venerdì, 20 Settembre, 2019

Inps, salgono le richieste per le pensioni anticipate. E non solo per “quota 100”

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Inps
DICHIARAZIONI DI TRIDICO SUL REDITO DI CITTADINANZA
L’Inps si scusa per alcuni toni utilizzati per la gestione della pagina Facebook “Inps per la Famiglia”, che non rispecchiano i valori e la missione dell’Istituto. Obiettivo dell’Inps, e della Pubblica Amministrazione in generale, ha affermato il presidente Tridico, deve infatti essere quello di creare un dialogo costante e trasparente per avvicinarsi ai cittadini. L’Istituto – ha proseguito il numero uno dell’Ente di previdenza, comprende il disappunto che la vicenda può aver creato. Pertanto, s’impegna a predisporre quanto è necessario affinché quello che è accaduto non si possa ripetere in futuro. Al tempo stesso voglio per correttezza precisare che stanno girando molti post assolutamente falsi, cui non bisogna prestare fede. Sostenere le famiglie in difficoltà puntando all’inclusione sociale ed al reinserimento lavorativo: questa la finalità dichiarata del Reddito di Cittadinanza e della Pensione di Cittadinanza. Abbiamo già elaborato l’85% delle istanze; ne sono state accolte il 72%, 27% respinte ed1% in evidenza perché si è resa necessaria un’ulteriore attività istruttoria. Delle domande residue, circa 44mila saranno definite entro questa settimana. Le ulteriori 80mila sono istanze inoltrate insieme al modello Rdc/Com per comunicare la variazione di redditi da attività lavorativa rispetto all’Isee, che saranno lavorate entro la fine del mese di aprile. Stimando che anche per le richieste in evidenza si confermi una percentuale di accoglimento analoga a quella delle pratiche già definite e che la percentuale di accoglimento delle pratiche trasmesse insieme al modello Rdc/Com sia più alta, ritengo ragionevole una stima complessiva delle istanze accolte intorno al 75%.
Da puntualizzare, inoltre, che “Il 65% delle 473 mila pratiche fino ad oggi accettate del reddito di cittadinanza ha un importo tra i 400 e 1200 euro. La media dell’assegno è di 520 euro. E’ questo – ha altresì rimarcato Tridico – il dato che bisogna raccontare, tutto è stato calcolato in modo equo. Più in dettaglio, quasi 337mila degli importi erogati per il reddito di cittadinanza, pari al 71% delle prime 472.970 domande elaborate dall’Inps, superano i 300 euro. Il 50% è compreso nella fascia tra 300 e 750 euro, mentre oltre i 750 euro si attesta il 21% delle somme in pagamento. Soltanto il 7% è compreso nella fascia tra i 40 e i 50 euro.
Spiace quindi che si soffermi sui casi di singoli che avendo già un reddito percepiscono importi tra i 40 e 150 euro. Questi casi rappresentano il 17% della platea.”
Così si è ulteriormente espresso il presidente dell’Inps Pasquale Tridico rispetto a notizie di stampa che riportano alcuni siti.“ Ho letto – ha tuttavia evidenziato l’alto dirigente – di una cittadina che afferma che sarebbe stata ammessa al Reddito di Cittadinanza per ricevere un sussidio di importo inferiore a quello che riceveva per il ReI. Stiamo eseguendo tutte le doverose verifiche, ma l’ipotesi in questione è veramente remota, essendo il RdC una misura più generosa del ReI. In ogni caso è evidente che, ove mai un caso del genere dovesse verificarsi, al cittadino che non aveva terminato la fruizione del ReI, sarà assicurato il trattamento più favorevole.
Per avere informazioni sulla nuova misura è possibile chiamare il contact center dell’Istituto al numero 803.164, gratuito da telefono fisso, o al numero 06.164.164 da cellulare (a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). In aggiunta è anche disponibile on-line il servizio per la consultazione delle domande di Reddito di Cittadinanza e Pensione di Cittadinanza presentate presso gli sportelli di Poste Italiane, i Caf o tramite Spid sul sito del Reddito di Cittadinanza. Per informazioni sulle proprie situazioni specifiche – ha concluso Tridico – invito a non usare i canali social dell’Istituto, che devono rispondere solo a commenti inerenti agli aspetti tecnici generali delle prestazioni erogate dall’Inps.

