martedì, 7 Luglio, 2020

Inps, al via domanda emersione per rapporti di lavoro irregolari. Pensioni ridotte per il Coronavirus

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Inps
AL VIA LA DOMANDA DI EMERSIONE PER I RAPPORTI DI LAVORO IRREGOLARI

È attivo dal primo giugno scorso il servizio per la presentazione delle istanze, da parte di datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero cittadini stranieri in possesso del titolo di soggiorno di cui all’art. 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 e ss. mm., che intendono dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato irregolare con cittadini italiani o comunitari ai sensi dell’art. 103 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34.
Ambito di applicazione
Il comma 3 dell’art. 103 del d.l. n. 34/2020 circoscrive l’ambito di applicazione della norma ai soli datori di lavoro la cui attività rientra nei seguenti settori produttivi: a) agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse; b) assistenza alla persona per se stessi o per componenti della propria famiglia, ancorché non conviventi, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza; c) lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Per un maggiore dettaglio delle attività, si consiglia di visionare i codici Ateco indicati nell’allegato del decreto interministeriale richiamato dall’art. 103 del suddetto d.l.
Dopo aver effettuato l’autenticazione al servizio, è consultabile il manuale che fornisce le indicazioni per la corretta compilazione della richiesta.

Cosa prevede il decreto
CONGEDO PARENTALE STRAORDINARIO DI 15 GIORNI

Tra le misure assunte nello scorso Decreto Cura Italia rientrano anche il congedo parentale e il voucher baby sitter pensate per cercare di aiutare le famiglie con figli minori ora a casa da scuola.
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativo dal lavoro concesso ai genitori per prendersi cura del bambino nei suoi primi anni di vita. È rivolto a lavoratrici e lavoratori dipendenti (sono esclusi dall’indennità i genitori disoccupati o sospesi, i lavoratori domestici e a domicilio).
Il nuovo congedo straordinario
Il nuovo strumento giuridico adottato dal governo prevede il congedo parentale straordinario per un totale complessivo di 15 giorni, cumulativi, frazionabili e da fruire non contemporaneamente fra i due genitori che lavorano.
Per i giorni di congedo parentale straordinario retribuito è prevista una retribuzione pari al 50% dello stipendio oppure pari a 1/365 del reddito nel caso in cui i genitori siano iscritti in va esclusiva alla Gestione separata Inps (sono inclusi i lavoratori autonomi).
Sia il congedo parentale che il voucher baby sitter sono misure retroattive, utilizzabili a partire dal 5 marzo: ovvero, i genitori che hanno preso dei congedi “classici” possono riconvertirli con questi nuovi strumenti.
A chi spetta
Possono aderire al congedo parentale i genitori (e affidatari) per i figli fino ai 12 anni (con retribuzione al 50%) oppure con figli di età compresa fra i 12 e i 16 anni (a retribuzione zero).
La fruizione di questo congedo, si legge nel decreto, “è subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito nell’ipotesi di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore”.
Per essere ammessi a beneficiarne, quindi, entrambi i genitori devono lavorare e “nel nucleo familiare non deve essere presente altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa”.
Un dato importante: non vi sono limiti di età in caso di persone con disabilità.
Congedo parentale e divieto di licenziamento
Nel caso di genitori lavoratori dipendenti del settore privato, con figli di età compresa tra i 12 e i 16 anni, l’astensione dal lavoro per il periodo di chiusura delle scuole prevede anche il divieto di licenziamento e il diritto alla conservazione del posto di lavoro, purché non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito o in modalità di lavoro agile.
Congedo parentale straordinario non retribuito
Anche i genitori di bambini e ragazzi di età compresa tra i 12 e i 16 anni possono richiedere un congedo parentale straordinario. In questa ipotesi, però, il permesso non sarà retribuito. I 15 giorni massimi di assenza dal lavoro non figureranno dunque come ferie, ma non saranno riconosciuti nemmeno al 50% in busta paga, come nel caso invece del congedo retribuito. Non avranno nemmeno il riconoscimento di contribuzione figurativa.

