martedì, 29 Settembre, 2020

Inps, a Lavoro meno assenze per malattia. Reddito di cittadinanza, il Covid fa aumentare i beneficiari

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Polo unico di tutela della malattia
INPS: I DATI DEL SECONDO TRIMESTRE 2020

È stato recentemente pubblicato dall’istituto di previdenza, l’Osservatorio statistico sul “Polo unico di tutela della malattia” con i dati relativi al secondo trimestre 2020. L’Osservatorio, che ha lo scopo di monitorare il fenomeno dell’astensione dal lavoro per malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, è stato realizzato prendendo come riferimento i certificati medici inviati dal medico e le visite mediche di controllo effettuate dall’Inps.
Nel secondo trimestre 2020 sono arrivati 3.187.689 certificati, di cui l’80% dal settore privato. Nel secondo trimestre 2019 erano stati presentati 5.362.989 certificati e la componente privata era pari al 74,4%.
A livello territoriale, inoltre, comunica l’Ente assicuratore, si registra un forte decremento del numero dei certificati in confronto all’analogo periodo dell’anno precedente, maggiormente accentuato per il comparto pubblico (-53%) rispetto a quello privato (-36%).
Tale andamento differenziato tra i due ambiti lavorativi, è riferibile sostanzialmente agli effetti dell’epidemia da coronavirus iniziata in Italia alla fine di febbraio e alle misure per il contenimento adottate dal governo nei mesi successivi. La chiusura delle aziende private appartenenti a settori di attività economica non essenziali e il regime di smart working, maggiormente rilevante per i dipendenti pubblici hanno, infatti, determinato un accesso molto limitato agli studi dei medici di base.
L’attività di verifica ispettiva dello stato di malattia del lavoratore, sospesa sull’intero territorio nazionale fino al 10 agosto, non permette di effettuare un confronto statistico con il corrispondente trimestre del 2019.
L’Osservatorio, contiene in aggiunta, il documento del Coordinamento Generale Statistico Attuariale Covid-19 10 settimane di certificazioni di malattia, nel quale si registra, a causa dell’epidemia da coronavirus iniziata in Italia alla fine di febbraio, un incremento considerevole delle attestazioni di malattia pervenute in Inps da parte dei lavoratori dipendenti dei settori privato e pubblico.

Osservatorio sul precariato
INPS: PUBBLICATI I DATI DI MAGGIO 2020

È stato recentemente pubblicato dall’istituto di previdenza, l’Osservatorio sul precariato con i dati di maggio 2020. Le assunzioni nel settore privato nei primi cinque mesi del 2020 sono state 1.794.749. In confronto all’analogo periodo del 2019 la contrazione è stata molto forte (-43%) per effetto dell’emergenza legata alla pandemia da Cvid-19 e delle conseguenti restrizioni (obbligo di chiusura delle attività non essenziali), nonché della più generale caduta della produzione e dei consumi.
Tale contrazione è risultata particolarmente negativa nel mese di aprile (-83%), con un miglioramento a maggio (-57%). Il fenomeno ha invero riguardato tutte le tipologie contrattuali. In maniera nettamente accentuata il calo si osserva in particolare per le assunzioni con contratti di lavoro a termine (stagionali, intermittenti, somministrati, a tempo determinato).
La dinamica dei flussi
Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-maggio 2020 sono risultate 229.468, anch’esse in flessione rispetto al medesimo lasso di tempo del 2019 (-31%; -43% per il mese di maggio), quando il loro volume era risultato eccezionalmente elevato anche per effetto dell’impatto delle modifiche normative dovute al decreto Dignità.
Le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo risultano per il periodo gennaio-maggio 2020 ancora in crescita (+12%), ma a maggio la variazione rispetto al corrispondente mese del 2019 è risultata negativa (-5%).
Le cessazioni nel complesso sono state 1.972.498, in diminuzione in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale contrazione è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato nel trimestre marzo-maggio (-47%) a seguito dell’introduzione, il 17 marzo (decreto Cura Italia), del divieto di licenziamento per ragioni economiche.
Il lavoro occasionale
I lavoratori impiegati con Contratti di prestazione occasionale (Cpo) a maggio 2020 sono stati 9.516 (in forte diminuzione rispetto allo stesso mese del 2019, -50%). L’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 234 euro.
I lavoratori pagati con i titoli del Libretto di famiglia (Lf), invece, informa sempre l’Ente assicuratore, a maggio 2020 risultano 147.204, in rialzo del 1.461% in confronto a maggio 2019. La risalita è da riferirsi essenzialmente all’introduzione del bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting (articolo 23, comma 8, decreto Cura Italia) il cui pagamento è effettuato con i titoli del Libretto famiglia. L’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 561 euro.