Congedo straordinario ai figli del disabile
L’INPS RECEPISCE LA SENTENZA DELLA CONSULTA
La Corte costituzionale, con la sentenza 232 del 7 dicembre 2018, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 42, comma 5, del Dlgs 151 del 26 marzo 2001, nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo straordinario per l’assistenza ai familiari con handicap grave il figlio che al momento della presentazione della richiesta di congedo non sia ancora convivente con il genitore in situazione di disabilità grave, ma che successivamente a tale data instauri la convivenza.
La decisione della Consulta si fonda su una concezione di famiglia considerata nel suo insieme come strumento di assistenza del disabile, in coerenza col dovere di solidarietà che fa capo su ogni familiare a prescindere dal requisito della convivenza. Secondo la Corte, ai fini del congedo straordinario il requisito della convivenza ex ante, per l’identificazione dei destinatari del congedo, è quello che in astratto garantisce il miglior interesse del disabile, ma non costituisce un criterio unico e indefettibile: deve essere permesso l’accesso al beneficio anche al figlio che intenda convivere con il genitore ex post ed ottemperare in tal modo l’adempimento di quei doveri di cura e assistenza in assenza di altri familiari conviventi, per non correre il rischio di un vuoto di tutela e comunque nell’interesse superiore del soggetto disabile.
La disciplina dei congedi, tuttavia, è contraddistinta da obblighi rigorosi e da presupposti stringenti, per evitare il facile rischio di elusione delle finalità proprie della normativa. Per questo l’Inps indica in modo puntuale, nella circolare 49/2019 , quali siano le ricadute di questa pronuncia sulla regolamentazione dei congedi straordinari a favore di familiari lavoratori di soggetti disabili, dovendosi comunque tener conto della situazione del figlio ancora non convivente al momento della richiesta di ammissione al beneficio straordinario. Perché ciò succeda l’Inps elenca una serie di requisiti e condizioni (priorità) che devono essere tutte soddisfatte. Innanzitutto, l’imposizione di un obbligo di convivenza con il disabile per tutto il periodo di fruizione del congedo; in secondo luogo la residualità dell’assistenza. Il beneficio potrà essere accordato soltanto in caso di mancanza, decesso o impossibilità, per la presenza di patologie invalidanti, di tutti gli altri familiari legittimati a chiedere il congedo, secondo l’ordine di priorità prefigurato dalla legge e comunque in presenza dell’indefettibile requisito della convivenza. L’ordine di priorità prevede: la fruizione del congedo da parte del coniuge (o parte dell’unione civile) convivente della persona disabile in situazione di gravità; in caso di mancanza o decesso o di patologie invalidanti del coniuge, accedono il padre o la madre e poi a seguire, uno dei figli conviventi, uno dei fratelli o delle sorelle conviventi, un parente o affine entro il terzo grado convivente e, infine, uno dei figli non ancora conviventi con la persona disabile in situazione di gravità (sempre che tale convivenza si instauri successivamente), nell’ipotesi in cui gli altri soggetti manchino o siano in stato di invalidità.
Quanto alla prova dei requisiti, la circolare impone al figlio non convivente di dichiarare nella istanza, sotto la propria responsabilità, che provvederà a instaurare la convivenza con il familiare entro l’inizio del periodo di congedo e a conservarla per tutta la durata dello stesso. Sarà poi l’ente a preoccuparsi di stabilire modalità e tempi per gli eventuali controlli delle dichiarazioni sostitutive delle certificazioni.
Un ultimo dettaglio attiene l’ambito di applicazione della nuova disciplina: potrà estendersi solamente ai casi ancora aperti per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato o sia spirato il termine prescrizionale alla data della pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale.