Peserà la recessione economica
IL CORONAVIRUS RIDUCE LE PENSIONI

La recessione economica prodotta dalla crisi legata al coronavirus potrà avere un effetto negativo anche sui trattamenti previdenziali. Chi andrà in quiescenza nei prossimi anni, in particolare a partire dal 2022, vedrà infatti una rivalutazione del montante contributivo, per quanto attiene i versamenti avvenuti dal primo gennaio 1996, piuttosto modesto, facendo calare, di conseguenza, l’importo dell’assegno. Il motivo? Il meccanismo vigente prevede che i contributi vengano ricalcolati sulla base dell’andamento economico. 
Quanto perderanno i pensionati
Di quanto scenderanno le pensioni? Per ora, le stime parlano di un ribasso delle prestazioni pensionistiche interamente contributive compreso tra il 2,5 e il 3 per cento. L’impatto è al momento abbastanza contenuto, e potrebbe corrispondere a una trentina di euro in meno al mese per una pensione media di 1.126 euro. Non è però detto che questo accada: il Governo può infatti decidere di intervenire per bloccare l’applicazione del tasso di variazione del montante. 
Le ragioni del calo
Per spiegare le ragioni di quanto sta per accadere alle pensioni bisogna tornare indietro al 1995, quando venne varata la riforma Dini. Quel provvedimento aveva come obiettivo primario la conservazione dell’equilibrio finanziario del sistema.
In particolare, si decise che coloro che nel 1995 avevano maturato almeno 18 anni di contribuzione sarebbero ricaduti nel sistema retributivo. Gli stessi soggetti che, successivamente, sono stati poi inseriti nella modalità di computo contributivo a partire dalla legge Fornero del 2012.
Chi, invece, al passaggio tra il 1995 e il 1996, aveva meno di 18 anni di contribuzione, è stato collocato nel sistema misto basato su un calcolo contributivo da quell’anno in poi. Quest’ultimo sistema prevede, appunto, un ricalcolo del montante contributivo in base al coefficiente indicato ogni anno dall’Inps con riferimento all’andamento del Pil nei 5 anni precedenti.
Nel 2015, quel coefficiente è stato per la prima volta negativo, cosa che avrebbe generato una diminuzione per quell’anno, seppur lieve, dell’assegno pensionistico se il Governo Renzi non fosse intervenuto a stoppare la variazione.
La norma del 2015
Come ha recentemente spiegato il Corriere della Sera, la norma del 2015 prevede anche che, in caso di coefficienti negativi in futuro, lo scarto venga recuperato negli anni successivi sottraendolo dai tassi positivi, senza mai andare sotto lo zero: in questo modo, il recupero, se necessario, può essere spalmato anche su più anni. Questo implica che, se anche come si prevede già dal 2021 il Pil dovesse tornare in crescita, i coefficienti saranno comunque più bassi, determinando una flessione degli assegni che si manifesterebbe dal 2022 perché è il primo anno a cui si applicherà il contingente che tiene conto del Pil del 2020.
Quanto si perderà
Secondo le previsioni del Messaggero, un contribuente nato nel 1956, che ha cominciato a lavorare nel 1980 e va in quiescenza nel 2023 a 67 anni, perderà circa il 2,7% sulla parte contributiva della pensione e l’1,7% sull’importo complessivo della pensione lorda, che in questo caso è col sistema misto (fino al 1996 retributivo).
Le richieste dei sindacati
I sindacati chiedono al Governo di intervenire bloccando il ribasso. Come ha affermato Domenico Proietti, segretario confederale Uil, al Messaggero, se da un lato la rivalutazione del montante contributivo non può essere inferiore all’1% per la norma del 2015, “è altresì vero che eventuali differenze saranno recuperate negli anni successivi con effetti negativi sul futuro previdenziale dei lavoratori”.

Carlo Pareto

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