domenica, 23 Febbraio, 2020

Inps, i dati sulle pensioni decorrenti. Inail, ampliata platea degli assicurati, meno denunce di infortuni

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Inps
PUBBLICATI I DATI DELLE PENSIONI DECORRENTI NEL 2018 E NEL 2019

È stato recentemente pubblicato dall’Inps l’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento con i dati delle pensioni decorrenti nel 2018 e nel 2019. Il monitoraggio riguarda i trattamenti liquidati fino al 2 gennaio 2020 dalle seguenti gestioni:
Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD);
coltivatori diretti, mezzadri e coloni;
artigiani e commercianti;
lavoratori parasubordinati;
assegni sociali
.
Nel 2018 si è concluso il percorso di equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne nel settore dei dipendenti privati e dei lavoratori autonomi. L’età minima di accesso al trattamento di vecchiaia è di 66 anni e 7 mesi nel 2018 e di 67 anni nel 2019.
Per quanto attiene la pensione anticipata, nel 2018 è entrata stabilmente a regime la possibilità di pensionamento anticipato con soli 41 anni di contributi per i cosiddetti lavoratori precoci, nei limiti dei fondi stanziati e con richiesta di certificazione dei requisiti entro il 1° marzo 2018.
Ad aprile 2019, inoltre, è stata istituita la pensione Quota 100, che consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che abbiano perfezionato almeno 38 anni di contributi con un’età minima di 62 anni. A fronte di tali novità, dal 2018 al 2019 si registra una diminuzione del 15% del numero di pensioni di vecchiaia e un aumento del 29% di quelle anticipate.
Riguardo gli assegni sociali, dal momento che nel 2019 il requisito anagrafico richiesto è salito da 66 anni e 7 mesi a 67 anni, per effetto dell’incremento della speranza di vita, la loro misura risulta nel primo semestre 2019 di entità esigua e riferibile esclusivamente ai cittadini già ultra 67enni che abbiano soddisfatto nel 2019 le condizioni reddituali prefigurate dalla norma. Nel secondo semestre 2019 si registra un progresso del numero di assegni sociali liquidati, riconducibile a coloro che, bloccati a gennaio 2019 dall’innalzamento del requisito di età, sono riusciti ad agganciare il nuovo requisito anagrafico richiesto.
Dall’analisi degli indicatori statistici si osserva infine che:
il peso delle pensioni anticipate su quelle di vecchiaia aumenta nel 2019 di 56 punti percentuali in confronto al 2018; tale fenomeno è imputabile sia all’incremento dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia sia all’introduzione della Quota 100;
il rapporto tra le pensioni di invalidità e quelle di vecchiaia rimane pressoché costante nei due anni di analisi, dal momento che entrambe le categorie di pensione riscontrano una flessione nel 2019;
la percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta nel 2019 un valore superiore a quello dell’anno precedente di nove punti percentuali; ciò significa un maggiore aumento delle pensioni femminili liquidate rispetto a quelle maschili; a livello territoriale il peso percentuale delle pensioni liquidate a residenti nel Nord Italia resta sostanzialmente uguale nei due anni considerati.
I dati pubblicati subiranno comunque delle variazioni – sottolinea l’Inps – a seguito della futura liquidazione di tutti i trattamenti con decorrenza anteriore al 31 dicembre 2019, dovuta allo smaltimento delle domande ancora in giacenza.

Bettoni (Inail): dalla Cassazione svolta epocale
ORA AMPLIAMO LA PLATEA DEGLI ASSICURATI INAIL