Osservatorio Cig
INPS: I DATI RELATIVI A LUGLIO 2020

È stato recentemente pubblicato dall’Inps l’Osservatorio sulle ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni con i dati di luglio 2020.
Nel mese di luglio 2020 sono state autorizzate 482,7 milioni di ore. Il 99% delle ore di Cig ordinaria, deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale “Emergenza sanitaria Covid-19”, pertanto, comunica l’istituto di previdenza, le variazioni percentuali con gli indici congiunturali e tendenziali esposti nel Focus mensile Agosto 2020, relativo ai dati di luglio, sono illustrati per continuità con le pubblicazioni precedenti, anche se poco significativi.
Relativamente alle ore autorizzate specificamente per emergenza sanitaria, i dati di luglio 2020 sono pubblicati sul Focus cassa integrazione guadagni e Fondi di solidarietà – Ore autorizzate per emergenza sanitaria.
Tenendo conto che l’effetto dei provvedimenti normativi adottati in materia di integrazione salariale durante l’emergenza Covid-19, ha cominciato ad avere un forte impatto in termini di ore autorizzate a partire dal mese di aprile 2020, il numero totale di ore di cassa integrazione guadagni autorizzate nel periodo dal 1° aprile al 31 luglio 2020, per emergenza sanitaria, è pari a 2.539,9 milioni di cui 1.287 milioni di Cig ordinaria, 782,1 milioni per l’assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 470,8 milioni di Cig in deroga.

Reddito di cittadinanza
IL COVID FA AUMENTARE I BENEFICIARI

Che negli ultimi mesi la situazione di “sofferenza” per le famiglie italiane sia lievitata ben oltre le previsioni più negative all’uopo formulate è certificata anche dal forte incremento dei beneficiari del Reddito di cittadinanza. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi di recente dall’Inps relativi al mese di agosto 2020, il numero di persone che riceve il sostegno economico istituito nel 2018 è cresciuto del 17% in confronto a gennaio 2020.
Dati che testimoniano, se ce ne fosse ulteriore bisogno, che nei primi sei mesi dell’anno il tasso di povertà nel nostro paese è salito in maniera preoccupante e che sono sempre di più i nuclei familiari costretti a ricorrere a misure di sostegno al reddito per riuscire ad “arrivare a fine mese”.
I numeri del fenomeno
Stando ai dati diffusi dall’Istituto di previdenza e aggiornati ad agosto 2020, il numero di percettori di reddito di cittadinanza è aumentato del 17% nei primi otto mesi dell’anno. I nuclei familiari che lo percepiscono sono oggi 1,1 milioni, per un totale di 2,9 milioni di persone coinvolte e un importo medio mensile di 561,23 euro. Se a questi dati si aggiungono anche quelli della pensione di cittadinanza, le famiglie interessate salgono a 1,3 milioni e oltre 3 milioni interessate.
Reddito di cittadinanza: la novità
A questi dati, però, vanno aggiunti anche quelli diffusi nei giorni passati dall’Anpal che, come noto, dovrebbe occuparsi del percorso di avviamento verso il mondo del lavoro dei percettori del Reddito di cittadinanza. Secondo le statistiche dell’Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro, infatti, meno della metà di coloro che sono attivabili ha sottoscritto il Patto per il lavoro.
I dati Anpal parlano chiaro: nel nord Italia solo il 30% lo ha sottoscritto, contro il 40% del centro Italia, il 43,4% del sud Italia e il 51,4% delle Isole. Questa bassa affluenza è legata al mancato rilascio, da parte dei percettori, della Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Senza questo documento, infatti, i Centri per l’impiego non possono convocare chi riceve il Reddito di cittadinanza e, dunque, non possono avviare il percorso previsto dalla legge.
Una condizione che, a norma di decreto, dovrebbe portare all’immediata esclusione del beneficio. La dichiarazione dovrebbe difatti essere rilasciata entro 30 giorni dal riconoscimento del trattamento economico, pena la decadenza istantanea, con divieto di fare una nuova domanda per 18 mesi. Se l’Inps dovesse effettuare dei controlli puntuali, dunque, oltre la metà dei titolari di Reddito di cittadinanza potrebbe improvvisamente ritrovarsi senza l’assegno mensile.

Carlo Pareto

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