venerdì, 23 Agosto, 2019

Inps, rapporto tra pensione e reddito di cittadinanza. PA, impronte digitali per impiegati

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Beneficiari doppi rispetto a Rei
RAPPORTO INPS PER RDC E PDC, IMPORTI E BENEFICIARI

A fine giugno, dopo tre soli mesi di operatività, risultano percettori di reddito o di pensione di cittadinanza circa 840 mila nuclei (di cui oltre 102.833 destinatari di pensioni di cittadinanza) per un numero complessivo di individui che supera i 2 milioni. L’importo medio oscilla da un minimo di 387 euro mensili a un massimo di circa 626 euro in corrispondenza dei nuclei con cinque componenti. Nel Sud e nelle Isole risiedono i nuclei beneficiari più numerosi. E’ quanto emerge dal XVIII Rapporto annuale dell’Inps presentato recentemente.
Rispetto al valore massimo dei beneficiari del Rei, raggiunto nel dicembre 2018, i nuclei beneficiari di Rdc/Pdc sono, a fine giugno, più del doppio; analoga distanza si registra per l’importo medio mensile del beneficio (239 per il ReI, 490 per Rdc/Pdc).
E secondo il Rapporto il primo impatto del ‘decreto Dignità’ ha determinato consistenti effetti di sostituzione tra lavoro a termine (in calo) e lavoro a tempo indeterminato (in crescita, trainato dalle trasformazioni), di dimensioni ben superiori a quelle fisiologiche.
Secondo l’Istituto, “al netto dell’impatto delle imprese cessate, maggiore nel secondo periodo rispetto al primo, la variazione occupazionale risultante e di consistenza analoga in entrambi i segmenti temporali analizzati”.
Come si legge nel Rapporto, l’Inps registra un risultato economico di esercizio pari a -7,839 miliardi di euro, in diminuzione di 855 milioni in confronto al risultato economico di -6.984 milioni dell’anno 2017.
Dal rapporto affiora un patrimonio netto dell’Inps di 47.042 milioni in progresso di 53.948 milioni rispetto al patrimonio netto negativo per 6.906 milioni dell’anno 2017; un avanzo finanziario di competenza, di parte corrente, di 2.255 milioni, con un decremento di 1.225 milioni in confronto all’avanzo di 3.480 milioni dell’anno 2017.
E ancora un avanzo finanziario di competenza complessivo di 64.403 milioni, con una variazione positiva di 60.393 milioni rispetto all’avanzo di 4.010 milioni dell’anno 2017; un differenziale di cassa (differenza tra riscossioni al netto delle anticipazioni e pagamenti) negativo per 4.899 milioni coperto per 2.513 milioni con le anticipazioni dello Stato e per 2.386 milioni con le giacenze di cassa dell’Istituto; un avanzo di amministrazione di 103.218 milioni, in ascesa in confronto all’avanzo di 39.763 milioni dell’anno 2017.

