martedì, 24 Novembre, 2020

Inps, nuove regole per quarantena e malattia. Reddito di cittadinanza, come rinnovarlo

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Quarantena e malattia
LE NUOVE REGOLE
Il lavoratore in quarantena precauzionale non ha diritto alla malattia se lavora da casa in smart working: si tratta di un’importante precisazione contenuta in una recente circolare Inps che chiarisce tutte le regole che si applicano ai casi di quarantena del lavoratore.
La circolare fornisce una serie di aspetti su cui sono state evidenziate criticità interpretative, e che risulta di particolare importanza dopo la nuova disposizione del Cts (Comitato tecnico scientifico coronavirus), che riduce a 10 giorni la quarantena obbligatoria per gli asintomatici, i quali possono poi uscire con un solo tampone o test negativo.
Di particolare importanza risulta il focus sul coordinamento fra le misure emergenziali sulla quarantena (equiparata alla malattia o, nei casi di particolari patologie, alla degenza ospedaliera) e la prassi nel mondo del lavoro. Un aspetto rilevante attiene la gestione dei dipendenti che, pur asintomatici, devono stare in quarantena (ad esempio, perché sono stati a contatto con pazienti Covid), ma continuano a lavorare in smart working.
Di seguito si riporta espressamente il passaggio che fa chiarezza sulla quarantena: “Non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia o della degenza ospedaliera nei casi in cui il lavoratore in quarantena (art. 26, comma 1) o in sorveglianza precauzionale perché soggetto fragile (art. 26, comma 2) continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, mediante le forme di lavoro alternative alla presenza in ufficio. In tale circostanza, infatti, non ha luogo la sospensione dell’attività lavorativa con la correlata retribuzione”.
“Nell’attuale contesto emergenziale sono state incentivate modalità alternative di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato (lavoro agile o smart working, telelavoro, etc.) che hanno consentito di assicurare continuità nell’attività lavorativa e, al tempo stesso, di ridurre notevolmente i rischi per la trasmissione del virus Sars-Cov-2 nei luoghi di lavoro”, rimarca L’Istituto aggiungendo: “Sotto altro aspetto, si evidenzia che la quarantena e la sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili, di cui rispettivamente ai commi 1 e 2 dell’articolo 26 del D.L. n. 18 del 2020, non configurano un’incapacità temporanea al lavoro per una patologia in fase acuta tale da impedire in assoluto lo svolgimento dell’attività lavorativa (presupposto per il riconoscimento della tutela previdenziale della malattia comune), ma situazioni di rischio per il lavoratore e per la collettività che il legislatore ha inteso tutelare equiparando, ai fini del trattamento economico, tali fattispecie alla malattia e alla degenza ospedaliera”.
“È invece evidente che in caso di malattia conclamata (art. 26, comma 6) il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno”, afferma subito dopo l’Ente di previdenza.
“A seguito dell’entrata in vigore del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, è stata prevista, all’articolo 19, un’apposita tutela per i lavoratori domiciliati o residenti in Comuni per i quali la pubblica autorità abbia emanato provvedimenti di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio territorio, disponendo l’obbligo di permanenza domiciliare in ragione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, che siano stati impossibilitati a raggiungere il luogo di lavoro, limitatamente alle imprese operanti nelle Regioni Emilia-Romagna, Regione del Veneto e Lombardia. Detta tutela stabilisce che i datori di lavoro operanti esclusivamente nelle citate regioni, possono presentare, con riferimento ai suddetti lavoratori, domanda di accesso ai trattamenti di Cigo, Cigd, Aso e Cisoa, per i periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020 (cfr. la circolare n. 115 del 30 settembre 2020, paragrafo 10)”, a tale proposito si fa inoltre presente che: “La citata previsione normativa, sebbene sia limitata ad un determinato ambito territoriale e temporale, confermando peraltro l’orientamento dell’Istituto, consente di affermare, quale principio generale, che in tutti i casi di ordinanze o provvedimenti di autorità amministrative che di fatto impediscano ai soggetti di svolgere la propria attività lavorativa non è possibile procedere con il riconoscimento della tutela della quarantena ai sensi del comma 1 dell’articolo 26, in quanto la stessa prefigura un provvedimento dell’operatore di sanità pubblica”, spiega ancora l’Inps.
Dunque in caso di isolamento o sorveglianza precauzionale non è possibile accedere alla tutela della malattia se si lavora da casa in smart working, sulla base degli accordi con il datore di lavoro. A meno che non si parli di “malattia conclamata” e “il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro. La quarantena diventa “malattia” soltanto se decisa dall’autorità sanitaria.

