venerdì, 2 Ottobre, 2020

Inps, riscatto di laurea agevolato. Pensioni, con il contributivo a lavoro fino ai 71 anni

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Inps
RISCATTO LAUREA AGEVOLATO PER TUTTI

La legge di bilancio 2020 ha aperto il riscatto della laurea agevolato anche ai lavoratori che temporalmente posizionano i propri periodi di studi prima del 1996: lo ha recentemente comunicato l’Istituto di previdenza nazionale, con la circolare n. 6 del 22 gennaio, la quale fornisce finalmente un decisivo chiarimento sull’interpretazione del riscatto a costi minori, allargando di molto la platea dei possibili beneficiari della misura.
Per il riconoscimento ai fini previdenziali, l’Inps ha detto che serviranno oltre 5.200 euro per ogni anno di studi.
Cade pertanto un’altra discriminazione tra i lavoratori. Stavolta, riguarda gli anni dei contributi da considerare per l’accesso al pensionamento. Inizialmente pensato solo per gli under 45, con il 2020 il riscatto laurea agevolato è stato allargato a tutti con un unico paletto, aprendo anche ai periodi antecedenti al 1° gennaio 1996. Per chi aveva studiato, per esempio, dal 1993 al 1997 gli anni riscattabili con l’agevolazione erano soltanto il 1996 e il 1997: l’anno scorso, si vedeva infatti riconosciuti solamente due anni e non tutto il periodo di studi. Adesso, la suddetta circolare Inps, dà un’interpretazione diversa e rende possibile il riscatto di tutti gli anni di studio a patto che il richiedente opti per la liquidazione dell’assegno con il sistema contributivo.
Il riscatto si può realizzare in una soluzione unica o in 120 rate mensili, considerando che si possono riscattare tutti gli anni del corso di laurea o anche solo una parte (ma non gli anni fuori corso). La proposta nel 2019 ha già fatto registrare un discreto gradimento, tenuto conto che sono state 35 mila le domande di riscatto di laurea presentate con questa modalità. Tuttavia, è bene ricordare che per riscattare gli anni di laurea prima del 1996 occorre soddisfare le condizioni prefigurate dalla Legge Dini, la quale fece segnare il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo. Tali nuove condizioni sono: meno di 18 anni accreditati prima del 31.12.1995; almeno 15 anni di contributi versati complessivamente al momento della richiesta di riscatto; almeno 5 anni nel periodo contributivo, post 1995.
È comunque utile, prima di inoltrare la richiesta, che il lavoratore interessato al riscatto valuti con attenzione l’effettiva convenienza nell’anticipare di 4 o 5 anni il raggiungimento dei requisiti per la pensione: l’operazione può difatti comportare un assegno post lavoro esiguo, che alla lunga potrebbe risultare penalizzante per la vita del pensionato. Qualora, invece, l’incidenza sul fronte dell’assegno pensionistico sia già segnata, perché il lavoratore è destinato ad un trattamento in toto contributivo, allora l’adesione al riscatto può essere conveniente: è questo il caso delle lavoratrici che decidono di aderire ad ‘Opzione donna’, la quale già prevede la conversione di tutta la carriera con il metodo contributivo, e che magari necessitano di alcuni anni di contributi (quelli derivanti dal riscatto della laurea) per maturare la soglia minima dei 35 anni fissati dalla legge e riuscire in tal modo a lasciare il servizio quasi dieci anni prima.
Per conoscere, in ogni caso, più approfonditamente i dettagli del riscatto della laurea e l’incidenza ai fini del pensionamento, si consiglia di visitare il sito web dell’Inps. oppure di rivolgersi direttamente alla sede territoriale dell’Istituto più vicina.