Dopo la recente sentenza con cui la Cassazione ha riconosciuto ai rider che svolgono attività di consegna in ambito urbano il diritto di beneficiare delle protezioni garantite ai lavoratori subordinati, l’ipotesi di estendere la platea degli assicurati Inail diventa più concreta. A dirlo, in un’intervista rilasciata di recente al Sole 24 Ore, è il presidente dell’Istituto, Franco Bettoni, che giudica la decisione della Suprema Corte “una svolta epocale”, perché “non guarda alla natura del rapporto contrattuale, ma riconosce invece la possibilità di applicare tutele rafforzate anche per forme di lavoro di nuovo profilo, lavoratori non dipendenti che si muovono in una terra di mezzo che va oltre il campo della subordinazione o dell’autonomia”.
Come ricordato da Bettoni, attualmente i lavoratori tutelati dall’Inail sono quasi 21 milioni, mentre sono almeno 3,7 milioni quelli che non possono usufruire della copertura assicurativa dell’Istituto. È il caso, per esempio, dei quasi 177mila addetti delle forze armate, degli oltre 300mila della polizia, dei 32mila dipendenti e 10mila volontari dei vigili del fuoco, per i quali si è già “avviata una riflessione anche in sede politica per un’estensione della tutela obbligatoria sugli infortuni”, ma anche di molte professioni in mono-committenza, partite Iva, commercianti.
Secondo il presidente dell’Inail, dopo la sentenza della Cassazione ci sono le condizioni “per garantire un’assicurazione piena a tanti lavoratori che oggi non ce l’hanno. Bastano piccoli ritocchi a qualche articolo del Testo unico”. L’Istituto, assicura Bettoni, è pronto a sostenere questa svolta: “Possiamo garantire una definizione dei profili tariffari in tempi certi e brevi per moltissime attività che si svolgono senza subordinazione. E dal punto di vista finanziario ricordo solo che chiudiamo con avanzi di bilancio costanti”.
Nelle more dell’estensione dell’assicurazione Inail ai rider partita dal primo febbraio, per le imprese di “delivery” che utilizzano piattaforme anche digitali e impiegano i ciclofattorini è scattato l’obbligo di trasmettere all’Istituto le informazioni utili alla valutazione del rischio e al calcolo del premio. “Stimiamo di partire da 10-20mila persone”, precisa a questo proposito Bettoni, che evidenzia anche come l’Italia sia uno dei primi Paesi europei ad avere previsto questo tipo di tutela. “Francia e Germania hanno introdotto profili simili ma non completi come il nostro”, che comprende “l’indennizzo temporaneo, la rendita per i superstiti e l’assegno funerario, per non parlare delle cure integrative e riabilitative”.
Nell’intervista pubblicata dal Sole 24 Ore il presidente si sofferma anche sulle iniziative promosse dall’Inail per migliorare le prestazioni destinate a imprese e lavoratori. Da un lato c’è l’impegno a mettere a disposizione uno stanziamento non inferiore a quello dell’anno scorso per il bando Isi, che in 10 anni ha sostenuto le aziende che investono in prevenzione con oltre 2,4 miliardi di euro a fondo perduto, dall’altro l’auspicio di poter attingere a una parte dei 32 miliardi accantonati nel corso degli anni presso la Tesoreria dello Stato: “Definiamo la soglia di sicurezza dell’avanzo dell’Inail per la finanza pubblica e valutiamo la possibilità di alimentare con il resto un fondo per finanziare interventi capaci di migliorare le prestazioni e i servizi a favore delle imprese e dei lavoratori”.

Inail
NEL 2019 CALANO DE DENUNCE DI INFORTUNI MORTALI

Nel 2019 le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail sono state 641.638 (+0,1% sul 2018). Lo fa sapere l’Istituto spiegando che le denunce di infortunio mortale sul lavoro sono state 1.089 con un calo del 3,9%.
L’Inail ricorda che i dati sono provvisori e per sapere quanti casi denunciati saranno poi accertati come legati al lavoro bisognerà aspettare la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia. La flessione – spiega l’Inail – è da ritenere però “poco rassicurante” dato che il 2018 aveva avuto più incidenti plurimi.

Lavoro
TORNANO A CALARE GLI OCCUPATI

A dicembre 2019, l’occupazione risulta in calo rispetto al mese precedente, mentre l’inattività cresce e il numero dei disoccupati sale lievemente a fronte di un tasso di disoccupazione che rimane stabile. Lo ha recentemente comunicato l’Istat indicando che gli occupati diminuiscono di 75 mila unità (-0,3%) e il tasso di occupazione scende al 59,2% (-0,1 punti percentuali). La flessione dell’occupazione interessa uomini e donne, gli individui tra 25 e 49 anni (-79 mila), i lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila) e gli indipendenti (-16 mila). Gli occupati aumentano tra i 15-24enni (+6 mila) e tra i dipendenti a termine (+17 mila), rimanendo sostanzialmente stabili tra gli ultracinquantenni.
La lieve ascesa delle persone in cerca di lavoro si registra tra gli uomini (+2,2%, pari a +28 mila unità) e tra gli under 50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-2,2%, pari a -27 mila unità) e gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta tuttavia stabile al 9,8%; rimane invariato anche il tasso di disoccupazione giovanile (28,9%). La crescita degli inattivi riguarda sia gli uomini sia le donne e tutte le fasce d’età a esclusione dei giovanissimi tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di inattività sale al 34,2% (+0,1 punti percentuali).
Nel quarto trimestre 2019, l’occupazione risulta in lieve risalita (+0,1%, pari a +13 mila unità) tra le donne (+19 mila) e i dipendenti (+43 mila); segnali positivi si osservano anche per i 25-34enni (+12 mila) e gli over 50 (+48 mila). In calo dello 0,6% gli indipendenti (-30 mila). Nello stesso trimestre flettono lievemente sia le persone in cerca di occupazione sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-32 mila unità).
In confronto a dicembre 2018 la crescita dell’occupazione (+0,6%, pari a +136 mila unità), coinvolge donne, uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni per i quali la diminuzione è imputabile al decrescente peso demografico. Aumentano anche i lavoratori dipendenti (+207 mila unità), soprattutto permanenti (+162 mila), mentre gli occupati indipendenti diminuiscono di 71 mila unità. Nell’arco dei dodici mesi, l’incremento degli occupati si accompagna a un calo dei disoccupati (-5,3%, pari a -143 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,9%, pari a -115 mila)

Carlo Pareto

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