mercoledì, 20 Novembre, 2019

Inps, 8,7 milioni di pensionati vivono con meno di 1000 Euro lordi al mese

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Pensioni
APPLICAZIONE ALIQUOTA MAGGIORE E RINUNCIA DETRAZIONI 2020
I beneficiari delle prestazioni pensionistiche e previdenziali interessati all’applicazione dell’aliquota maggiore degli scaglioni annui di reddito e/o al non riconoscimento, in misura totale o parziale, delle detrazioni d’imposta per reddito, di cui all’articolo 13 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), sono tenuti a darne comunicazione all’Inps ogni anno, per ciascun periodo d’imposta.
Dal 15 ottobre scorso è possibile inviare le richieste per il 2020, compilando la dichiarazione tramite il servizio online Detrazioni fiscali – domanda e gestione.
In assenza di tali richieste, l’Istituto procederà ad applicare le aliquote per scaglioni di reddito e a riconoscere le detrazioni d’imposta sulla base del reddito erogato.
Artigiani e commercianti: avvisi bonari – Con il messaggio Inps del 17 ottobre 2019, n. 3750, l’Ente di previdenza ha segnalato agli iscritti alla Gestione artigiani e alla Gestione commercianti l’inizio delle elaborazioni degli avvisi bonari relativi alla rata di agosto 2019.
Gli avvisi bonari sono a disposizione del contribuente nel Cassetto previdenziale artigiani e commercianti, dove è possibile consultare anche la relativa comunicazione.
Agli iscritti, o ai loro intermediari, che abbiano fornito un indirizzo di posta elettronica è stata inviata una email di alert.
Rdc e Rei – È stato recentemente pubblicato dall’Inps l’Osservatorio sul Reddito di Cittadinanza. All’8 ottobre scorso risultano pervenute all’Istituto 1.522.874 domande, di cui 982.158 sono state accolte, 125.931 sono in lavorazione e 414.785 sono state respinte o cancellate.
La maggior parte dei benefici sono stati erogati a nuclei residenti nelle regioni del Sud e nelle Isole con 848.993 domande (55,7%), seguite dalle regioni del Nord con 424.712 domande (27,9%) e da quelle del Centro con 249.169 domande (16,4%).
Dei 982.158 nuclei le cui domande sono state accolte, 38.855 sono decaduti dal diritto, 825.349 riguardano nuclei percettori del Reddito di cittadinanza, con 2.150.698 di persone coinvolte. I restanti 117.954 sono nuclei percettori di Pensione di Cittadinanza, con 134.157 persone coinvolte.

Inps
8,7 MLN DI PENSIONATI VIVONO CON MENO DI 1.000 EURO LORDI MENSILI
Oltre tre quarti delle pensioni erogate nel 2018, nello specifico il 76,2%, è sotto i 1.500 euro lordi mensili: di queste (8,7 milioni), il 38% ha un importo compreso tra i 500 e i 1000 euro.
È quanto emerge dall’ultimo rapporto Inps sul tema. Più in dettaglio, nel 2018 le pensioni entro i 500 euro sono state 5.473.545, il 24% del totale; quelle tra 1.000 e 1.500 euro sono state 3.230.552, pari al 14,2% del totale. Le restanti 5.414.902 pensioni, pari al 23,8% del totale, superano i 1.500 euro lordi mensili.
Complessivamente, le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2018 risultano essere 22.785.711, per un ammontare globale annuo di 293.344 milioni di euro, che corrisponde a un importo medio per prestazione pari a 12.874 euro.
Rispetto al 2017, il numero di trattamenti è calato dello 0,1%, mentre il corrispondente importo complessivo annuo è salito del 2,2%.
I beneficiari di assegni pensionistici sono 16.004.503 (-0,2% in confronto al 2017); ognuno di loro percepisce in media 1,4 pensioni, anche di diverso tipo, secondo quanto previsto dalla normativa previdenziale attualmente in vigore.
Per quanto attiene il genere, se le donne sono la quota maggioritaria sul totale numerico dei pensionati (il 52,2%), gli uomini incassano il 55,9% dei redditi pensionistici: l’importo medio dei trattamenti corrisposti alle donne è infatti inferiore rispetto a quello degli uomini del 28% (15.474 contro 21.450 euro).
Fronte lavoratori parasubordinati, l’Inps ha calcolato per il 2018 un totale di 1.285.061 collaboratori, con una riduzione dal 2014 al 2016 (-24,2% ), una stabilizzazione nel 2017 (+0,1%) e un incremento tra il 2017 e il 2018 (+2,4%). I professionisti, al contrario registrano un’ascesa dal 2014 al 2017 pari all’11,3% ed una lieve flessione tra il 2017 e il 2018 (-1,2%).
Queste variazioni – si legge in una nota dell’Inps – sono da legare, oltre che a dinamiche del mercato del lavoro, anche a diverse misure del legislatore, a partire dalla riforma Fornero (l. 92/2012) che è intervenuta in senso restrittivo sulle collaborazioni a progetto, e successivamente il Jobs Act (decreto legislativo n. 81 del 2015) che ha regolamentato la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai “rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”.
La quota di donne è diminuita nella tipologia dei collaboratori mentre è progredita in quella dei professionisti. Le donne erano difatti nel 2014 il 40,0% tra i collaboratori e il 41,1% tra i professionisti: tali valori sono rispettivamente pari a 37,2% e 44,6% nel 2018.
Il 47,9% dei collaboratori risulta essere esclusivo e mono-committente, con un reddito medio annuo inferiore a 20.000 euro. Il reddito medio, comunque, è funzione non solo del numero di committenti ma anche delle altre variabili di classificazione, come il tipo di rapporto di lavoro.

Catalfo
IL REDDITO DI CITTADINANZA NON VERRA’ MODIFICATO
Lo strumento del reddito di cittadinanza “non verrà modificato”, ha recentemente detto il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, a RaiNews24.
Con “Jobs act e grandi riforme del lavoro”, ha sottolineato, “non si è mai pensato a garantire la sicurezza dei lavoratori” andando “oltre i normali ammortizzatori sociali”. Riforme che vanno riviste? “Ci sono alcune cose che possono andar bene altre che provenivano da un pensiero di riforme costituzionali che poi non si sono realizzate”. Potrà essere reintrodotto l’articolo 18? “Vedremo e ci penseremo”, ha risposto.
L’alleanza di Governo Pd-M5s? “Mi sento bene nei Governi che portano avanti i temi, ciò che abbiamo come obiettivo La vedo bene se arriviamo agli obiettivi: portare avanti il reddito cittadinanza, magari una riforma pensionistica ancor migliore, investire in una formazione seria. Insomma, questo è quello che io mi aspetto”, ha replicato.

Istat
DISOCCUPAZIONE: A SETTEMBRE SALE AL 9,9%
A settembre netta crescita per il taso di disoccupazione che sale al 9,9% (+0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente). Lo ha comunicato l’Istat spiegando che le persone in cerca di occupazione sono in aumento (+3,0%, pari a +73 mila unità nell’ultimo mese).
L’ascesa della disoccupazione riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge tutte le classi d’età tranne i 25-34enni. In calo invece la stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6%, pari a -77mila unità) per entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattività flette al 34,3% (-0,2 punti percentuali).
Nella fascia 15-24 anni la disoccupazione sale di 1,1 punti percentuali in confronto ad agosto e si attesta al 28,7%. Il tasso lievita anche tra i 35-49enni (+0,5 punti), mentre scende tra i 25 34enni (-0,1 punti) ed è stabile tra i 50-64enni.

Carlo Pareto

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