 

Reddito di cittadinanza
LE ISTRUZIONI INPS PER IL RINNOVO
Il Reddito di cittadinanza spetta per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi. Nel mese di settembre 2020 i nuclei familiari che hanno usufruito del beneficio fin dalla prima erogazione, quindi a partire da aprile 2019, hanno ricevuto la diciottesima e ultima mensilità, quindi la domanda è stata posta nella fase cosiddetta “Terminata”.
Da ottobre 2020, dopo il mese di sospensione previsto per legge, i contribuenti possono presentare istanza di rinnovo del Reddito di cittadinanza, nel caso di permanenza dei requisiti per l’accesso.
Con il messaggio n. 3627 del 08/10/2020, l’Inps illustra le modalità operative necessarie per l’inoltro della richiesta specificando però un aspetto importante: in caso di rinnovo, i percettori dell’assegno saranno obbligati ad accettare la prima offerta utile di lavoro congruo.
Rinnovo Reddito di cittadinanza, come fare domanda
Nello specifico, l’Inps ricorda che per la trasmissione delle istanze di rinnovo, così come per l’invio delle prime domande e delle nuove richieste, sono operativi i seguenti canali telematici:
tramite il gestore del servizio integrato di cui all’articolo 81, comma 35, lettera b), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (Poste Italiane S.p.A.);
accedendo in via telematica, tramite Spid, al sito redditodicittadinanza.gov.it;
presso i centri di assistenza fiscale;
presso gli istituti di patronato;
mediante il sito Inps, con Pin dispositivo, Spid, Carta nazionale dei servizi e Carta di identità elettronica. Per ogni opportunità si rammenta che a decorrere dal 1° ottobre 2020 l’istituto non rilascia più Pin.
Variazione della composizione del nucleo familiare
Nel caso in cui nel nucleo familiare intervenga una variazione nel periodo di fruizione del beneficio, il limite temporale di 18 mesi si applica al nucleo modificato, ovvero a ciascun nucleo familiare formatosi in seguito alla variazione. Resta ferma naturalmente la necessità di mantenere tutti i requisiti di legge, come pure l’obbligo di presentare una Dsu aggiornata entro due mesi dalla variazione.
In tali ipotesi, pertanto, si rende necessaria la presentazione di una nuova domanda, atteso che la prestazione decade d’ufficio dal mese successivo a quello della trasmissione della dichiarazione ai fini Isee aggiornata. Diversamente, non dovrà essere avanzata una nuova richiesta nel caso in cui la variazione consista in un decesso o in una nuova nascita.
La circolare citata riporta non a caso e a titolo esemplificativo, due casi possibili di variazione del nucleo legata ad una nuova nascita o all’uscita di un componente maggiorenne.
Esempio n. 1: variazione con nuova nascita
Nel nucleo familiare beneficiario di Rdc dal mese di aprile 2019, composto da due coniugi e da due figli minori, si registra a gennaio 2020 l’ingresso di un nuovo nato, correttamente inserito in DSU. La prestazione prosegue in questo caso fino a settembre 2020, ferma restando la verifica della permanenza dei requisiti.
Esempio n. 2: variazione con uscita di un componente maggiorenne
Nel nucleo familiare beneficiario di Rdc dal mese di maggio 2019, composto da due coniugi e da due figli, di cui uno maggiorenne, si verifica a luglio 2020 l’uscita del figlio maggiorenne, che autodichiara un nuovo nucleo familiare avendo iniziato un’attività lavorativa in una diversa città, con cambio di residenza.
La domanda in questo caso decade al momento della variazione del nucleo, nel mese di luglio 2020 (dopo 14 mesi di erogazione). Nell’ipotesi in cui il nucleo residuo e/o il nuovo nucleo monocomponente presentino una nuova domanda di Rdc, avrebbero diritto ad altri 4 mesi di prestazione, dopo i quali raggiungerebbero il diciottesimo mese di erogazione e la domanda andrebbe in stato “Terminata”.
Nel caso in cui la domanda di Reddito di cittadinanza venga presentata da un nucleo familiare i cui membri hanno percepito un numero diverso di mensilità, nel computo temporale ai fini del raggiungimento del tetto massimo di 18 mensilità si considera il periodo di Rdc percepito dal componente o dai componenti il nucleo, anche minorenni, che ne hanno usufruito in misura maggiore.
Variazione della situazione economica e mancato rispetto dei requisiti economici
In caso di interruzione della fruizione, il beneficio può essere richiesto nuovamente per una durata complessiva non superiore al periodo residuo non goduto, salvo che l’interruzione non sia dovuta all’applicazione di sanzioni.
Nel solo caso in cui l’interruzione sia motivata da un incremento del reddito familiare derivato da una nuova attività lavorativa, e la nuova istanza venga inoltrata trascorsi almeno 12 mesi dall’interruzione, la presentazione della stessa ha valore di prima domanda e dunque potrà essere erogata, sussistendone i requisiti di legge, fino a 18 mensilità.

 

Inps
ACCERTAMENTO ESISTENZA IN VITA DEI PENSIONATI ALL’ESTERO
È stata di recente pubblicata dall’Inps nel suo sito web la nuova pagina intitolata Accertamento esistenza invita dei pensionati che riscuotono all’estero, dedicata ai soggetti coinvolti nelle attività di verifica dell’esistenza in vita finalizzate ad assicurare la correttezza dei pagamenti pensionistici e a evitare l’erogazione di prestazioni indebite.
In questo spazio sono raccolte fonti normative, disposizioni dell’Istituto, comunicati stampa, notizie già pubblicate nel portale Inps, link utili e i numeri telefonici per contattare Citibank Na, l’istituto bancario che esegue i pagamenti esteri per conto dell’Inps e che effettua annualmente l’accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che ricevono il pagamento al di fuori del territorio nazionale.

 

Carlo Pareto

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