giovedì, 23 Maggio, 2019

Innovazione e welfare, costruire un nuovo futuro

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Ieri, 28 febbraio dalle ore 15,00 alle ore 19,00 si è svolto a Roma, Palazzo San Macuto, Sala del Refettorio, via del Seminario, 76, un importante convegno dal titolo: “Innovazione e welfare: anziani e giovani, scenari e reti per costruire un nuovo futuro”. Con la presidenza di Graziana Delpierre, sono intervenuti Silvano Sgrevi, Guido Pollice, Emiliano Monteverde e Fabio Porta.

A seguire c’è stata la tavola rotonda “Anziani e giovani: riforme, scenari e nuove sfide per generare welfare”, dove sono intervenuti Giorgio Benvenuto, Romano Bellissima, Raffaello Morese, Raffaele Marmo e Vincenzo Mattina moderati da Vincenzo Campo. L’iniziativa è realizzata dalla Fondazione Bruno Buozzi assieme alla Uil Camera dei Deputati e in collaborazione con Upter Solidarietà, Koinè e Green Cross Italia per ricordare Silvano Miniati.

Al convegno ha partecipato anche il giudice della Corte Costituzionale prof. Giulio Prosperetti.

Sia nella prima che nella seconda parte del convegno tutti i convenuti hanno ricordato le qualità, il metodo ed il pensiero ancora attuali, di Silvano Miniati.

La vastità degli argomenti affrontati ed il loro intreccio nello scenario sociale è impossibile sintetizzarla in un breve articolo. Sono stati messi a fuoco gli scenari del cambiamento sociale in atto comparandoli con il passato: il ruolo del sindacato rispetto all’evolversi del mondo del lavoro, i disagi sociali esistenti, la solidarietà ed il welfare. Sia Giorgio Benvenuto che Renato Bellissima hanno sottolinea l’importanza dei principi dei diritti umani e della dignità delle persone che vanno tutelate sempre. Non sono mancate le critiche e le preoccupazioni per l’atteggiamento dei governi degli ultimi anni. Il comportamento negazionista nel dialogo delle parti sociali, ha spinto i governi a portare avanti provvedimenti fiscali e del welfare autonomamente, con un piglio populista, senza consultare i sindacati . L’avanzare del populismo e del giustizialismo sommario non rendono giustizia ai lavoratori che subiscono i disagi sociali esistenti. L’introduzione di quota cento e del reddito di cittadinanza, così come sono stati concepiti, non rendono giustizia sociale ma produrranno nel tempo effetti ancora più gravi di quelli esistenti. Con la manifestazione dei lavoratori di alcuni giorni fa, i sindacati stanno cercando di riaprire quel dialogo con il governo che da alcuni anni è venuto meno. La carenza attuale sulla formazione delle figure professionali è stato un altro tema affrontato con grande competenza. Il lodevole impegno della solidarietà attraverso le associazioni di volontariato per l’assistenza ai più bisognosi con patologie invalidanti, da solo non basta, ma comunque va incoraggiato. Bisogna pensare oggi al futuro dei giovani che invece sono sempre più penalizzati.

Il reddito di cittadinanza ha sottilmente introdotto il principio della sudditanza e non quello della libertà per la dignità umana ed elevazione sociale delle persone più deboli come prevede la Costituzione della Repubblica.

Le soluzioni potrebbero trovarsi in una politica mirata di redistribuzione della ricchezza basata sui principi della solidarietà umana e sulle politiche che incoraggiano gli investimenti e quindi l’occupazione.

In sintesi, guardando al futuro, è emerso che è possibile governare il Paese in armonia con i principi fondamentali della nostra costituzione senza aggravare il debito pubblico e senza entrare in conflitto con l’Europa. In tal senso, il dialogo delle parti sociali è essenziale anche per poter entrare nella fase migliorativa per la costruzione dell’Europa.

S. R.

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