Inps
I DATI SULLE PENSIONI ALTERNATIVE A QUOTA 100
Non vi è solo “quota 100” ad amplificare il bacino delle domande per una pensione anticipata nel 2019. Secondo i numeri resi noti dall’Inps, ai primi di aprile avevano fatto richiesta all’Inps per uno degli altri tre canali di uscita previsti dalla legge 26/2019 più di 34.400 lavoratori.
I primi dati sulle domande di pensionamento anticipato alternative a “quota 100” ricevute da Inps ci dicono che per ogni dieci candidati quotisti ce ne sono più di tre che pure aspirano all’anticipo e che, in moltissimi casi, lo otterranno. Le domande per “quota 100” inoltrate fino alla scorsa settimana erano 112.558, delle quali 38124 arrivano da lavoratori iscritti alla gestione dei dipendenti pubblici, mentre 40.049 sono di dipendenti privati.
Per avere un quadro completo dei nuovi pensionamenti diversi dalla vecchiaia mancano soltanto i dati sulle normali istanze di anzianità, che fino al 2026 sono consentite, a prescindere dall’età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Il primo aprile sono intanto entrare in pagamento le prime pensioni con “quota 100”. I beneficiari sono 26.831. Inps ha già accolto ben più di 39mila domande di questo tipo.
Se le istruttorie procederanno senza rallentamenti si conta di liquidare altri due blocchi di prestazioni in due fasi successive: una entro la prima decade del mese, la seconda tra il 20 e il 29 aprile, riuscendo a liquidare fino a 50mila nuove pensioni entro maggio.
Vale ricordare che in questa prima fase si tratta solo di pensioni di lavoratori del settore privato, dipendenti e autonomi, che avevano maturato i requisiti minimi (62 anni e 38 di contributi) a fine 2018. La prima finestra utile per i pubblici è il 1° agosto, mentre a settembre uscirà il plotone dei quotisti del comparto scuola.

Inps
ATTIVA LA PROCEDURA PER IL RILASCIO DELLA C.U.
L’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto annualmente a rilasciare la Certificazione Unica che include, oltre ai redditi di lavoro dipendente e di pensione, anche i redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.
La circolare 50 illustra le modalità di rilascio della Certificazione Unica 2019 e i diversi canali a disposizione dell’utenza, in continuità con quanto già previsto per l’anno 2018.
Gli utenti in possesso di Pin, anche ordinario, possono scaricare e stampare la Certificazione Unica dal portale istituzionale; possono accedere al servizio anche tramite credenziali Spid almeno di secondo livello. È inoltre possibile visualizzare e scaricare su smartphone o tablet la propria Certificazione anche tramite l’apposito servizio “Certificazione Unica”, disponibile all’interno dell’App istituzionale “Inps mobile”, scaricabile dagli store Android e Apple.
Nell’interesse dell’utenza che non possiede le dotazioni e le competenze necessarie per la piena fruizione dei servizi on-line, l’Istituto ha approntato adeguate modalità alternative attraverso i seguenti canali di accesso:
Servizio erogato dalle Strutture territoriali dell’Istituto;
Postazioni informatiche self-service;
Posta Elettronica Certificata;
Patronati, Centri di assistenza fiscale, professionisti abilitati all’assistenza fiscale;

Comuni e altre pubbliche amministrazioni abilitate;
Servizio di “Sportello Mobile”;
Numeri telefonici dedicati per i Pensionati residenti all’estero;
Spedizione della Certificazione Unica 2019 al domicilio del titolare.
La Certificazione Unica 2019 può essere rilasciata anche a persona diversa dal titolare; in questo caso la richiesta può essere presentata sia da persona delegata sia da parte degli eredi del soggetto titolare deceduto.

I diversi canali a disposizione dell’utenza sono dettagliatamente descritti dalla circolare che dedica ampio spazio anche alle attività proprie dell’intermediario, in caso di richiesta a Patronati, Centri di assistenza fiscale, professionisti abilitati.

Carlo Pareto

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