Rdc
PRONTO IL MODULO INPS PER LA RINUNCIA

Il Reddito di Cittadinanza, disciplinato dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, è un sostegno per famiglie in condizioni disagiate finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più persone di età pari o superiore a 67 anni assume la denominazione di Pensione di Cittadinanza.
La apposita circolare Inps del 20 marzo 2019, n. 43 aveva, in proposito, fornito tutte le informazioni su questo beneficio economico, specificando requisiti, adempimenti, modalità di richiesta e calcolo dell’importo. La stessa circolare, inoltre, ricordava anche, molto opportunamente, che il Reddito di Inclusione (Rei) non poteva essere più richiesto a partire dal 1° marzo 2019 e che da aprile dello stesso anno non poteva nemmeno essere più riconosciuto né rinnovato per una seconda volta. A tutto questo, però, mancava ancora la possibilità – per il richiedente – di poter se del caso attivare l’opzione, chiaramente eventuale, del cosiddetto ripensamento alla misura di contrasto alla povertà.
A ciò, finalmente, si è posto rimedio con l’arrivo formale del nuovo modulo espressamente prefigurato per i “pentiti” del reddito di cittadinanza. Con il recente messaggio n.2662 dell’11 luglio 2019 l’Inps, infatti, mette a disposizione il modello “rinuncia dei beneficiari al reddito di cittadinanza/pensione di cittadinanza”. Nel modulo – oltre a indicare dati anagrafici e informazioni sulla data in cui è stata presentata domanda per il sussidio, con la decorrenza dello stesso e la composizione del nucleo familiare – è necessario sottoscrivere la dichiarazione «di voler rinunciare, in nome e per conto del nucleo familiare» alla prestazione del reddito o della pensione di cittadinanza. Inoltre, come conseguenza della rinuncia ci sarà la disattivazione della “carta acquisti” con effetto dal momento della rinuncia medesima, con la “perdita” degli eventuali importi residui. Le somme già ricevute, invece, non dovranno essere restituite.
Il messaggio dell’Inps fornisce specifiche indicazioni esecutive per la gestione operativa delle rinunce visto che il decreto-legge n. 4/2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26/2019, non disciplina – come detto – la possibilità e le modalità di rinuncia al reddito. Da parte di alcuni beneficiari – recita difatti il messaggio – sono giunte richieste volte a conoscere le modalità da seguire per rifiutare la prestazione.
L’Inps evidenzia che «la rinuncia al beneficio si configura come unanime manifestazione di volontà del nucleo beneficiario. Atteso che il richiedente il trattamento è anche il titolare della carta Rdc/Pdc, la rinuncia può essere effettuata dallo stesso richiedente intestatario della carta, il quale deve dichiarare che l’istanza di rinuncia viene inoltrata in nome e per conto del nucleo familiare, a prescindere dalla fase di attuazione del beneficio in essere e dalla composizione del nucleo stesso».
Il modello di rinuncia (Sr183) va presentato alle Strutture territoriali dell’Inps per attivare l’operazione di rinuncia al beneficio. Il modulo è, come al solito, disponibile (e quindi reperibile) anche sul sito internet dell’Istituto nella sezione “Tutti i moduli”.
La rinuncia, come sopra riferito, comporta la disattivazione della Carta Rdc/Pdc, con decorrenza dal momento della rinuncia medesima. Pertanto, eventuali importi residui ancora presenti nella carta non saranno più utilizzabili.
Il messaggio Inps chiarisce inoltre che le rinunce già inviate presso le Sedi periferiche dell’Istituto potranno essere ritenute validamente inoltrate laddove abbiano un contenuto analogo a quello del modello di rinuncia allegato al messaggio.
Giova infine ricordare, altresì, per ogni opportunità che la rinuncia non comporta in alcun modo la reviviscenza del ReI, laddove il nucleo ne fosse beneficiario prima della richiesta di Reddito di Cittadinanza.

Statali furbetti del cartellino
BONGIORNO, ORA LE IMPRONTE DIGITALI

“Felice di una legge che prevede la drastica riduzione dei tempi delle procedure concorsuali, nuove risorse in settori strategici della P.a, aiuti alle amministrazioni in affanno e un metodo di lotta contro l’assenteismo finalmente incisivo: fino ad oggi, di fatto, la facevano franca in troppi; adesso, con le impronte digitali e la videosorveglianza, preveniamo il fenomeno. È finita l’epoca delle truffe”. Lo ha recentemente detto il ministro della P.a, Giulia Bongiorno, all’Ansa, parlando dell’entrata in vigore della legge Concretezza. E’ pronto, infatti, il regolamento, previsto dalla legge Concretezza, sulle impronte digitali per la verifica degli accessi a lavoro dei dipendenti pubblici. Secondo quanto ha appreso l’Ansa, infatti il regolamento sarebbe stato già inviato al Garante della privacy.
A seguire sarà mandato, per i relativi pareri, alla Conferenza Unificata e al Consiglio di Stato. I decreti attuativi relativi all’istituzione del ‘Nucleo per la Concretezza’ saranno, invece, ultimati entro il mese di settembre.

Carlo Pareto

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