Lavoratori dipendenti
INDENNITA’ ECONOMICA DI MALATTIA

L’indennità di malattia è riconosciuta ai lavoratori quando si verifica un evento morboso che ne determina l’incapacità temporanea al lavoro, inteso come mansione specifica. Il diritto all’indennità di malattia decorre, per la generalità dei lavoratori, dal quarto giorno (i primi tre giorni sono di “carenza” e se previsto dal contratto di lavoro verranno indennizzati a totale carico dell’azienda) e cessa con la scadenza della prognosi (fine malattia). La malattia può essere attestata con uno o più certificati. E’ del pari indennizzabile, purché debitamente certificato, anche l’eventuale periodo di malattia che comporta ricovero in regime ordinario o in regime di day hospital.
In linea generale, l’indennità è corrisposta ai lavoratori dipendenti nella misura del 50% della retribuzione media giornaliera dal 4° al 20° giorno e del 66,66% dal 21° al 180° giorno. Per avere titolo all’indennità di malattia, il lavoratore deve farsi rilasciare il certificato di malattia dal medico curante che provvede a trasmetterlo telematicamente all’Inps. Egli deve, inoltre, controllare attentamente la correttezza dei dati anagrafici e di domicilio per la reperibilità inseriti dal medico, per non incorrere nelle eventuali sanzioni prefigurate dalla legge. Con il certificato telematico, il lavoratore è esonerato dall’obbligo di invio dell’attestato al proprio datore di lavoro, che potrà riceverlo e visualizzarlo tramite i servizi messi a disposizione dall’Istituto. Qualora la trasmissione telematica non sia possibile, il lavoratore deve farsi rilasciare dal medico curante il certificato di malattia redatto in modalità cartacea. In tal caso egli deve, entro due giorni dalla data del rilascio, presentare o inviare il certificato alla struttura territoriale Inps di competenza e l’attestato al proprio datore di lavoro, per non incorrere nelle sanzioni di legge consistenti nella perdita del diritto all’indennità di malattia per ogni giorno di ingiustificato ritardo nell’inoltro oltre il menzionato termine dei due giorni. Analogamente, il lavoratore marittimo e della pesca assicurato ex Ipsema deve presentare o inviare all’Ente di previdenza il certificato di malattia, entro il medesimo termine di due giorni dalla data del rilascio.
Anche per i certificati di ricovero e di malattia rilasciati da parte delle strutture ospedaliere è previsto l’invio telematico. Qualora, invece, i certificati vengano redatti in modalità cartacea, debbono essere presentati o inviati, a cura del lavoratore, alla sede periferica Inps di competenza e al proprio datore di lavoro (privi dei dati di diagnosi). Nell’ipotesi dei certificati di ricovero (ma non di quelli eventuali di malattia post ricovero), la consegna può avvenire anche oltre i due giorni dalla data del rilascio, ma comunque entro il termine di un anno di prescrizione della prestazione. Le attestazioni di ricovero e della giornata di pronto soccorso prive di diagnosi non sono ritenute certificative, ai fini del riconoscimento della prestazione previdenziale. Per la categoria dei lavoratori marittimi e della pesca aventi diritto alla tutela per malattia ex Ipsema il certificato di malattia viene inoltrato dal lavoratore. Ai fini del calcolo dell’indennità inoltre, il datore di lavoro trasmette la denuncia delle retribuzioni corrisposte al lavoratore nel periodo di riferimento sulla base della specifica prestazione richiesta.
Per l’erogazione dell’indennità il lavoratore deve rendersi reperibile al proprio domicilio durante le fasce di reperibilità indicate dalla legge, per essere sottoposto ai controlli di verifica dell’effettiva temporanea incapacità lavorativa. Le fasce di reperibilità sono, per tutti i giorni riportati nella certificazione di malattia (compresi i sabati, domenica e festivi), dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.
L’assenza alla visita medica di controllo, se non giustificata, comporta l’applicazione di sanzioni con il conseguente mancato indennizzo delle giornate di malattia per:
un massimo di 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di prima assenza alla visita di controllo non giustificata;
il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza alla visita di controllo non giustificata;
il totale dell’indennità, dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata.
Il medico di controllo domiciliare che riscontra l’assenza rilascia un invito in busta chiusa per la successiva visita medica di controllo ambulatoriale. L’eventuale assenza alla visita ambulatoriale può dar luogo all’applicazione delle sanzioni per seconda visita.
Durante il periodo di prognosi del certificato, se effettivamente necessario, il lavoratore può cambiare l’indirizzo di reperibilità comunicandolo tempestivamente e con congruo anticipo (oltre che al datore di lavoro) all’Inps con una delle seguenti modalità previste (messaggio 22 gennaio 2013 n. 1290): inviando un’email alla casella medicolegale.nomesede@inps.it; inviando specifica comunicazione al numero di fax indicato dalla struttura territoriale; contattando il Contact center al numero verde 803 164.

Rapporto Ocse
PENSIONI: GIOVANI AL LAVORO FINO A 71 ANNI CON IL CONTRIBUTIVO

L’Ocse ha proprio recentemente lanciato un preoccupante allarme per il nostro Paese: troppe persone “giovani” vanno in pensione in anticipo e i lavoratori non riescono a sostenere il sistema pensionistico. Infatti, nonostante la soglia limite per il pensionamento sia attualmente 67 anni, l’effettiva uscita dal mondo del lavoro avviene a 63,3 anni per gli uomini e a 61,5 per le donne. L’organizzazione, come ha sottolineato Notizie.it che lo ha riportato, avverte che procedendo su questa strada il nostro paese non sarà in grado di sostenere il gettito. Per le pensioni 2020, dunque, inizia il regno del contributivo: i giovani di oggi, secondo le previsioni, lasceranno il lavoro a 71 anni.
Pensioni 2020: il regno del contributivo – Nell’ultimo rapporto dell’Ocse “Pensions at a Glance 2019” emerge difatti come i lavoratori italiani lascino il lavoro prima dell’età prevista per il pensionamento (fissata a 67 anni). Le donne, in particolare, lasciano il lavoro a 61,5 anni, mentre gli uomini si fermano a 63,3 anni. Tutto ciò, però, innesca un problema: i lavoratori attuali e futuri non saranno in grado di sostenere il gettito del sistema pensionistico. Come conseguenza, dunque, occorrerà, secondo l’organizzazione parigina, aumentare l’età pensionabile, limitare le forme di pensionamento e adeguare i limiti attuali alla speranza di vita. Ciò significa rivedere anche le norme sugli anni di anzianità contributiva ( il meccanismo prefigurato dalla riforma Fornero rimane però bloccato fino al 2026 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne). Per quanto attiene i giovani, inoltre, inizia il regno del contributivo: i ragazzi del nuovo millennio potranno accedere alla pensione almeno a 71 anni.
Regime del contributivo: i limiti – Le forme di pensionamento anticipato che fino ad oggi sono in vigore in Italia hanno irrigidito il sistema. Infatti, i giovani potranno lasciare il lavoro a 71 anni di età con un’unica alternativa. L’accesso al pensionamento a 64 anni, difatti, potrà avvenire solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 (1.300 euro al mese). Secondo le prospettive lavorative attuali, però, sarà molto difficile.

Carlo Pareto

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