; inoltre, dimostra chiaramente le vulnerabilità, l’impatto e i rischi di un ulteriore riscaldamento globale per le società umane e i sistemi naturali, incluso il raggiungimento dello sviluppo sostenibile e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Secondo un sondaggio condotto in Gran Bretagna, Usa, Canada, Brasile, Italia, Francia, Germania e Polonia per conto dell’organizzazione britannica Hope not Hate: “Per oltre la metà dei cittadini di otto Paesi europei e non, la crisi climatica e ambientale deve diventare la priorità dei governi, ancora prima di immigrazione, terrorismo ed economia globale”. Il risultato del sondaggio è stato pubblicato in occasione della protesta in corso indetta dagli studenti.
In testa alla classifica c’è l’Italia dove l’89% degli intervistati è convinto che il riscaldamento globale diventerà presto un’emergenza molto pericolosa che impone tagli drastici alle emissioni inquinanti, mentre l’84% si dice consapevole del fatto che rimane poco tempo per salvare il pianeta.
Secondo gli intervistati, i governanti stanno fallendo in questa battaglia. Al contrario, si chiedono azioni urgenti e decisive per far fronte alla crisi climatica. Hope not Hate ha avvertito: “In caso contrario le problematiche ambientali diventeranno causa di ostilità, rabbia e competizione nelle nostre società”.
Tra i provvedimenti suggeriti dagli intervistati per ridurre le emissioni, l’utilizzo di pannelli solari, la costruzione di impianti eolici, l’aumento dei veicoli elettrici, ingenti investimenti nelle energie verdi, lo stop alle attività minerarie oltre al pagamento di multe da parte dei principali Paesi inquinanti.
Il risultato del sondaggio coincide con l’uscita di un rapporto stilato da un gruppo internazionale di esperti sul clima, Exponential Roadmap, in base al quale forti movimenti della società civile possono diventare il volano per cambiamenti di abitudini nella vita quotidiana, esercitando pressioni su governi e aziende, promuovendo comportamenti eco-sostenibili, meno carne, più veicoli elettrici, e l’utilizzo di tecnologie più ‘green’ per riuscire a ridurre le emissioni inquinanti entro il 2030.

Si tratta di un decennio durante il quale, suggeriscono gli esperti, va portata avanti la più veloce transizione socio-economica mai registrata per salvare il pianeta. Secondo lo Stockholm Resilience Centre, per questi fini sarebbero utili piattaforme quali Facebook, Amazon e Google, per promuovere politiche innovative e informare i cittadini. Si tratterebbe di cambiamenti vitali delle nostre economie e società per raggiungere il traguardo emissioni zero entro il 2050, che nel contempo potranno generare una crescita del Pil tra l’1 e il 2%.
La sezione francese di Youth For Climate, ha annunciato: “Sono mesi che la gioventù si mobilita con la speranza di avere un futuro e chiede misure concrete per lottare al riscaldamento globale. Eppure non viene ascoltata. Questo venerdì 20 settembre i giovani osserveranno un altro sciopero: sarà il nostro terzo e ultimo avvertimento”. Inoltre ha chiesto a tutti i cittadini di aderire allo sciopero ed ai governanti di “avere il coraggio di prendere provvedimenti forti, lottando contro gli interessi di lobby private”.
Gli organizzatori dello sciopero globale auspicano che l’Unione europea possa decretare ufficialmente lo stato di emergenza climatica, ambientale e sociale.
In occasione del primo sciopero avvenuto lo scorso 15 marzo, due milioni di persone avevano manifestato in centinaia di città, rispondendo all’appello della giovane svedese Greta Thunberg.
Le rivendicazioni rimangono le stesse: limitare il riscaldamento climatico a 1,5 gradi, ridurre i gas ad effetto serra dal 2020 e abbandonare le energie fossili. E da Greta è venuto un nuovo messaggio a politici e cittadini, dopo l’appello al Congresso Usa  ad ascoltare gli scienziati. Greta Thunberg, in un breve filmato realizzato con George Monbiot, giornalista del Guardian, per presentarlo al vertice Onu, ha detto: “Esistono soluzioni fornite dalla natura, che ha gli strumenti per curare se stessa. Strumenti che ad oggi ricevono solo il 2% di tutti i finanziamenti”.

I numeri danno un’idea chiara di che cosa si sta parlando: più di 1.240 azioni sono in programma in 37 paesi d’Europa, oltre 4.600 scioperi si terranno in tutto il mondo, organizzati da 73 sindacati, oltre 1.000 aziende e 500 organizzazioni. Anche in centinaia di piazze italiane, a partire da quella milanese dove, alle 16, in piazza Baiamonti, gli attivisti insieme al Comitato Baiamonti, daranno vita a un nuovo spazio verde nell’area dell’Ex Tamoil, piantumando una zona abbandonata.
Il ‘Guerrilla gardening’  sarà seguito da un’assemblea pubblica alle 18. Il giorno dopo il 22, in occasione del #WorldCarFreeDay, tutti in piazza sulle due ruote, appuntamento in largo Cairoli alle 15, per una biciclettata pomeridiana per le vie della città. Per lunedì l’invito è a non mangiare carne, per il ‘nomeatday’.
Il 25 settembre la ‘protesta’ arriverà nel cuore della città, con un flash mob in piazza della Scala, alle 13, con il “Milano beach 2030: l’innalzamento dei mari porterà la spiaggia a Milano?”. Il 26 sarà dedicato alla preparazione dei materiali per la grande marcia del giorno dopo. Cartelli, striscioni e il riscio’ per il terzo Sciopero Globale per il Clima.Gli organizzatori hanno dichiarato: “Sarà la più grande marcia per il clima mai realizzata, partendo da Largo Cairoli riempiremo le strade e le piazze di Milano. L’appuntamento è alle 9.30 in largo Cairoli, per arrivare fino in Duomo”.

Silvana Roseto, segretaria confederale della Uil ha dichiarato: “La UIL sostiene la mobilitazione in difesa del clima e per la giusta transizione. Nella settimana dal 20 al 27 settembre 2019 decine di Paesi e migliaia di ragazzi si mobiliteranno per il clima, per chiedere che venga riconosciuta l’emergenza climatica a livello globale. La UIL aderisce alla mobilitazione sostenuta anche dalla CES e dalla CSI, per promuovere la giusta transizione e chiedere ai governi iniziative contro il cambiamento climatico: posizione che il sindacato Internazionale ribadirà nell’ambito del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a New York il prossimo 23 settembre. La mobilitazione rappresenta un’ulteriore occasione per diffondere il messaggio sugli effetti distruttivi del cambiamento climatico: bisogna evitare che la temperatura continui ad aumentare portando allo scioglimento dei ghiacciai, all’innalzamento dei livelli degli oceani, provocando conseguenze disastrose per gli animali e per la sopravvivenza dell’uomo stesso.
Per questo è importante dare un segnale forte ed inequivocabile alla politica ed alle istituzioni affinché si inizi a cambiare concretamente rotta, con la consapevolezza che c’è un urgente bisogno di recuperare un metodo condiviso di lavoro tra Governo, Istituzioni e Parti Sociali, per costruire insieme un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità”.Le lotte civili per l’ecologia fanno parte del pensiero socialista sin dalle sue origini. Oggi, ancora una volta, tutti i socialisti sono naturalmente vicini ai giovani ed a tutte le coscienze civili che si battono per la questione climatica diventata sempre più urgente e prioritaria per il bene dell’umanità.

Salvatore Rondello

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